Ecco la Hollywood lombarda. Inaugurato ieri presso l’ex Manifattura Tabacchi in Viale Fulvio Testi 121 il nuovo polo cinematografico milanese. Anche Milano ha la sua Cittadella del cinema, una “casa” di produzione cinematografica nel tentativo di eguagliare Roma e la sua strafamosa CineCittà. L’ex Manifattura, restaurata ad hoc con un investimento regionale di 8,7 milioni di euro, ospita il Centro Sperimentale di cinematografia, la divisione Lombarda della Storica Scuola del Cinema, La Lombardia Film Commission e la Civica Scuola di Cinema. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Francesco Alberoni, hanno firmato una Convenzione triennale per la valorizzazione e promozione della cinematografia lombarda. « Questo accordo – ha spiegato Formigoni – prevede che la Regione Lombardia metta a disposizione 800mila euro annui per la fomazione e la produzione. E’ un investimento che facciamo con gioia nella speranza che anche Milano diventi un polo di talenti e sperimentazione cinematografica. Chi ricorda lo stato in cui era questo edificio, non può che essere lieto oggi di questo risultato, non solo per l’utilità dell'intervento ma anche per l’opera di restituzione architettonica che è stata compiuta». Nello specifico, il polo lombardo, cercherà di imporsi come centro d’eccellenza nell’ambito della fiction televisiva, della pubblicità e della cinematografia industriale. Per quanto riguarda la formazione saranno attivati due corsi con 12 studenti ciascuno. Il primo di “Creazione e produzione fiction” che formerà figure professionali indispensabili per l’ideazione, la scrittura e la realizzazione di questo genere televisivo. Il secondo di “Cinematografia d’impresa” creerà professionalità nella docufition e nella pubblicità tramite lezioni frontali, stage e laboratori. I ragazzi realizzeranno docu-fiction storico-artistiche delle durata di almeno 20 minuti, che sappiano raccontare la storia di un luogo. Avranno come punto di partenza un’opera d’arte, che verrà raccontata attraverso il tempo e suoi protagonisti. Ci sarà il Duomo di Milano con l’obiettivo di raccontare le varie fasi della realizzazione con i contributi di chi lo ha progettato e costruito e come sia diventato luogo cardine per la vita religiosa e civile della città. La Villa Reale di Monza, opera del grande architetto Piermarini, sede di nobili e regnanti. Si racconterà, infine, la storia del Cardinale Federigo Borromeo e del Circuito lirico lombardo.
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martedì 9 febbraio 2010
Nuovi Studios a Milano
Ecco la Hollywood lombarda. Inaugurato ieri presso l’ex Manifattura Tabacchi in Viale Fulvio Testi 121 il nuovo polo cinematografico milanese. Anche Milano ha la sua Cittadella del cinema, una “casa” di produzione cinematografica nel tentativo di eguagliare Roma e la sua strafamosa CineCittà. L’ex Manifattura, restaurata ad hoc con un investimento regionale di 8,7 milioni di euro, ospita il Centro Sperimentale di cinematografia, la divisione Lombarda della Storica Scuola del Cinema, La Lombardia Film Commission e la Civica Scuola di Cinema. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e il presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, Francesco Alberoni, hanno firmato una Convenzione triennale per la valorizzazione e promozione della cinematografia lombarda. « Questo accordo – ha spiegato Formigoni – prevede che la Regione Lombardia metta a disposizione 800mila euro annui per la fomazione e la produzione. E’ un investimento che facciamo con gioia nella speranza che anche Milano diventi un polo di talenti e sperimentazione cinematografica. Chi ricorda lo stato in cui era questo edificio, non può che essere lieto oggi di questo risultato, non solo per l’utilità dell'intervento ma anche per l’opera di restituzione architettonica che è stata compiuta». Nello specifico, il polo lombardo, cercherà di imporsi come centro d’eccellenza nell’ambito della fiction televisiva, della pubblicità e della cinematografia industriale. Per quanto riguarda la formazione saranno attivati due corsi con 12 studenti ciascuno. Il primo di “Creazione e produzione fiction” che formerà figure professionali indispensabili per l’ideazione, la scrittura e la realizzazione di questo genere televisivo. Il secondo di “Cinematografia d’impresa” creerà professionalità nella docufition e nella pubblicità tramite lezioni frontali, stage e laboratori. I ragazzi realizzeranno docu-fiction storico-artistiche delle durata di almeno 20 minuti, che sappiano raccontare la storia di un luogo. Avranno come punto di partenza un’opera d’arte, che verrà raccontata attraverso il tempo e suoi protagonisti. Ci sarà il Duomo di Milano con l’obiettivo di raccontare le varie fasi della realizzazione con i contributi di chi lo ha progettato e costruito e come sia diventato luogo cardine per la vita religiosa e civile della città. La Villa Reale di Monza, opera del grande architetto Piermarini, sede di nobili e regnanti. Si racconterà, infine, la storia del Cardinale Federigo Borromeo e del Circuito lirico lombardo.
giovedì 9 luglio 2009
Dreyer all'Oberdan
Una rassegna di sei film di cui due inediti allo Spazio Oberdan, dal 10 luglio al 2 agosto. E’ così che Fondazione Cineteca Italiana, in collaborazione con Lab80 Film vuole dedicare un omaggio al regista danese Carl Theodor Dreyer. Le proiezioni più attese sono Gertrud, ultimo lungometraggio e testamento artistico dell’autore e Michael, rarissima opera muta del 1924 con accompagnamento dal vivo con il pianoforte di Antonio Zambrini. Si passa poi a La passione di Giovanna d’Arco, pietra miliare del 1928 caratterizzata dall’alternanza di piani ravvicinati e campi lunghi e a Vampyr, primo film sonoro di Dreyer. Sarà proiettato, infine, Ordet – La parola, Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia e Dies Irae, girato in Danimarca negli anni dell’occupazione nazista.
sabato 15 marzo 2008
Una scomoda verità

