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giovedì 3 dicembre 2009

Appuntamento a Milano con il Salone del libro usato

Mi piacerebbe creare una Milano da sfogliare, in cui i quartieri fossero i capitoli di un immaginario libro magico“. Con queste parole l’assessore all Cultura del Comune di Milano Massimo Finazzer Flory introduce la presentazione della quinta edizione del Salone del libro usato – Bancarelle in fiera. Organizzata dalla Fondazione biblioteca di via Senato con il patrocinio del Comune di Milano nella sede storica di Fieramilanocity, la rassegna si tiene dal 5 all’8 dicembre.

Più di 300 bancarelle ospiteranno i libri usati e fuori commercio provenienti da tutta Italia e altri paesi come Olanda, Inghilterra, Francia e Germania. Appassionati e curiosi saranno soddisfatti dall’offerta trasversale della manifestazione: dai grandi classici della letteratura ai fumetti, dai paperback gialli ai cataloghi d’arte. «Il Salone del libro usato – spiega Marcello Dell’Utri, presidente della Fondazione Biblioteca di via Senato – è cresciuto di anno in anno grazie alla passione di organizzatori e utenti. L’obiettivo è che si ponga, in futuro, come più grande salone del libro usato d’Italia e, perché no, d’Europa».

Tra le curiosità presenti quest’anno, da segnalare una vasta raccolta di materiali dedicati alla Rivoluzione Cubana e a quella Maoista. Gli amanti della lirica possono andare alla ricerca di volumi ormai introvabili così come gli appassionati di arte contemporanea. Molte le rarità, tra cui l’edizione originale del 1828 in lingua francese de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni proposta da Il Pensatoio Studio Bibliografico di Albavilla (Como), la prima edizione italiana del Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, pubblicata da Corbaccio nel 1933 ed esposta al Salone da Fuori Catalogo Studio Bibliografico di Castel S. Pietro Terme (Bologna), e le pressoché introvabili prime edizioni di due libri di scherma – l’Agrippa del 1553 e il Senesio del 1660, entrambe presentate dallo Studio Bibliografico Lex Antiqua di Castiglione dei Pepoli (Bologna).

Novità di quest’anno l’iniziativa del Bookcrossing: dal 30 novembre al 2 dicembre in 15 punti della città saranno posizionate bancarelle in cui saranno distribuiti circa 5mila volumi che potranno essere presi, consultati e in seguito restitutiti. Le bancarelle si troveranno in piazza Cavour, corso Garibaldi, le stazioni di Lambrate, Centrale, Cadorna, Garibaldi e Bovisa, piazza Piemonte, corso Vercelli, piazza della Scala, corso Genova, piazza 5 Giornate, piazza San Babila, corso Buenos Aires e piazza Cordusio.

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/12/appuntamento-a-milano-con-il-salone-del-libro-usato/

giovedì 24 settembre 2009

La “generazione no risk”. Consigli per superare la crisi

Generazione no risk” (Fazi, 2009) di Orazio Carabini, un tentativo di difendersi dalla crisi economico-finanziaria che ha travolto anche l’Italia. A un anno dal tracollo della banca Lehman Brothers, ecco un saggio interessante.
Il libro è stato presentato a Milano, all’istituto Bruno Leoni di via Moscova 28. Il modo in cui pensiamo influisce profondamente sulle nostre scelte economiche. Nel testo, si ritrova, quindi, una particolare enfasi sull’importanza di un’alfabetizzazione economico-finanziaria della popolazione. La profonda ignoranza di base, unita al giornalismo che usa trattare la materia come se fosse un romanzo d’appendice, porta a fare investimenti sbagliati, a rischiare su titoli troppo traballanti o ad accumulare credito senza far circolare denaro.

Non esiste, per definizione, un prodotto finanziario che non porti con sé una componente di rischio – ha commentato Filippo Cavazzuti, presidente, Patti Chiari -. “No risk, no finance”, come dicono gli americani. La finanza è nata proprio per gestire il fattore di rischio sugli investimenti che non può mai arrivare a zero. Ma una buona conoscenza può aiutare a muoversi all’interno del mercato”. Ma fino a che punto è possibile semplificare il linguaggio per rendere accessibile a tutti una materia così complessa? E’ difficile far passare il concetto di “probabilità” eppure sarebbe necessario, quantomeno, fare un tentativo dal momento che nel corso della vita chiunque ha a che fare con i concetti di risparmio, credito, investimento. E’ stato banalmente dimostrato che sono pochissimi gli italiani che conoscono il funzionamento di un conto corrente.

