Un calendario quanto mai ricco e variegato quello del teatro Carcano che anche quest’anno propone una stagione piena di novità e iniziative interessanti. A presentare i prossimi spettacoli ai fedelissimi ci hanno pensato Riccardo Pastorello, che si occupa della produzione, insieme al Direttore Artistico Giulio Bosetti, Nicoletta Rizzato, amministratrice del teatro e diversi protagonisti che daranno vita agli eventi a partire dal prossimo autunno. Sono previsti grandi classici, novità assolute, drammi, commedie e spettacoli per i più giovani. Si parte alla grande con “Molto rumore per nulla” (dal 7 al 18 ottobre) di William Shakespeare in un allestimento particolare e recitato da giovani attori: il risultato di un laboratorio teatrale che racchiude i temi chiave della produzione del commediografo inglese. Si passa poi a “Mistero Buffo” (dal 22 al 25 ottobre) interpretato da Mario Pirovano, erede ideale di Dario Fo e “La professione della signora Warren” (dal 28 ottobre all’8 novembre) di G.B. Shaw introducendo il tema della prostituzione e delle case di tolleranza. “L’attore” (dall’11 al 22 novembre) di Mario Soldati è tratto da un romanzo da sempre amato da Giulio Bosetti e che ha curato la regia di questa vicenda di arte, amicizia e amore. Si alternano i grandi classici come “Sei personaggi in cerca d’autore” (dal 13 al 25 aprile) e “Il giuoco delle parti” (dal 13 al 24 gennaio) di Pirandello, “La Locandiera” (dal 23 febbraio al 7 marzo), “My fair lady” (dal 18 al 21 febbraio) e “Platonov” (dal 9 al 20 dicembre), al balletto di Mosca che presenterà “Il lago dei Cigni” (31 dicembre e primo gennaio) e “Coppelia” (2 e 3 gennaio). E poi ancora danza con il Balletto di Milano e “Red Passion” (dal 25 al 28 marzo) per poi passare alla commedia con Lella Costa che interpreterà uno spettacolo tutto al femminile e femminista dal titolo “Ragazze” (dal 27 gennaio al 14 febbraio) e Ottavia Piccolo che con “La commedia di Candido” (dal 10 al 21 marzo) prende in giro i padri della filosofia del settecento, da Rousseau a Voltaire a Dalembert, Carlo Giuffrè, poi, cura la regia di “I casi sono due” (dal 28 aprile al 9 maggio) di Armando Curcio. “Pippi calze lunghe” (dal 24 al 29 novembre), infine, è uno spettacolo musicale nato da un’idea di Gigi Proietti, uno show per famiglie diretto da Fabrizio Angelini che ha già riscosso molto successo a Roma. Verranno riproposte le iniziative culturali dello scorso anno, “Teatro in matematica”, progetto per le scuole che porta sul palco temi matematici e “Progetto miti” che in questa stagione si concentra sulle eroine di Euripide. “Nonostante la crisi e il taglio di fondi che lo Stato ha previsto per il teatro – ha spiegato Nicoletta Rizzato – il Carcano resiste grazie all’affetto del suo pubblico. Negli ultimi anni, infatti, siamo arrivati ad avere oltre 90mila spettatori e raddoppiato lo staff. Siamo sicuri che anche il prossimo anno sia all’altezza delle nostre grandi aspettative”. Questo è il motivo per cui anche i prezzi di ingresso e abbonamenti sono rimasti invariati rispetto alla scorsa stagione e, anzi, sono previste forti riduzioni per chi acquista o rinnova il proprio abbonamento entro il prossimo 24 luglio. Biglietti da 13 a 34 euro, per info scrivere a info@teatrocarcano.it o telefonare allo 02.55181377 o 02.55181362.