"An Inconvenient Truth"
di Davis Guggenheim
con Al Gore
Documentario
USA 2006
La condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra è la scomoda verità che Al Gore si è impegnato a diffondere di persona attraverso un tour che si è esteso ai quattro angoli della terra e che con "An Inconvenient Truth" è diventata film. Ghiacciai che si ritirano, nevi che si sciolgono, innalzamento dei mari, ritiro delle coste. Sembrerebbe uno scenario apocalittico, ma è quello che sta succedendo al nostro pianeta. L’aumento della temperatura globale dovuto all’inquinamento atmosferico, seppur lentamente, sta causando fenomeni ai quali non si era mai assistito. Al Circolo Polare Artico, ad esempio, per la prima volta nella storia si ha notizia di orsi polari morti per annegamento: alcuni di loro nuotano anche per 100 km senza trovare del ghiaccio su cui riposarsi. Le barriere coralline stanno scolorendo mettendo in pericolo la flora e la fauna che vive in dipendenza di queste e in generale l’estinzione delle specie sta avvenendo con una velocità di mille volte superiore alla media naturale. Cambiano i cicli di vita di insetti e parassiti che riportano malattie che pensavamo debellate per sempre e ne introducono di nuove. Attaccano le persone, ma anche gli alberi, cancellando intere foreste. Sebbene i libri di scienze lo ritenessero fisicamente impossibile, nel 2004 il Brasile ha visto il suo primo tifone e nello stesso anno il Giappone ne ha registrati addirittura dieci. Tornado, uragani e cicloni si susseguono sempre più violenti e a ritmi mai visti portando con sé distruzione e morte. Le precipitazioni aumentano spostandosi in maniera non omogenea creando allagamenti e inondazioni nell’emisfero boreale, ma prosciugando i laghi dell’Africa centrale. In questo film-documentario Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta. Il ritratto è sconfortante e per questo "scomodo"; scomodo per i governi, che al momento fanno finta di non sentire/vedere/sapere e scomodo per le persone che pensano non ci siano limiti allo sviluppo. In questo clima di scetticismo calcolato, Al Gore appare come un moderno Noè senza arca.
lunedì 3 marzo 2008
La vendetta sul filo del rasoio

Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street
di Tim Burton
con Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Alan Rickman, Sacha Baron Cohen, Laura Michelle Kelly, Timothy Spall, Anthony Stewart Head
Genere: Musical
USA, Gran Bretagna 2007
Benjamin Barker è un uomo realizzato e felice. Un barbiere eccellente, un padre affettuoso e un marito devoto. Accusato e condannato ingiustamente dal giudice Turpin, Barker viene deportato lontano da Londra. Diversi anni dopo, cambiato il nome in Sweeney Todd, il barbiere torna a chiedere soddisfazione all'uomo che gli ha "usurpato" la vita, insediando il suo talamo e crescendo la sua prole. Affittata una bottega in Fleet Street, Sweeney Todd affila i rasoi e torna ad esercitare la professione del barbiere. Turpin e gli ignari avventori scopriranno che la vendetta per Mr.Todd è un piatto da servire caldo, cotto, appena sfornato.
Se le mani di forbice di Edward sono l'esteriorizzazione simbolica della sua incapacità interiore di toccare, i rasoi di Sweeney Todd sono amici fedeli per vendicare la perdita delle persone amate. Una doppia personalità per il barbiere di Fleet Street che si muove alla volta di Londra introdotto, anticipato e avvolto nella musica, che tenta di esorcizzare la realtà tragica attraverso il canto.
Sweeney Todd è un musical la cui dimensione sonora non è imposta, ma scivola con grazia all'interno della trama trasportando lo spettatore, quasi cullandolo. Il terribile protagonista del film è interpretato dal pallore sagomato di Johnny Depp nel quale convivono, senza risolversi, l'anima diurna e quella notturna. Il suo Figaro sanguinario è una combinazione di oscurità e luce, un dandy malinconico e risentito che cerca ostinatamente di vendicarsi, finendo per trasformarsi in un'omicida psicopatico quanto il suo irriducibile nemico, senza il quale, del resto, non esisterebbe. La Londra tenebrosa e vittoriana di Dante Ferretti è il riflesso architettonico di Todd, è una città deliberatamente artificiale, ricostruita in studio e sprofondata nel nero fotografico di Dariusz Wolski. In Sweeney Todd c'è tutto Burton: c'è la fatale attrazione verso quanto di più oscuro, malato e innominabile rende il mondo più affascinante di una fiaba,la cartoonizzazione della messa in scena, la stilizzazione espressionistica e la deformazione grottesca, c'è lo stupore e l'insensatezza, il terrore e il cattivo odore della civiltà e del mondo degli adulti, ancora una volta contrapposto a quello dei fanciulli, c'è la vertigine e la violenta epifania. C'è la maschera di Johnny Depp, che invece di azzerare la performance dell'attore "messo in musica", libera il suo talento interpretativo con gli strumenti portati direttamente sul set.
venerdì 25 gennaio 2008
Dolce come caramello caldo