Gli italiani sono dei gran risparmiatori – ha spiegato Antonio Pilati, autorità garante della concorrenza e del mercato -. I fondi ammontano a circa tre volte il nostro debito pubblico: è questo il motivo per cui gli interessi da noi sono altissimi. Se questi liquidi fossero investiti e il denaro fatto girare, la situazione potrebbe migliorare molto”. Basterebbe la buona volontà del cittadino, unita al contributo dell’istruzione primaria e dei consulenti finanziari per creare dei consumatori consapevoli ed evoluti.

Nella situazione attuale – ha affermato Alessandro Foti, amministratore delegato Fineco – l’autoregolamentazione non può funzionare. L’intervento dello Stato deve essere massiccio insieme alla circolazione dell’informazione tra le varie parti di esso che devono lavorare in sinergia”.

Orazio Carabini, autore di “Generazione no risk” invece ha commentato: “Ho scritto il libro cercando di immedesimarmi in un risparmiatore medio. Mi sono reso conto che i problemi finanziari italiani sono spesso causati da disonesti intermediari che raggirano le persone. Tuttavia trovo che la colpa vada condivisa perché nemmeno l’ignoranza del cittadino che si lascia ingannare è giustificabile”.

Orazio Carabini, nato a Rimini nel 1954, è analista e commentatore del quotidano “Il Sole 24 Ore” e interviene spesso al TG1 in qualità di opinionista. Dopo essersi laureato in Economia alla Bocconi di Milano, dal 1979 ha lavorato per varie testate (”Mondo Economico, “Il Mondo” e “Milano Finanza”), occupandosi di politica economica industriale, finanza e risparmio. E’ stato anche portavoce della CONSOB e direttore del Servizio Studi e Comunicazioni della Banca Nazionale del Lavoro.

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/09/la-generazione-no-risk-consigli-per-superare-la-crisi/

lunedì 21 settembre 2009

Letteratura noir, apre lo Spazio MilanoNera

Amanti del noir, di gialli e polizieschi ecco pane per i vostri denti. MilanoNera Eventi, in collaborazione con Ugo Mursia Editore lancia una sfida e una scommessa aprendo uno spazio letterario e librario dedicato a tutti gli appassionati di indagini, morti misteriose, intrighi. Martedì 15 settembre è stato inaugurato, presso la libreria Mursia di via Galvani , lo Spazio MilanoNera, il best place del giallo e noir milanese, con una festa con tanti ospiti, aperitivo e una performance teatrale. MAGAZINE/Milano nera web press

Ospitato presso i locali de La Libreria Mursia, in via Galvani 24, a Milano, lo Spazio MilanoNera sarà interamente dedicato agli eventi e alla presentazione di libri gialli e noir. Ogni giovedì sera e ogni sabato mattina, lo Spazio accoglierà autori e protagonisti del giallo italiano e internazionale attraverso incontri, reading e anteprime, ma anche corsi e workshop di scrittura creativa tenuti da docenti d’eccezione.

Il primo ospite in programma sarà il Presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso, che sabato 19 settembre (alle ore 11) presenterà il suo “Il profilo del tartufo” (Rizzoli). Il calendario degli incontri di settembre e ottobre è fittissimo: interverranno infatti Alfredo Colitto (“Il candidato” - Verdenero), Gianluigi Nuzzi (“Vaticano Spa” - Chiarelettere), Danilo Arona e Alan D. Altieri (“Bad Prisma” - Mondadori), Alfredo Chiappori (“Quanti denti ha il pescecane” - Mursia), Hans Tuzzi (”La morte segue i magi” - Bollati Boringhieri) e la presentazione ufficiale del primo numero di MilanoNera Mag. Perché lo Spazio MilanoNera sarà anche sede della redazione del giornale che, da fine settembre, con una nuova e accattivante veste grafica, riprenderà le sue pubblicazioni con cadenza mensile e sarà distribuito gratuitamente nelle principali librerie d’Italia.

All’interno dello Spazio MilanoNera sarà inoltre possibile trovare e acquistare i cento romanzi gialli e noir più belli di sempre selezionati dalla redazione di MilanoNera. Dai grandi classici di Edgar Allan Poe, Carlo Emilio Gadda, Agata Christie, Giorgio Scerbanenco, James Ellroy e Jean Claude Izzo sino alle ultime novità editoriali come Fred Vargas e Stieg Larsson.