domenica 14 giugno 2009
La nuova stagione del Carcano tra tradizione e novità
Un calendario quanto mai ricco e variegato quello del teatro Carcano che anche quest’anno propone una stagione piena di novità e iniziative interessanti. A presentare i prossimi spettacoli ai fedelissimi ci hanno pensato Riccardo Pastorello, che si occupa della produzione, insieme al Direttore Artistico Giulio Bosetti, Nicoletta Rizzato, amministratrice del teatro e diversi protagonisti che daranno vita agli eventi a partire dal prossimo autunno. Sono previsti grandi classici, novità assolute, drammi, commedie e spettacoli per i più giovani. Si parte alla grande con “Molto rumore per nulla” (dal 7 al 18 ottobre) di William Shakespeare in un allestimento particolare e recitato da giovani attori: il risultato di un laboratorio teatrale che racchiude i temi chiave della produzione del commediografo inglese. Si passa poi a “Mistero Buffo” (dal 22 al 25 ottobre) interpretato da Mario Pirovano, erede ideale di Dario Fo e “La professione della signora Warren” (dal 28 ottobre all’8 novembre) di G.B. Shaw introducendo il tema della prostituzione e delle case di tolleranza. “L’attore” (dall’11 al 22 novembre) di Mario Soldati è tratto da un romanzo da sempre amato da Giulio Bosetti e che ha curato la regia di questa vicenda di arte, amicizia e amore. Si alternano i grandi classici come “Sei personaggi in cerca d’autore” (dal 13 al 25 aprile) e “Il giuoco delle parti” (dal 13 al 24 gennaio) di Pirandello, “La Locandiera” (dal 23 febbraio al 7 marzo), “My fair lady” (dal 18 al 21 febbraio) e “Platonov” (dal 9 al 20 dicembre), al balletto di Mosca che presenterà “Il lago dei Cigni” (31 dicembre e primo gennaio) e “Coppelia” (2 e 3 gennaio). E poi ancora danza con il Balletto di Milano e “Red Passion” (dal 25 al 28 marzo) per poi passare alla commedia con Lella Costa che interpreterà uno spettacolo tutto al femminile e femminista dal titolo “Ragazze” (dal 27 gennaio al 14 febbraio) e Ottavia Piccolo che con “La commedia di Candido” (dal 10 al 21 marzo) prende in giro i padri della filosofia del settecento, da Rousseau a Voltaire a Dalembert, Carlo Giuffrè, poi, cura la regia di “I casi sono due” (dal 28 aprile al 9 maggio) di Armando Curcio. “Pippi calze lunghe” (dal 24 al 29 novembre), infine, è uno spettacolo musicale nato da un’idea di Gigi Proietti, uno show per famiglie diretto da Fabrizio Angelini che ha già riscosso molto successo a Roma. Verranno riproposte le iniziative culturali dello scorso anno, “Teatro in matematica”, progetto per le scuole che porta sul palco temi matematici e “Progetto miti” che in questa stagione si concentra sulle eroine di Euripide. “Nonostante la crisi e il taglio di fondi che lo Stato ha previsto per il teatro – ha spiegato Nicoletta Rizzato – il Carcano resiste grazie all’affetto del suo pubblico. Negli ultimi anni, infatti, siamo arrivati ad avere oltre 90mila spettatori e raddoppiato lo staff. Siamo sicuri che anche il prossimo anno sia all’altezza delle nostre grandi aspettative”. Questo è il motivo per cui anche i prezzi di ingresso e abbonamenti sono rimasti invariati rispetto alla scorsa stagione e, anzi, sono previste forti riduzioni per chi acquista o rinnova il proprio abbonamento entro il prossimo 24 luglio. Biglietti da 13 a 34 euro, per info scrivere a info@teatrocarcano.it o telefonare allo 02.55181377 o 02.55181362.
lunedì 8 giugno 2009
Robert Capa, Gerda Taro e un'autentica passione
Due vite, due destini, due storie, una sola passione: la fotografia. Robert Capa e Gerda Taro sono uniti nella vita, ma anche nel lavoro. Due reporter di guerra che lavorano per la rivista “Vu”. Arrivano insieme in Spagna il 5 agosto del 1936. La guerra civile non è iniziata nemmeno da un mese mentre i due completano diversi reportage dal fronte di Cordoba e da Barcellona. La fotografia si sviluppa in modo sempre più prepotente, così la guerra di Spagna avrà una grande copertura mediatica. Un occhio vigile a testimoniare le vicende del mondo. Tutto questo è visibile presso Forma, Centro Internazionale di Fotografia, che ospita “Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro, una grande mostra, composta di quasi 300 scatti. Un resoconto di immagini vintage, documentazioni, provini a contatto e lettere personali per comprendere e conoscere come uno dei più apprezzati fotografi di tutto il mondo, promotore e animatore dell’agenzia Magnum, lavorava e affrontava gli impegnativi e strenuanti viaggi sui vari fronti di guerra. Per la prima volta, accanto alla mostra di Capa, inaugura contemporaneamente una mostra che la completa e spiega: l’esposizione di Gerda Taro, anch’essa fotografa e celebre soprattutto per l’intensa relazione sentimentale instaurata con Robert Capa. La Taro è stata una pioniera della fotografia passando tutta la sua breve vita per raccontare gli scontri