"Caramel"
di Nadine Labaki
con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, Adel Karam, Siham Haddad.
Commedia sentimentale
Francia, Libano 2007
Beirut. Cinque donne, cinque amiche lavorano fianco a fianco al salone di bellezza "Si belle". In quel microcosmo colorato e pieno di sensualità, donne di diverse generazioni, parlano di loro stesse, si scambiano confidenze, raccontano la propria storia. C'è Layale, che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata dal terribile problema di aver già perduto la verginità; Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalla donne e scandisce la sua vita al ritmo delle visite di una cliente dai lunghi capelli; Jamala ossessionata dal suo fisico che lentamente vede invecchiare e infine Rosa, che ha sacrificato la sua felicità per occuparsi della sorella maggiore. Al salone, tra colpi di spazzola e cerette al caramello, si parla di sesso e di maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne.
Nadine Labaki, insieme protagonista e regista del film, ci propone un affresco sul mondo femminile, che punta dritto al cuore delle spettatrici, ma non solo. Un acquerello a tinte delicate, mai volgari, che tratta temi di scottante attualità: la guerra, la convivenza tra cristiani e musulmani, il mischiarsi di abitudini ed etnie differenti. Stupiti, contempliamo come i problemi delle donne siano sempre gli stessi, anche se il progresso sembra essersi fermato agli anni '80. Le cinque amiche fanno scudo, insieme, per affrontare le difficili realtà da cui sono circondate ed assalite.
Con colori e fotografia degni dei pittori fiamminghi, Labaki poggia lo sguardo sulle dolci malinconie quotidiane, senza cadere nello scontato o nello stucchevole, e riuscendo a raccontare ben sei storie in una sola, senza che nessuna prenda il sopravvento. Narra attraverso gli occhi, i suoni, gli odori, in modo così pregnante da convincerci di poter toccare e assaporare, come se fossimo realmente immersi nell'atmosfera della ben bilanciata sceneggiatura.
Una parola a parte va spesa per la colonna sonora, dosata con saggezza, sempre presente e non stancante, opera di Khaled Mouzanar.
mercoledì 16 gennaio 2008
Storia di un'ape amica degli uomini

"Bee Movie"
di Steve Hickner e Simon J. Smith
Genere: Animazione
USA 2007
Universal Pictures
Barry Benson è una giovane ape che sogna di avventurarsi al di fuori dell'alveare per venire a contatto con il mondo degli umani. L'incontro con Vanessa, una fioriaia di Manhattan, gli farà infrangere una delle regole di base del mondo in giallo e nero: non parlare mai con gli uomini.
La magia dell'animation computerizzata permette allo spettatore di conoscere ed esplorare le vite nascoste di queste piccole creature alate. Tutto quello che vediamo è in proporzione alle loro piccole dimensioni e ai loro frenetici movimenti.
Stilisticamente impeccabile, "Bee movie" ha il grande merito di aumentare la sensibilità di ciascuno di noi nei confronti delle tematiche ambientali. Tutte le persone che hanno lavorato alla produzione del film sono partite dalla viva volontà di “pensare come le api” connotando in positivo situazioni e luoghi comuni che le dipingono come fastidiose e aggressive. Nello stesso tempo, il marchio animato del film aiuta a rendere verosimili situazioni che nella vita reale sarebbero impossibili. Il fatto che l'ape Barry parli con l'umana Vanessa sembra tutto fuorché bizzarro. La storia è narrata parallelamente su due assi: l'alveare, una vera e propria città fatta di case, macchine e fabbriche, e New York, dove i "fuchi fichi" si recano per raccogliere il nettare e impollinare i fiori. Per ricreare questi due spazi è stato chiamato lo stesso scenografo di "Minority Report" e "La sposa cadavere" che, paradossalmente, si è servito di strumenti derivati dal mondo del cinema di non animazione.
lunedì 7 gennaio 2008
Una favola adulta