L’iniziativa è curata dalla MilanoNera Eventi (www.mne20.com), la società di organizzazione eventi culturali nata dal web press MilanoNera, presieduta dallo scrittore Paolo Roversi e composta di undici storici collaboratori della testata. “Con l’inaugurazione di questo spazio, MilanoNera diventa definitivamente un punto di riferimento nel panorama giallo e noir nazionale - spiega Roversi - . Dopo il portale e la web press gratuita, il nostro obiettivo è crescere anche grazie a questo spazio che, ci auguriamo, catalizzi l’interesse di tutti i lettori milanesi. E non solo“.

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/09/letteratura-noir-apre-lo-spazio-milanonera/

martedì 15 settembre 2009

“Vaticano Spa” e i suoi intrighi. La finanza della Santa Sede

L’enciclica “Caritas in veritate”, pubblicata in luglio da Papa Benedetto XVI, predica, tra l’altro, un’economia pulita. Leggendo “Vaticano Spa” (Chiarelettere, 2009) di Gianluigi Nuzzi questo principio suona quanto mai ipocrita.
Lettere, relazioni riservate, bilanci, verbali, bonifici. Spericolate operazioni finanziarie mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza. La finanza del Vaticano come non è stata mai raccontata. Magagne finanziarie, fondazioni fittizie, riciclaggio di denaro sporco, collusioni tra mafia e Vaticano. Questa è solo una piccola parte dell’intricato e losco universo che Nuzzi cerca di indagare sempre corredando le proprie affermazioni con documenti, dichiarazioni e scritti consultabili.
La saletta dedicata alle presentazioni della libreria Boragno di Busto Arsizio, giovedì 10 settembre, era piena fino all’orlo nonostante il caldo di un’afosa serata di fine estate. I presenti avevano tutti in mano una copia di “Vaticano Spa”: c’è voglia di incontrare l’autore per chiedere spiegazioni, approfondimenti, chiarimenti su un argomento che quantomeno stupisce per quanto sia paradossale.
Tutto comincia con il ritrovamento di documenti preziosissimi provenienti proprio dell’interno delle mura vaticane: si tratta dell’archivio di monsignor Renato Dardozzi, tra le figure più importanti nella gestione dello Ior (Istituto per le opere religiose, ovvero la banca del Vaticano), fino alla fine degli anni Novanta. Il prelato aveva fatto per anni la spola tra Ior, banche, politici e Santa Sede, aveva coperto intrecci finanziari di dubbia legalità per paura di rimetterci la vita. Tuttavia, alla fine dei suoi giorni, lascia le carte in suo possesso per denunciare un sistema corrotto e ambiguo. Si tratta di documenti che coprono un periodo che ha inizio con la morte per avvelenamento del banchiere Michele Sindona mentre lo Ior era diretto dal vescovo Paul Marcinkus, degli accordi tra Vaticano, Banco Ambrosiano e Loggia P2, del ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.
Era stato detto che il pontificato di Giovanni Paolo II aveva contribuito a restaurare il buio periodo di illegalità economico-finanziaria degli anni ‘70. Dalle carte risulta tutto il contrario. Dardozzi viene nominato nella commissione incaricata di “tirar fuori” lo Ior dal caso Calvi-Banco Ambrosiano, operazione riuscita con successo nel 1984, ma con la perdita di 242 milioni di dollari. Si parla di conti correnti occulti su cui sono transitati almeno 270 milioni di dollari provenienti da giri mafiosi. Come il conto Spelman, tra i cui firmatari autorizzati risulta anche l’onorevole Giulio Andreotti, e sul quale sono passate tangenti.
I conti utilizzati per il riciclaggio vegono aperti da monsignor Donato De Bonis, prelato dello Ior, che dimostra un cinismo senza limiti intestando gli stessi a finte associazioni di beneficenza in favore di bambini poveri o malati di leucemia. Ci sono poi eredità che dovevano essere devolute per opere di bene intascate da De Bonis & co. e denaro sottratto alle celebrazioni funerarie.
Gianluigi Nuzzi è giornalista di “Libero”. E’ stato inviato di “Panorama”, giornalista del “Corriere della Sera”, del “Giornale” e dal 1994 segue le principali inchieste giudiziarie con implicazioni politiche e finanziarie del nostro Paese.
Autore: Gianluigi NizziTitolo: Vaticano Spa. Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della Chiesa

venerdì 28 agosto 2009

Tre romanzi online per Paulo Coelho

Nonostante non sia più un giovanotto, Paulo Coelho è un internauta di tutto rispetto. E per festeggiare i suoi 62 anni compiuti lo scorso 24 agosto, lo scrittore brasiliano fa un regalo ai suoi lettori. Tre dei suoi romanzi saranno scaricabili gratuitamente da internet. L’autore, con 14 romanzi tradotti in 66 lingue e più di cento milioni di copie vendute in tutto il mondo, nonché grande seguace di Twitter e MySpace ormai non ha dubbi. È la rete l’agorà del futuro, anche per quanto riguarda l’editoria.