tra franchisti e partigiani in Spagna. Infatti si spegnerà a soli 27 anni proprio durante un conflitto a fuoco. Ma i suoi ritratti erano stati, fino a oggi, poco osservati e oltremodo sottovalutati. Questa mostra ha il valore di riconsegnarla alla storia, a ragione, come fotografa temeraria e talentuosa.Le foto che ritraggono la guerra civile spagnola immortalano tutto il mondo che gira intorno al conflitto: non solo soldati al fronte con la baionetta puntata, ma anche la popolazione civile devastata dalla guerra. Particolare attenzione è riservata a donne e bambini. Un gruppo di signore che con enormi cesti di panni in testa fuggono alla ricerca di un riparo, bimbi in attesa di un tozzo di pane, ragazzini soldato sull’attenti, fieri di indossare la divisa e di poter stringere il fucile tra le mani. Ma si osservano anche soldati nel momento del riposo, a scambiare quattro chiacchiere per allentare la tensione o rifugiati sotto un grande masso a consumare il rancio in fretta e furia aspettando un nuovo scontro. Su questi temi si confrontano i due fotografi che con stili e inquadrature differenti mostrano una simile genialità. L’occhio della Taro è sfuggente e abile nel cogliere il movimento, gli scorci, l’infinito attraverso un muro abbattuto da una bomba a mano. Robert Capa cura le inquadrature, coglie gli sguardi e l’animo della gente, involontaria protagonista dei suoi scatti. Il racconto della guerra giunge a descrivere anche gli attimi più raccapriccianti della tragedia: la morte che si insinua tra soldati e popolazione. Non ci sono tabù e inibizioni nel fermare sulla pellicola l’immagine di soldati colti nel momento in cui una pallottola li colpisce alla schiena o giovani in divisa sanguinanti sul letto di un ospedale da campo. Le fotografie della mostra proseguono nella descrizione di altre guerre: il conflitto tra Cina e Giappone e la Seconda Guerra Mondiale. Ma nulla cambia. Gli occhi a mandorla dei protagonisti non modificano la sensazione di disperazione che porta la guerra, la tragica stupidità di un fenomeno voluto da pochi e che si abbatte su popolazioni innocenti costrette a subire orrori e perdite in nome di un ideale spesso inafferrabile.
Per accendere una serata un po' spenta...
Pizza tra amici o pranzo dalla suocera: ci si annoia un po’ ed ecco che la mente si mette a vagabondare. Perché, dunque, non ravvivare l’atmosfera con un dopocena piccante insieme al proprio partner? Basta creare un ambientazione calda e intrigante e procurarsi uno dei tantissimi giochi da tavolo erotici in vendita in tutti i sexy shop. Si chiamano “Sensuale”, “Passe-partout”, “Kupido”, “Pornopoli” o “French Kiss”. Dopo la ribalta dei giochi da tavolo erotici avvenuta in Italia un po’ in ritardo rispetto alla rivoluzione sessuale di altri stati, dagli anni '80, lo “Strip poker” torna di moda nei pornoshop. Un modo hot, divertente e alternativo per passare una serata diversa con il partner o in doppia coppia.Il gioco sul sesso sicuramente più famoso è “Così fan tutti” di Giochi Preziosi. Naturalmente vietato ai minori di 18 anni, consiste in guadagnare punti nel corso delle quattro manche che compongono la partita. In ognuna di esse si utilizzano carte, dadi o cartelle e cambia anche l’argomento. Alla coppia che ottiene più punti alla fine di ogni manche viene dato il titolo di “playboy” e “playgirl”.
“Passe-partout” è un gioco pieno di sorprese firmato Lover’s Choice. Esercizi per il piacere, spunti trasgressivi, tecniche di seduzione, giochi di ruolo: c’è da aspettarsi di tutto nelle “52 settimane di notti maliziose” da condividere con l’altra metà. Basta sollevare una carta per scoprire quale eccitante sorpresa vi aspetta!
In “Sensuale” passione per il cioccolato e desiderio erotico si mescolano in questo gioco che interpella la sfera dei cinque sensi. Si lanciano i dadi e si seguono le istruzioni indicate: cospargere di cioccolata la bocca, il collo del partner oppure il seno della partner. E all’interno, è incluso anche il Divine Dessert da spalmare (freddo) su tutto il corpo.
“Striperotica” richiama vagamente il gioco dell’oca perché contiene un gioco di percorso; edito dalla Salemi, da una casella all'altra, le coppie si affrontano sulla plancia superando alcune prove di argomento erotico-malizioso. Si passa da prove leggere come "bacio sulle labbra" a quelle più impegnative tipo: “tocca il partner lì”. E chissà che nel corso del gioco a un certo punto non avvengano anche scambi di coppia.
“Pornopoli” è della metà degli anni ottanta (edito dalla G.V.R.). Il gioco tratta di una ipotetica città, chiamata Pornopoli, in cui gli abitanti si danno al contrabbando, al commercio di alcolici, alle bische segrete e alla prostituzione. Quando un giocatore non è in grado di pagare le somme richieste può vendere i propri vestiti o, ed è qui la novità intrigante del gioco, pagare in natura.