"La bussola d'oro"
di Chris Weitz
con Nicole Kidman, Dakota Blue Richards, Sam Elliott, Eva Green, Tom Courtenay, Simon McBurney, Jim Carter, Daniel Craig, Ben Walker, Adam Godley, Nonso Anozie, Charlie Rowe, Clare Higgins
Genere Fantasy
Produzione USA, Gran Bretagna 2007
Lyra è una ragazzina orfana che vive con il suo daimon e che viene concupita dalla bella affascinante Mrs. Coulter. Quando alcuni dei suoi amici vengono rapiti dagli ingoiatori Lyra cercherà insieme ai Gyziani di recarsi nella terra degli orsi polari per salvare chi realmente conta per lei.
Il romanzo di Philip Pullman (il primo di una trilogia), è una favola adulta, psicologica, molto differente dagli Harry Potter della Rowling, e per questo motivo più complessa anche da trasferire sullo schermo. L'inizio del film è potteriano, non si parla di maghetti, ma di un istituto dove vengono educati ragazzi che sembrano avere qualcosa di speciale. Poi viene introdotto il concetto di daimon, una rappresentazione dell'anima umana in forma di animale che nei bambini non è stabilizzata e cambia continuamente forma. Nel libro, il daimon, ha una sua reale complessità, ma nel film, purtroppo, è spiegato superficialmente in pochi minuti. Il daimon è la chiave di tutta la storia, e forse come tale, avrebbe necessitato un approfondimento maggiore.
Passando alla messa in scena del film, dopo il prologo utile a introdurre situazioni e personaggi, il regista si impegna principalmente nell'impiego degli effetti speciali, tralasciando in parte l'approfondimento dei personaggi, che comunque colorano la storia e le danno vita. Più della protagonista Lyra, rimangono negli occhi l'orso polare Lorek Byrnison (che ricorda tanto Falkor, il cane volante della La storia infinita), la bella e malefica Mrs. Coulter interpretata da una Nicole Kidman dagli occhi glaciali e dalla pelle botulinica, e da Lee Scoresby, una sorta di Capitano Achab dalle sembianze di Buffalo Bill. Infatti la forza e la debolezza de "La bussola d'oro" è la commistione di elementi derivati da mille altre storie fantastiche, e il bello è forse anche scoprirle.
Il film, anche se freddo a tratti, riesce a coinvolgere per i dettagli e per i mille personaggi messi in scena, che dimostrano che se non sempre è facile inventare qualcosa di nuovo, è la nostra fantasia a farlo.
giovedì 29 novembre 2007
In viaggio con la musica dei Beatles

"Across the universe"
di Julie Taymor
con Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther, T.V. Carpio, Spencer Liff.
Genere Musical
USA 2007
L'inquieto spirito degli anni '60 raccontato con il senno di poi e l'ingenuità del periodo,attraverso l'arte e la musica dei Beatles.
Un cammino sinusoidale,fatto di onde che viaggiano separate e periodicamente si incontrano influenzandosi vicendevolmente con l'eterno dubbio che gli avvenimenti influenzino l'arte, ma anche che l'arte stessa influenzi gli avvenimenti.
Liverpool, anni '60. Jude decide di lasciare l'Inghilterra per recarsi in America alla ricerca del padre emigrato anni prima verso gli Stati Uniti. Lì conoscerà nuove persone, si innamorerà, e si scontrerà con la realtà della guerra in Vietnam, dei movimenti pacifisti, dei Watts Riots, del mondo della musica. Le note e i testi dei Beatles (in versione rivista e corretta dai protagonisti) a ispirano la sua storia.
Julie Taymor ha diretto diversi musical a Broadway, e anche alcune rappresentazioni operistiche, oltre naturalmente al cinema (Frida, Titus). Avendo sempre avuto a che fare con l'arte e con la musica, la sua interpretazione in chiave musical dei Beatles, come ispiratori con le loro canzoni della storia di un giovane negli anni '60, è visionaria, psichedelica, ironica, con uno sguardo a quel periodo che in parte ha cambiato la storia. "Across the universe" non è un film sui Beatles, bensì raccontato dai Beatles, i cui testi si rinnovano e acquisiscono nuova linfa, con uno sguardo al passato e uno al presente.
mercoledì 28 novembre 2007
Cassavetes versione originale

«È molto importante fare quello che si ha voglia di fare, essere tanto coinvolti dal proprio lavoro da consacrarvisi completamente, qualunque sia il tempo che questo richiede. Bisogna avere una propria scala di valori, bisogna voler fare, a ogni costo, il proprio film. E bisogna avere un’idea molto precisa di cos’è la messinscena di un film, altrimenti non serve a niente, nemmeno a se stessi». Così dichiara John Cassavetes, autore americano del cinema indipendente. Su di lui, dall'1 al 27 dicembre, la Fondazione Cineteca Italiana propone una rassegna in collaborazione con il Torino Film Festival 2007 e con Lab 80 di Bergamo. Un'occasione importante per vedere le opere di Cassavetes nella loro integrità, dal momento che molti dei suoi film sono stati distribuiti dopo essere stati brutalmente mutilati. Straordinaria modernità, ricchezza espressiva e forza di verità queste le qualità dell'autore, da sempre indomito, originale e capace di sottrarsi alle regole del mercato.
martedì 20 novembre 2007
Cinema, ritorno a Palermo