Il libro durerà per altri mille anni - aveva detto alla fiera del libro di Francoforte - ma per uno scrittore, internet è un formidabile strumento per incrementare il desiderio di leggere del pubblico". “Nulla potrà mai sostituire la carta stampata - ha continuato -, ma internet è uno strumento che lo scrittore non può ignorare“. Lo scrittore è anche un fortissimo sostenitore della condivisione file in rete, la quale consente al lettore di provare il prodotto prima del suo acquisto e, soprattutto per i libri, la considera fondamentale. Per tale motivo ha promosso questa originale iniziativa.

Online saranno scaricabili due romanzi completamente inediti: “Il cammino dell’Arco” e “Storie per padri, figli e nipoti” oltre a una raccolta di suoi scritti già pubblicati in rete, “Il guerriero della luce“. Il download è gratuito in varie lingue tra cui l’italiano e in molteplici formati, dal pdf a quelli elettronici per Kindle o Sody Reader. L’annuncio l’ha dato lo stesso Coelho, ovviamente dalle pagine di uno dei suoi social network preferiti, Twitter. “Questo è il mio regalo per voi“, ha scritto con l’essenzialità che il mezzo consente e ha aggiunto che non intende rilasciare i diritti a nessun editore per i prossimi due anni. Tale iniziativa procurerà con molta probabilità un successo editoriale mai registrato, tutto grazie alla gratuità di internet.

Con internet, dunque, cambia il mezzo ma non i contenuti. I temi trattati anche in questi inediti digitali sono quelli ormai cari da anni allo scrittore brasiliano: dalla fatica del vivere alla ricerca della saggezza. Il rapporto di Coelho con la rete si è costruito nel corso degli anni a partire dal 1999 quando fu proprio una copia pirata digitale del suo libro “l’Alchimista” che gli permise una diffusione lampo in Russia, passando da appena dieci mila copie vendute a un milione in un solo anno. Nel suo rapporto con il web non sempre tutto è filato liscio ma qualche incomprensione sull’argomento con uno dei suoi editori, la statunitense Harper Collins, non ha impedito allo scrittore brasiliano di continuare a utilizzare la rete come grande piattaforma di comunicazione. Proprio lo scorso anno Coelho ha tenuto a battesimo un “web-generated film“, un lungometraggio creato dai suoi fan di MySpace tratto dal suo romanzo “La strega di Portobello“. Tutto rigorosamente su internet.

Paulo Coelho è nato a Rio de Janeiro nel 1947. È considerato uno degli autori più importanti della letteratura mondiale. Le sue opere, pubblicate in più di centosessanta paesi e tradotte in sessantasei lingue, hanno venduto oltre cento milioni di copie. Tra i premi più recenti ricevuti dall’autore, il “Crystal Award 1999″, conferitogli dal World Economic Forum, il prestigioso titolo di Chevalier de l’Ordre National de la Légion d’Honneur, attribuitogli dal governo francese, e la Medalla de Oro de Galicia. Dall’ottobre del 2002 è membro della Academia Brasileira de Letras. Bompiani ha pubblicato con enorme successo L’Alchimista (1995), Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto (1996), Manuale del guerriero della luce (1997), Monte Cinque (1998), Veronika decide di morire (1999), Il Diavolo e la Signorina Prym (2000), Il Cammino di Santiago (2001), Undici minuti (2003), lo Zahir (2005), Sono come il fiume che scorre (2006), La strega di Portobello (2007) e Henry Drummond Il dono supremo (2007).

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/08/tre-romanzi-online-per-paulo-coelho/

venerdì 24 luglio 2009

Donne e lavoro: le esperienze

Incuriosito dal protagonismo femminile, Massimo Ceriani ne ha raccolto le testimonianze nel suo ultimo libro “Parole di donne (Ediesse, 2009). L’autore intervista donne di diverse età con l’intento di conoscere più da vicino la loro esperienza, come vivano il lavoro e il mercato, come rappresentino se stesse e la vita, quali risposte e quale immaginario avanzino con loro.