“Kamasutra Game” (distribuito dalla Unicopli) è un gioco associato a prestazioni ginniche che vengono richieste dal lancio di alcuni dadi che riproducono le facilmente immaginabili posizioni erotiche. Non mancano alcune posizioni che scatenano risate e commenti salaci da parte di tutti i giocatori. La Quality Games produce “Kupido!” di Giovanni Caron. Ogni giocatore inizia con punteggi in: fisico, cultura, fascino, soldi, sentimento ed erotismo (gli ultimi due segreti). Ognuno gira su un percorso e cerca di migliorare le proprie caratteristiche e trovare l'anima gemella con le caratteristiche ideali. Caratteristica inusuale per questo gioco è che si può entrare a partita iniziata e si può smettere prima della fine senza compromettere nulla.
“French Kiss”, invece, è un gioco divertente e malizioso che offre un’alta giocabilità, ha regole semplici da osservare e riduce l’inibizione che nasce quando si trattano argomenti “piccanti”. Il gioco prevede un minimo di quattro giocatori, due ragazzi e due ragazze che, seduti in cerchio, gireranno a turno la freccia di “Cupido”, posta al centro di un disco circolare e risponderanno a domande o eseguiranno azioni dettate dalla carta pescata: le carte viola si riferiscono alle attività più “soft”, quelle rosse prevedono un gioco più “hot”. Più di trecento penitenze da eseguire da solo, in due o in gruppo, per ridere, sedurre e scoprirsi. Domande verità per rivelare i vostri desideri ed esperienze nell’ambito della vita e dell’amore come: “Qual è la tua arma di seduzione?” oppure: “Hai mai baciato sulla bocca un ragazzo senza conoscerne il nome?”. Le carte penitenza: “In meno di dieci secondi e con una mano sola, togli la cintura del ragazzo che la tua prima vicina di sinistra avrà scelto. Se ci riesci, lei lo bacerà sul collo dopo avergli messo la cinta”. O ancora: “Cerca d’attizzare il tuo primo vicino di sinistra. Se non è rimasto insensibile ti bacerà sulla bocca”; sarà la ruota a decidere la sorte e anche il destino farà la sua parte. E a questo punto…buon divertimento!
giovedì 21 maggio 2009
Pavarotti ricordato per l'Abruzzo
La grande musica portata in scena per ricordare un grande cantante lirico che è rimasto nel cuore di tutti gli italiani. Un grande evento di solidarietà a favore dei terremotati d’Abruzzo in memoria di Luciano Pavarotti. Stasera, nella Chiesa di San Marco avrà luogo l’evento “Un concerto per ricordare” sostenuto dall’assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dall’Associazione culturale Ad Majora. L’orchestra Filarmonia Veneta e il Coro Lirico Veneto diretti dal Maestro Francesco Rosa eseguiranno la Messa da Requiem. La grande partitura sacra che Verdi, ormai anziano, dedicò all’amico Alessandro Manzoni dirigendola per la prima volta proprio nella splendida chiesa milanese il 21 maggio 1874. Il ricavato della serata sarà devoluto a sostegno dell’attività dei frati Cappuccini dell’Aquila, che con il terremoto hanno visto andare distrutto il loro convento. “Se la cultura si attiva per sostenere progetti sociali – ha detto l’assessore alla Cultura Massimo Finazzer Flory – non si deve prescindere da un’offerta di qualità. La lirica dev’essere un ponte per il dialogo con Milano, per abbattere il muro tra artisti, pubblico e istituzioni. Il concerto sarà un momento di crescita personale che rende concrete le speranze dei terremotati con l’occasione della commemorazione”. Le prime parti del Requiem saranno eseguite da artisti giovani, ma affermati che hanno avuto occasione di collaborare con Luciano Pavarotti: Olga Romanko (soprano), Gabriella Colecchia (mezzosoprano), Andrea Cesare Coronella (tenore) e Francesco Ellero D’Artegna (basso). Un tributo che la città di Milano intende offrire al maestro modenese a quasi due anni dalla sua scomparsa e che vede coinvolta direttamente la famiglia Pavarotti: le figlie del maestro saranno, infatti, presenti alla serata, la prima e unica che Milano abbia finora dedicato alla memoria del tenore. Al termine dello spettacolo, grazie alla cortesia del biografo e amico di Pavarotti, Antonio Colli, sarà riprodotta un’inedita e mai diffusa registrazione del grande maestro. Un’inedita modalità di esecuzione del duetto finale del primo atto della Lucia di Lammermoor di gaetano Donizetti “Verranno a te sull’aure”, eseguita a San Francisco nel 1972 dal maestro Pavarotti insieme al soprano americano Beverly Sills. I biglietti ( a partire da 30 euro) sono in vendita presso la Fnac di via Torino e su www.vivaticket.it.