Entroterra siciliano. Campagna deserta. Un sentiero polveroso. È l’ora della resa dei conti. Turi Leofonte e Nino Venanzio in viaggio verso sud per affrontare il clan Scalia: "Milano-Palermo: il ritorno".
A undici anni di distanza arriva nelle sale la seconda puntata del film di Claudio Fragasso. Il legame con la ‘sola andata Palermo-Milano’ è stretto ed è la vera forza del film. I protagonisti sono sempre loro: Raoul Bova, nei panni del vicequestore Venanzio, e Giancarlo Giannini, il ragionier Leofonte che ha fatto condannare il boss Scalia. Il nemico è questa volta il figlio di Scalia, Rocco, interpretato da Enrico Lo Verso. Dopo la morte del padre vuole la vendetta e i soldi che Lofonte ha nascosto.
Agguati e sparatorie ostacolano il viaggio di ritorno del ragioniere che ha ormai scontato la sua pena. Il questore Venanzio non può fidarsi di nessuno se non della sua squadra. Al suo fianco l’inseparabile Remo (Ricky Memphis) e i nuovi compagni: Libero, il fratello di Tarcisio-Valerio Mastrandrea, morto nel primo viaggio, e la coppia Giorgio-Elda (Simone Corrente e Gabriella Pession). Ormai onnipresenti nel filone poliziesco, Memphis e Corrente ogni tanto fanno venire in mente "Distretto di polizia", ma con il loro accento romanesco allentano la tensione del racconto.
Non possono mancare i temi classici dei film di mafia: l’amore, tra Venanzio e Chiara Lofonte (sempre impersonata da Romina Mondello), l’amicizia, tra Stefano, il figlio di Chiara, e il suo piccolo carceriere Toni. Centrale è anche il tema della famiglia, negata dalla mafia e nella mafia.
Belle le location scelte per le scene centrali. La prima imboscata viene tesa alle terme di Montecatini, mentre il teatro del duello finale è la profonda campagna siciliana, terra di povertà e desolazione che ai più giovani fa sognare la mafia come via di riscatto sociale.
domenica 18 novembre 2007
Ratatouille: "chiunque può cucinare"

"Ratatouille"
Disney Pixar
Usa 2007
animazione
nelle sale dal 17 ottobre 2007
Olfatto straordinario, gusto per la buona cucina e un talento naturale nell'abbinare odori e sapori. Sono queste le qualità che fanno di Remy un topolino tutto speciale. Dopo una serie di rocambolesche vicissitudini, si trova separato dalla sua colonia e finisce a Parigi, sede del ristorante del suo Chef preferito: il famoso Gusteau. Qui Remy fa conoscenza con il giovane e imbranato Linguini, un timido sguattero che, grazie ai consigli del topo-chef, diventa ben presto famoso e celebrato. I due sembrano invincibili ma resta da superare il giudizio del temibile Anton Ego, il più feroce tra i critici culinari francesi…
Tornano sul grande schermo Disney e Pixar con un film, come tutti speravano dopo aver visto gli accattivanti trailer, davvero divertente. La struttura è quella classica delle opere Disney, con un eroe simpatico di fronte a una sfida all'apparenza insormontabile, compagni buffissimi, antagonisti feroci e una morale edificante. Lo stesso motto di Gusteau - "chiunque può cucinare” - piuttosto che una denigrazione dell'arte culinaria è invece una testimonianza di fiducia nella parità fra le persone, che hanno tutte il diritto di inseguire i propri sogni con tenacia e costanza. Un ritorno all'antico, dunque, dopo diversi film d'animazione che hanno strizzato l'occhio al pubblico adulto, con citazioni cinematografiche, doppi sensi a sfondo sessuale, parodie della realtà mediatica contemporanea: "Ratatouille" è un film che dichiara con orgoglio il suo essere destinato ai bambini, e non ha paura di tornare a gag più fisiche, rovinose goffaggini, espressioni buffe, momenti di malinconia. Il sapore della tradizione è forte, se pensiamo che stiamo guardando un film Disney con protagonista un topolino.
Magistrale la realizzazione tecnica e creativa. La sceneggiatura è fresca e vivace, molto accessibile ma anche divertente e surreale. Ma Ratatouille è anche un film in cui si respira "arte", nel senso pittorico del termine: la regia sostiene senza alcun problema le molte scene d'azione così come le sequenze più riflessive. I movimenti di macchina (virtuale, ovviamente) sono tra i migliori mai visti in un cartoon. Tanto di cappello, dunque. Anzi, chapeau.
mercoledì 7 novembre 2007
Jason Bourne è tornato. E ora vuole la verità