Danza protagonista a Trezzo sull'Adda
C’è fermento e grande attesa nell’hinterland milanese per la quattordicesima edizione di Adda Danza, festival che si terrà dal 22 maggio al 7 giugno nell’affascinante cornice della centrale idroelettrica Taccani di Trezzo sull’Adda. Protagonista assoluto sarà il balletto in tutte le sue forme e sfaccettature, una forma d’arte che fatica a entrare nel cuore dei milanesi, ma che sembra affascinarli sempre di più. La manifestazione è organizzata dall’associazione Milanoltre e sostenuta da Provincia, Regione, Ministero dei Beni culturali e dal Polo culturale Adda e dintorni. Nove appuntamenti e sette compagnie tra balletto moderno, tango e danza contemporanea, coreografi italiani e internazionali per testimoniare la vitalità e continua innovazione del mondo del ballo. Adda Danza 2009 vuole essere un prestigioso palcoscenico in cui l’incontro e la contaminazione di stili induce lo spettatore a esplorare nuovi orizzonti culturali e artistici. “Quando abbiamo organizzato la prima edizione del festival 14 anni fa – spiega Fiorenzo Grassi presidente di Milanoltre – non pensavamo sarebbe durato così a lungo. Oggi, invece, è un punto di riferimento per la coreografia, ma anche un’esigenza per il territorio”. Gli appuntamenti sono tutti attesi e particolari. Si passa dalle creazioni astratte di Mauro De Candia all’omaggio a Maria Callas del Balletto del Sud, al travolgente tango della Compagnia Naturalis Labor. Dall’innovatore della danza accademica Alonzo King alle sfide coreografiche del Mas Dance Lab, per concludere con un’inconsueta Cenerentola coreografata da Fabrizio Monteverde. Coreografi italiani e stranieri, compagnie consolidate ed emergenti, generi sdoganati o innovativi per una manifestazione mai così ricca e variegata. Gli spettacoli hanno un prezzo d i 15 euro e per gli spettatori milanesi sarà messa a disposizione una navetta gratuita da corso Monforte.
lunedì 18 maggio 2009
Sound in a frame
L’idea è quella di far incontrare giovani artisti provenienti da aree differenti per creare un prodotto originale e innovativo. Scopo dell’operazione: farsi conoscere al grande pubblico. E’ il colpo di genio dello Ied (Istituto Europeo di Design) che per il secondo anno organizza la manifestazione “Sound in a Frame”, due serate (stasera e domani) di mostre e concerti presso lo Spazio Aurora di Rozzano. Musica e immagine si uniscono per creare il mix perfetto grazie al quale gli artisti possono esprimersi completamente. A gennaio 2009, otto studenti del corso di Fotografia e di Video Design della Scuola Ied Arti Visive di Milano hanno incontrato otto gruppi musicali della scena indipendente milanese cercando di puntare in particolar modo suoni e idee innovative, acustica o elettronica. Dall’incontro si è sviluppata l’edizione 2009 di Sound in a Frame: ogni studente è stato chiamato a dare un’interpretazione artistica a un gruppo musicale, realizzando scatti e videoclip che faranno da scenografia al concerto dei gruppi coinvolti nel progetto. I musicisti Muriel, Francesca Lago, Urban Clothes, Keibe, Musetta, Agrado, Olsen e Aria di Neve, si esibiranno dunque nella originale “videocornice” progettata dai colleghi dello Ied.
Autori-ritratti
Non solo fotografia, non solo pittura. Scatti, colori, graffiti, fumetto, provocazioni. Insomma, pura arte a 360 gradi. Questo e molto altro è la summa del lavoro, della ricerca e dell’esperienza di Marina Alessi che da oggi fino al 23 maggio espone le sue opere presso The Don Gallery in una mostra dal titolo “Autoriritratti”. Scatti per fermare l’emozione data da opere già viste, ritratti di altri artisti in bianco e nero su fondo bianco, figure intere nello spazio e primi piani. L’impegno di Marina Alessi ha prodotto anche un libro, “Autoriritratti 44+1 – Fotografie e Street art Gioco a due” che con un’introduzione di Dario Fo e testo di Roberto Mutti, raccoglie le migliori performance dell’artista.
martedì 10 marzo 2009
Strappo alla schiena, J Ax salta il concerto
mercoledì 4 marzo 2009
Morgan fa lezione in Cattolica
Capelli grigi e un ciuffo a onda a sfidare le leggi della gravità, abbigliamento provocatorio tra il vintage e il retrò, orecchini da donna. A nessuno verrebbe da pensare che Marco Castoldi, in arte Morgan, possa entrare in università, per di più in qualità di relatore. Invece è proprio così, oggi l’ex Bluvertigo alle 17:30 sarà all’Università Cattolica insieme ad alcuni protagonisti dell’edizione 2009 di X Factor per una conferenza dal titolo “Pensiero libero in cattività”. Un appuntamento che riserverà sicuramente sorprese per la particolarità del personaggio che vanta anche una radicata cultura. L’incontro prevede una riflessione sul panorama musicale moderno e la funzione della televisione nella promozione di giovani talenti in un’epoca selvaggia per discografici e acquirenti online. Quasi dieci anni trascorsi come cantante dei Bluvertigo, il rock alternativo e il sodalizio musicale con Andrea Fumagalli, Sergio Carnevale e Livio Magnini, la sperimentazione, le chitarre distorte insieme agli effetti del sintetizzatore, i testi e l’abbigliamento come provocazione, sempre e per forza. Poi dal 2003 la carriera da solista e la virata neomelodica con “Canzoni dell’appartamento”, ma senza abbandonare mai lo stile fuori dal comune che ne ha caratterizzato la carriera. Infine la televisione, giudice dallo scorso anno di X Factor, talent show di Rai 2, è sempre stato lui il vero protagonista e trascinatore della trasmissione. Il fare spavaldo e assertivo supportato da esperienza e profonda conoscenza musicale ha conquistato il pubblico italiano che lo vede un po’ come il “jolly maledetto”, il “cattivo ragazzo”, il “musicista dannato” della situazione. Del tutto diverso dagli altri due giudici di X Factor, le civettuole Simona Ventura e Mara Maionchi, con cui, tuttavia, lo scambio dialettico risulta vincente e mai scontato.
martedì 3 febbraio 2009
"Viviamo della nostra musica"

Intervista a Steve Hogarth, cantante dei Marillion
E’ da anni che fate concerti in tutto il mondo. Come sta andando il vostro ultimo tour? Com’è il pubblico milanese?
I concerti stanno andando fantasticamente. Durante I nostri spettacoli è percepibile un’atmosfera di puro affetto e adrenalina ed è grandioso trovarsi al centro di tutto ciò. Il nostro concerto milanese dell’ultimo tour è stato uno dei migliori. Il pubblico è stato veramente incredibile. Gli italiani hanno un grande cuore e un’anima profonda e sicuramente una passione leggendaria. Sentire il feeling con il pubblico da una grande energia e capire che la gente comprende i testi delle canzoni anche se non cantiamo nella loro lingua è davvero appagante. Immagino che si tratti di un dialogo tra anime.
Dove trovate ancora l’energia e la freschezza per affrontare un nuovo show?
Amo cantare dal vivo. Ogni volta cerco di raggiungere la perfezione nelle mie performance. “Perfezione” per me significa a esprimere al massimo il significato e l’anima delle canzoni. Non riesco mai a raggiungere completamente il mio scopo, ma l’aspirazione continua mi stimola sempre.
Qual è il leitmotiv del vostro ultimo album? Di cosa parla?
Nel primo Cd sono contenute le mie riflessioni sul significato della vita. Non sono più un ragazzino e ho imparato molto in più di 30 anni passati in mezzo alla strada. Il mio primo matrimonio è finito nel 2005."Somewhere Else" era un prodotto di tutta quella sofferenza. Durante quel tour tutto quello che portavo dentro di me arrivò a un punto di crisi e di sofferenza fisica quindi mi sono dovuto affidare alle cure dei medici tra uno show e l’altro. In Olanda ho dovuto subire una piccola operazione e durante la convalescenza il medico mi pose le mani sullo stomaco e sentii una sorta di energia dilagante e notai che stava piangendo. Mi spiegò che quelle erano le mie lacrime. Disse che riusciva a sentire che mi portavo dietro un grosso peso fatto di dolore e rimorso. Ho sofferto per aver dovuto vivere lontano dai miei figli. Mi fece una ricetta: non mi prescrisse medicine, ma un libro "The Power Of Now" di Eckart Tolle e mi disse “Leggilo, ti farà bene”. Molte delle cose che ci sono in quel libro le sapevo già istintivamente, ma mi ha aiutato a cristallizzare delle verità per me molto importanti e sento che senza quella lettura non sarei riuscito a scrivere i testi delle canzoni dell’ultimo album.