"The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo"
di Paul Greengrass
con Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Scott Glenn, Paddy Considine, Edgar Ramirez, Albert Finney, Joan Allen, Daniel Brühl
Azione
USA 2007
nelle sale dal 2 novembre 2007
Senza identità, addestrato per uccidere, sfuggito al controllo di chi lo ha pilotato e per questo da eliminare. Jason Bourne, l’uomo senza memoria che pian piano ha ricostruito i tasselli del suo passato, torna, e questa volta per chiudere i conti. Matt Damon, sempre protagonista, torna con il terzo capitolo della trilogia, "The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo", dopo il successo di "The Bourne Identity" (2002) e "The Bourne Supremacy" (2004).
Greengrass si è liberato da tutte le remore che in qualche misura frenavano i due film precedenti. Questa volta si tratta di adrenalina pura travasata in un lungometraggio ipercinetico. Dato per scontato che lo spettatore sappia ciò che è avvenuto in precedenza, l'azione può avere inizio giocando con gli spazi e la macchina da presa utilizzata a un livello altamente virtuosistico. Jason è umanizzato quel tanto che basta per renderci partecipi della sua ricerca ma poi tutti diveniamo consapevoli della sua assoluta imbattibilità. Come in un videogame di qualità, i livelli si susseguono accumulando difficoltà e ostacoli sempre più complessi. È come se il regista, oltre che con il pubblico, giocasse con sé stesso rendendo, a ogni nuova scena d'azione, tutto più difficile. Questo tipo di cinema svolge egregiamente una duplice funzione: quella di intrattenere con grande professionalità e quella di sperimentare tecnologie all'avanguardia.
lunedì 5 novembre 2007
Cate Blanchett colossale Elizabeth

"Elizabeth - The golden age"
di Shekhar Kapur
Con Cate Blanchett, Geoffrey Rush, Clive Owen, Rhys Ifans, Jordi Mollà, Abbie Cornish, Samantha Morton.
Drammatico
Gran Bretagna, Francia 2007
Filippo II, re di Spagna e fervente cattolico, è fermamente deciso a detronizzare l'"eretica" Elisabetta I e a incoronare regina d'Inghilterra la cugina Maria Stuarda. Scaglia così contro Elisabetta, che da trent'anni regna con forza e saggezza, l'Invincibile Armada, subendo una clamorosa e umiliante sconfitta. Mentre il fondamentalismo cattolico di Filippo e dell'Inquisizione minaccia l'Europa protestante, la presenza a corte di Raleigh, un cittadino senza titolo nobiliare con la vocazione per l'esplorazione e per la navigazione su mari perigliosi, indebolisce le salde certezze della regina. Dimenticando il suo ruolo, Elisabetta si scopre vulnerabile e innamorata. La singolarità del film va ricercata nel linguaggio cinematografico: la costruzione dello spazio e il ruolo del montaggio. Dentro una ricostruzione storica volutamente accademica, secondo i modelli del classico kolossal storico, il regista riesce a fare interagire i volti e i corpi dei tre protagonisti con le masse civili e con quelle armate. La spettacolarità volumetrica dell'ambiente cortigiano e quella epica della battaglia navale sono intercalate da scene liriche e private, che comunicano con efficacia una forte presa emotiva. Nella ricchezza della narrazione, che non risparmia gli eccessi e si concede di sollecitare sentimenti, la composizione sonora imprime il ritmo alla rappresentazione contribuendo non poco alla mitizzazione della "regina vergine".
venerdì 12 ottobre 2007
Il surf l'hanno inventato i pinguini

"Surf's Up - I re delle onde"
Sony Pictures International
Usa 2007
animazione
Nelle sale dal 7 ottobre 2007
Evidentemente il filone "mondo dei pinguini" non è ancora stato esaurito dagli autori del grande schermo. Dopo i quattro agenti improvvisati naviganti di Madagascar e "Happy Feet", ecco il surfista di Ghiacciano terme Cody Maverick. Il film di animazione creato dalla Sony Pictures International è, forse, banale nei contenuti, ma geniale nella realizzazione. Vengono intervistati protagonista e conoscenti e quando c’è dell’azione ci si muove con camera a mano, quindi tremolante e esplicitamente "presente", facendo capire che c’è un operatore dietro all’inquadratura (per rendere credibile le riprese in questo stile, si è utilizzata addirittura la motion capture). Il montaggio poi mischia il tutto mettendoci dentro anche spezzoni televisivi, con tanto di presentatori e cronisti e commento fuori campo degli stessi personaggi a vicenda già avvenuta. Come in una specie di reality show seguiamo il protagonista dietro le quinte di un'importante gara di surf (sport inventato dagli stessi pinguini) e tra vicende esilaranti, toccanti, demenziali il messaggio che viene trasmesso è "se hai un sogno, non arrenderti mai". Niente di eccezionale, ma l’approccio leggero e divertente, con tanto di citazioni sportive, è adeguato e rende fluida la visione. Il surf e lo sport come divertimento, non come competizione. Azzeccata la colonna sonora, che mette insieme una serie di hit, che già da sole sanno di vacanza. "Surf’s up" non sarà il cartone dell’anno, ma ha, quanto meno, il merito di mettere di buon umore.
venerdì 5 ottobre 2007
"Rush Hour": due strampalati piedipiatti a Parigi