Il secondo Cd è una raccolta di canzoni inedite. E’ totalmente diverso dal primo, si parla di alieni, navicelle spaziali, di America, qualche canzone d’amore e perfino un riferimento a Britney Spears in "Real Tears For Sale
In ogni nuovo album “cambiate pelle” e modificate il vostro stile: dove trovate l’ispirazione?
Beh, noi scriviamo le canzoni creando delle jam session quindi non sappiamo mai in anticipo cosa verrà fuori dal processo musicale. Non ci interessa essere un gruppo che suona sempre la stessa musica per decine di anni. Ci siamo sempre impegnati a tirare fuori qualcosa di nuovo e creativo. Continuiamo a cercare di ridefinire quello che siamo spostando la nostra musica in diversi luoghi sempre nuovi per noi.
Oggi fai parte di una delle band neo-prog più importanti al mondo. Pensi mai al passato? Diventare un gruppo di riferimento è il sogno di milioni di musicisti…
Il passato è un luogo orribile in cui vivere. E’ solo un’illusione.Vivere nel passato significa cercare qualche conforto perché si pensa che il presente e il futuro non portino speranze. E’ ovvio che ogni tanto penso al passato e sono consapevole di quanto siamo fortunati a guadagnarci da vivere grazie alla nostra passione. Ma non lo do mai per scontato.
Quali sono I gruppi che hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Beatles, Genesis, Yes, The Who, Radiohead, Bob Marley, The Blue Nile, The Psychedelic Furs, The Beach Boys, The Doors.
Com’è cambiata la vostra musica nel corso degli anni?
E’ diventata più “scura”. Quando mi sono unito al gruppo quasi non c’era alcuna influenza “black” a parte qualche nota di blues nella chitarra di Steve R. Sono pochissimi i chitarristi che riescono a evitare influenze blues! Con il passare del tempo abbiamo allargato i nostri orizzonti ispirandoci a Beatles, Beach Boys, ma anche al dub, al gospel e soprattutto al soul. Pochi critici si rendono conto che la musica dei Marillion deve molto al soul sebbene mischiato a sperimentazioni.
Come ti senti quando vedi il vostro talento non riconosciuto mentre questo accade sempre con band come gli U2 che sembrano essere considerati infallibili qualunque cosa facciano?
Ammiro gli U2 per come sanno sempre reinventarsi.E’ quello che contraddistingue l’uomo dal ragazzo. Non li ammiro per il loro successo commerciale. Paragonati a loro noi siamo solo un gruppo di vecchi rockers in ombra. Piacerebbe anche a me essere trendy e apprezzato come loro e che milioni di persone in giro per il mondo suonassero le mie canzoni e pensassero alle mie parole. Sì, è frustrante che il nostro successo non sia così ampio. Ma penso che siamo un po’ troppo complessi – musicalmente e liricamente – per il grande mercato. Detto questo non penso che sia da preoccuparsi: sulla lunga distanza verremo giudicati per il nostro lavoro e i numeri non conteranno più nulla.
Ripensando al passato: cosa cambieresti?
Passerei più tempo a fare musica invece di fare lo scemo in giro…
Progetti per il futuro?
Abbiamo intenzione di creare un nuovo album acustico.Inoltre Richard Barbieri mi ha chiesto di fare un album con lui e stiamo cercando di trovare il tempo di mettere in piedi questo progetto. Ammiro immensamente il suo lavoro e penso che potremmo creare qualcosa di molto bello insieme.
E’ da anni che fate concerti in tutto il mondo. Come sta andando il vostro ultimo tour? Com’è il pubblico milanese?
I concerti stanno andando fantasticamente. Durante I nostri spettacoli è percepibile un’atmosfera di puro affetto e adrenalina ed è grandioso trovarsi al centro di tutto ciò. Il nostro concerto milanese dell’ultimo tour è stato uno dei migliori. Il pubblico è stato veramente incredibile. Gli italiani hanno un grande cuore e un’anima profonda e sicuramente una passione leggendaria. Sentire il feeling con il pubblico da una grande energia e capire che la gente comprende i testi delle canzoni anche se non cantiamo nella loro lingua è davvero appagante. Immagino che si tratti di un dialogo tra anime.
Dove trovate ancora l’energia e la freschezza per affrontare un nuovo show?
Amo cantare dal vivo. Ogni volta cerco di raggiungere la perfezione nelle mie performance. “Perfezione” per me significa a esprimere al massimo il significato e l’anima delle canzoni. Non riesco mai a raggiungere completamente il mio scopo, ma l’aspirazione continua mi stimola sempre.
Qual è il leitmotiv del vostro ultimo album? Di cosa parla?
Nel primo Cd sono contenute le mie riflessioni sul significato della vita. Non sono più un ragazzino e ho imparato molto in più di 30 anni passati in mezzo alla strada. Il mio primo matrimonio è finito nel 2005."Somewhere Else" era un prodotto di tutta quella sofferenza. Durante quel tour tutto quello che portavo dentro di me arrivò a un punto di crisi e di sofferenza fisica quindi mi sono dovuto affidare alle cure dei medici tra uno show e l’altro. In Olanda ho dovuto subire una piccola operazione e durante la convalescenza il medico mi pose le mani sullo stomaco e sentii una sorta di energia dilagante e notai che stava piangendo. Mi spiegò che quelle erano le mie lacrime. Disse che riusciva a sentire che mi portavo dietro un grosso peso fatto di dolore e rimorso. Ho sofferto per aver dovuto vivere lontano dai miei figli. Mi fece una ricetta: non mi prescrisse medicine, ma un libro "The Power Of Now" di Eckart Tolle e mi disse “Leggilo, ti farà bene”. Molte delle cose che ci sono in quel libro le sapevo già istintivamente, ma mi ha aiutato a cristallizzare delle verità per me molto importanti e sento che senza quella lettura non sarei riuscito a scrivere i testi delle canzoni dell’ultimo album.
Il secondo Cd è una raccolta di canzoni inedite. E’ totalmente diverso dal primo, si parla di alieni, navicelle spaziali, di America, qualche canzone d’amore e perfino un riferimento a Britney Spears in "Real Tears For Sale
In ogni nuovo album “cambiate pelle” e modificate il vostro stile: dove trovate l’ispirazione?
Beh, noi scriviamo le canzoni creando delle jam session quindi non sappiamo mai in anticipo cosa verrà fuori dal processo musicale. Non ci interessa essere un gruppo che suona sempre la stessa musica per decine di anni. Ci siamo sempre impegnati a tirare fuori qualcosa di nuovo e creativo. Continuiamo a cercare di ridefinire quello che siamo spostando la nostra musica in diversi luoghi sempre nuovi per noi.
Oggi fai parte di una delle band neo-prog più importanti al mondo. Pensi mai al passato? Diventare un gruppo di riferimento è il sogno di milioni di musicisti…
Il passato è un luogo orribile in cui vivere. E’ solo un’illusione.Vivere nel passato significa cercare qualche conforto perché si pensa che il presente e il futuro non portino speranze. E’ ovvio che ogni tanto penso al passato e sono consapevole di quanto siamo fortunati a guadagnarci da vivere grazie alla nostra passione. Ma non lo do mai per scontato.
Quali sono I gruppi che hanno influenzato maggiormente il vostro sound?
Beatles, Genesis, Yes, The Who, Radiohead, Bob Marley, The Blue Nile, The Psychedelic Furs, The Beach Boys, The Doors.
Com’è cambiata la vostra musica nel corso degli anni?
E’ diventata più “scura”. Quando mi sono unito al gruppo quasi non c’era alcuna influenza “black” a parte qualche nota di blues nella chitarra di Steve R. Sono pochissimi i chitarristi che riescono a evitare influenze blues! Con il passare del tempo abbiamo allargato i nostri orizzonti ispirandoci a Beatles, Beach Boys, ma anche al dub, al gospel e soprattutto al soul. Pochi critici si rendono conto che la musica dei Marillion deve molto al soul sebbene mischiato a sperimentazioni.
Come ti senti quando vedi il vostro talento non riconosciuto mentre questo accade sempre con band come gli U2 che sembrano essere considerati infallibili qualunque cosa facciano?
Ammiro gli U2 per come sanno sempre reinventarsi.E’ quello che contraddistingue l’uomo dal ragazzo. Non li ammiro per il loro successo commerciale. Paragonati a loro noi siamo solo un gruppo di vecchi rockers in ombra. Piacerebbe anche a me essere trendy e apprezzato come loro e che milioni di persone in giro per il mondo suonassero le mie canzoni e pensassero alle mie parole. Sì, è frustrante che il nostro successo non sia così ampio. Ma penso che siamo un po’ troppo complessi – musicalmente e liricamente – per il grande mercato. Detto questo non penso che sia da preoccuparsi: sulla lunga distanza verremo giudicati per il nostro lavoro e i numeri non conteranno più nulla.
Ripensando al passato: cosa cambieresti?
Passerei più tempo a fare musica invece di fare lo scemo in giro…
Progetti per il futuro?
Abbiamo intenzione di creare un nuovo album acustico.Inoltre Richard Barbieri mi ha chiesto di fare un album con lui e stiamo cercando di trovare il tempo di mettere in piedi questo progetto. Ammiro immensamente il suo lavoro e penso che potremmo creare qualcosa di molto bello insieme.
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