"RUSH HOUR - MISSIONE PARIGI"
Regia di Brett Ratner
Con Jackie Chan e Chris Tucker
Action-comedy
Usa 2007
Nelle sale dal 5 ottobre 2007
Nel cuore di Parigi si nasconde un segreto mortale che l’ambasciatore cinese Han si accinge a svelare. L’agente diplomatico, infatti, è entrato in possesso di nuove ed esplosive prove relative all’organizzazione interna delle Triadi (la più potente e tristemente nota organizzazione criminale del mondo) e ha scoperto la vera identità di Shy Shen, il perno attorno al quale ruota l’intera organizzazione. Han è a Los Angeles e sta per testimoniare davanti ai giudici della Corte Penale Internazionale quando viene messo a tacere dalla pallottola di un misterioso assassino...
Dopo anni di preparativi Jackie Chan e Chris Tucker tornano a impersonare rispettivamente Lee e Carter, leggendaria quanto strampalata coppia di ispettori di polizia, a chiudere quella che si afferma come la trilogia action-comedy più prolifica della storia del cinema contemporaneo a livello di incassi. Il terzo, attesissimo, episodio di “Rush Hour” riprende le fila della serie e le ripropone in un contesto neutro per i protagonisti, quello francese. Nessuno dei due gioca in casa e i disastri che scaturiscono dalla loro interazione non possono che aumentare esponenzialmente. Situazioni rocambolesche non tardano a presentarsi con il continuo gioco a tira e molla del duo tra il personaggio equilibrato e quello fuori di testa. Si procede, secondo copione, tra combattimenti funambolici e spassose sequenze da operetta con tanto di balletti e immancabili interpretazioni canore.
L'azione è come di consueto ricca di trovate gloriose, ma rispetto ai primi due capitoli della saga fa un passo indietro, quasi a voler scansare i riflettori. Nonostante ciò l'intrattenimento rimane di buona qualità e a parte qualche siparietto forzato, l'episodio rimane di imprescindibile visione per gli appassionati della serie e dell'action-comedy in generale. Jackie Chan invecchia, ma i suoi anni se li porta decisamente bene.
venerdì 21 settembre 2007
Al cinema il cartone più irriverente della tv

"I Simpson - il film"
di Matt Groening
Usa 2007
Nelle sale dal 14 settembre 2007
Stavolta Homer l'ha fatta grossa. Non solo ha portato un maiale in casa, ma ne ha persino scaricato i bisogni nel lago di Springfield, che ha così nuovamente superato i limiti sostenibili di inquinamento: il governo americano non può che intervenire e inglobare la cittadina sotto una cupola di vetro indistruttibile per evitare contaminazioni. La famiglia Simpson, messa alla gogna dal resto della popolazione, sarà costretta a fuggire: spetterà a Homer, dopo mille vicissitudini, riportare le cose alla normalità.
Matt Groening, “papà” dei Simpson, è riuscito a infondere nuova linfa a una serie che, dopo vent'anni di trionfi, forse comincia a perdere un po' di smalto. I Simpson - Il film è divertente, simpatico e pieno di gag fulminanti ("Spiderpork" ad esempio). Protagonista assoluto della pellicola è ovviamente lui: Homer Simspon. Ancora più stupido, e per questo ancora più irresistibile, riesce a far ridere in ogni scena in cui interviene. Non si può fare a meno di notare, tuttavia, che il cinismo, la capacità di mettere alla berlina vizi, paure, dogmi e false certezze del mondo occidentale risulti spuntata rispetto alla stragrande maggioranza delle puntate viste in televisione.
Apprezzabile è, invece, il non aver voluto snaturare lo stile grafico dell'originale: le poche sequenze in tre dimensioni sono piacevoli e ben inserite nel contesto. Una stella in più va data "alla carriera", perché riuscire a far ridere e riflettere per vent'anni (e diciotto stagioni) è quasi impossibile nel frenetico mondo dell'intrattenimento, ma I Simpson, e quattrocento puntate lo dimostrano con cristallina chiarezza, ce l'hanno fatta.
sabato 15 settembre 2007
"28 settimane dopo": gli zombie sono tornati

"28 settimane dopo"
di Juan Carlos Fresnadillo
con Robert Carlyle, Catherine McCormack, Harold Perrineau, Mackintosh Muggleton, Imogen Poots
Usa 2007
Horror
Nelle sale dal 28 settembre 2007
Dopo il successo di “28 giorni dopo” del 2003, Juan Carlos Fresnadillo torna con il sequel dell’horror catastrofico che ha terrorizzato e stupito. Siamo nella Gran Bretagna continentale. Un terribile virus che trasforma gli uomini in zombie assetati di sangue ha sconvolto il Paese. Sei mesi dopo lo scoppio dell’epidemia, la terribile infezione sembra essere stata vinta e con il supporto dell’esercito degli Stati Uniti la ricostruzione ha inizio. Quando la prima ondata di profughi fa ritorno in patria, una famiglia viene finalmente riunita, ma uno dei suoi membri nasconde, a sua insaputa, un tragico segreto. Il virus non è ancora stato debellato e questa volta è ancora più pericoloso.
Nel cast un miscuglio di attori collaudati e giovani promesse del cinema. Robert Carlyle, il protagonista di “Full Monthy” e “Criminali per caso” è Don, padre di famiglia sposato con Alice (Catherine McCormack), ma i veri protagonisti sono i piccoli Andy (Mackintosh Muggleton) e Tammy (Imogen Poots), semidebuttanti sul grande schermo.
Colpi di scena, sangue, sparatorie, squartamenti. “28 settimane dopo” è stato prodotto avvalendosi di effetti speciali estremamente realistici e dettagliati che lo rendono un film sconsigliabile ai più giovani o ai deboli di stomaco benché la fotografia e lo studio della storia rendono il soggetto, forse un po’ inflazionato, interessante e nuovo. Gli straordinari e deserti scenari londinesi sostengono ancora una volta l'epicità del narrato, contribuendo in modo rilevante a ricreare le atmosfere che hanno reso famoso il primo episodio e dando ulteriore consistenza e fascino al risultato finale.
mercoledì 18 luglio 2007
"L'uomo medio + medio": avete davvero voglia di convenzionalità?

"L'uomo medio + medio"
di Pierre Paul Renders
con Khalid Maadour, Caroline Dhavernas, Thierry Lhermitte
Francia 2007
Commedia
Nelle sale dal 20 luglio 2007
"La ricerca di identità e la vera libertà individuale all'interno di una società che, in quanto potenza consumistica onnipresente e omnicomprensiva, ci inquadra e ci mette dentro delle caselle". Così Pierre Paul Renders descrive il significato ed obiettivo del suo ultimo lungometraggio intitolato "L'uomo medio + medio" con Khalid Maadour, Caroline Dhavernas, Thierry Lhermitte.
Emerso come concorrente del quiz televisivo "Comme tout le monde", Jalil viene preso di mira da una società di marketing che lo sfrutta come cavia attraverso la bella e misteriosa Claire. Fingendosi innamorata di lui, la ragazza lo testa (a sua insaputa) su prodotti e gusti mentre la società lo osserva giorno e notte, nel pubblico e nel privato. Quello che fa di Jalil un tipo "speciale" è che da solo vale un campione di 10.000 persone. Il suo dono è di essere lo specchio della maggioranza della gente, l'uomo medio più medio di tutti, al punto che persino il Presidente della Repubblica francese decide di basare la campagna elettorale sulle sue opinioni.
Che tipo di libertà ci resta in questa società apparentemente così libertaria, ma in realtà fatta di mode e stereotipi? E soprattutto, cosa vuol dire "essere come tutti gli altri"? Da una parte cerchiamo l'integrazione ad ogni costo, dall'altra sentiamo dentro di noi una vocina che esprime il desiderio di originalità, di unicità e che si rifiuta di essere assimilata alle masse.
Una commedia romantica, satirica, ironica e graffiante in grado di lanciare uno sguardo critico sul mondo di tutti i giorni.
giovedì 21 giugno 2007
Rimini. Un'estate per ricordare Federico Fellini

"Fellini Estate 2007"
Dal 30 giugno 2007
Rimini: Corte degli Agostiniani, Chiostro della Biblioteca civica, Museo Fellini, Grand Hotel, Lungomare Tintori
Per info: www.federicofellini.it
"A 14 anni dalla scomparasa di Federico Fellini è necessario intensificare gli sforzi e le iniziative per ricordare il ruolo fondamentale che il grande regista ha avuto all'interno della cultura italiana". Così ha esordito Pupi Avati, presidente della "Fondazione Federico Fellini", alla conferenza stampa di presentazione di "Fellini Estate 2007". Le iniziative previste, avranno luogo nel centro storico di Rimini (Corte degli Agostiniani, Chiostro della Biblioteca civica e Museo Fellini) e all'interno e sulla spiaggia del Grand Hotel. Come ha spiegato il direttore della Fondazione, Vittorio Boarini, si è scelto di proporre concerti, mostre, spettacoli teatrali, oltre, ovviamente alla proiezione di film ricordando il regista tramite diverse forme artistiche, con lo scopo di raggiungere un pubblico il più vasto possibile. Ad inaugurare la serie di eventi sarà "Fellini Privat", una mostra fotografica che si aprirà sabato 30 giugno alle ore 19.00 e che chiuderà solo a tarda notte in per la Notte Rosa di Rimini. Gli scatti sono stati effettuati da Chiara Samugheo, amica di Fellini, che lo ritrae in pose e ambienti quotidiani, in compagnia dei suoi cari o dei suoi più affezionati collaboratori. "Fellini Estate" proseguirà con un omaggio a Charlie Chaplin, in occasione del trentesimo anniversario della morte. Il tributo al regista ingleseavrà luogo sabato 14 luglio con la proiezione del film "Il Circo" del 1928, accompagnato dall'orchestra Nuova Sinfonica Italiana composta da 35 elementi che eseguirà le partiture originali composte dallo stesso Chaplin. Sulla spiaggia del Grand Hotel, saranno proiettati "Luci della ribalta", "I clowns", "Intervista" e "Notti di Cabiria", mentre presso la Sala Rosa del Grand Hotel sarà allestita una seconda mostra fotografica dal titolo "Il mio Fellini". Si susseguiranno altre iniziative minori in ricordo del grande regista come lo spettacolo "Il gran lunatico - Fellini spiegato ai bambini" o incontri e momenti di discussione sui film e l'eredità lasciata dal grande maestro.
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