Appena mi si è presentata l’occasione sono entrata in una società di consulenza. Avere quel lavoro significava affrontare una vera sfida, perché a me le cose semplici non piacciono, le molle che mi muovono sono il mettermi in situazioni un po’ estreme dove sei costretta a metterti in gioco pesantemente. Alla fine sono riuscita a dimostrare a tutti che potevo farcela“. Parla così Laura Protasoni, consulente d’impresa di Gallarate.

Cristina Ronzoni, invece, ha iniziato a lavorare durante gli anni dell’università, come cameriera, aiuto cuoco, lavapiatti, apicoltrice e poi come insegnante, operatrice in comunità fino a diventare presidente di un Consorzio milanese di cooperative sociali. “Ero una donna che si confrontava in un ambito maschile e in un ruolo non proprio femminile – racconta –; è chiaro che se non avessi maturato certe competenze sarei rimasta indietro“.

Diletta Colombo, 28 anni, aspirante libraia. “Mi sono laureata nel 2005 in scienze politiche alla Statale di Milano e la tesi è andata così bene che avrei voluto fare il dottorato in storia delle relazioni internazionali. Presto mi sono scontrata con la dura realtà: fare il dottorato è una passione, devi esserne estremamente convinto e metterti nell’ottica che per molti anni non guadagnerai. Ti dedichi alla ricerca con un minimo rimborso spese e devi tentare in tutti i modi di vincere una borsa di studio per non fare la fame. Dopo essermi fatta due conti ho lasciato perdere e ho cominciato a inviare curriculum. Il giorno dopo già mi avevano chiamato per un colloquio alla Fnac. Ho avuto contratti co.co.co, part-time, semestrali e adesso ne ho uno di 18 mesi con possibilità di inserimento”.

Storie di donne lavoratrici che ancora oggi per assumere nella società il ruolo che meritano sono costrette a grossi sacrifici, di sicuro a mostrare capacità ed eccellenza. A volte sono obbligate a rinunciare ai propri sogni. Questo è l’unico modo per emergere. A maggior ragione in tempo di crisi. Ad oggi, tuttavia, le donne si confermano come le vere protagoniste del nostro mercato del lavoro, al cui interno si muovono sia come occupate, sia come ex-disoccupate alla ricerca di un impiego.

Dal 1993 al 2008 il tasso di attività femminile è passato dal 47,8% al 60%, il tasso di occupazione dal 43,4% al 57,1%. Lo rivela uno studio del Dipartimento del mercato del lavoro della CGIL Lombardia che ha altresì analizzato il mondo dell’imprenditoria femminile. Un fenomeno che cresce con ritmi sempre più sostenuti e che rappresenta il 25% dell’imprenditoria italiana. Le imprese controllate da donne si situano in particolare nel settore terziario: commercio, ristorazione e alberghi, servizi alle aziende, servizi sociali, personali e sanità.

Ma le prospettive in periodo di crisi non sono ovviamente rosee per nessuno. In particolare per quelle donne con contratti atipici (in Lombardia sono il 72% di contratti di avviamento al lavoro). Le imprese prevedono un calo dei livelli occupazionali attraverso il blocco del turnover e la cessazione dei contratti a termine. Riusciranno ancora una volta le donne a dimostrare il loro valore e superare questa fase trattenendo il proprio posto di lavoro con le unghie e con i denti? I precedenti, per fortuna, fanno ben sperare.

Massimo Ceriani lavora nella consulenza e formazione professionale e pratica da anni la pista della ricerca locale e delle storie di vita. Ha pubblicato, tra l’altro, Che cosa rimane. Racconti dopo il Sessantotto (Jaca Book, 2001) e Può non essere così. L’esperienza di un gruppo di donne con storie difficili (Alberti Editore, 2004).

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/07/donne-e-lavoro-le-esperienze/

giovedì 23 luglio 2009

Ecco il romanzo che non c'è

L’eroe dei due mari” è il nuovo romanzo del giornalista e scrittore Giuliano Pavone. Già recensito e apprezzato, il libro non ha ancora trovato un editore disposto a pubblicarlo. Il protagonista di questa storia è Luís Cristaldi, attaccante brasiliano dell’Inter e uno dei migliori calciatori del mondo. Seguendo un insolito voto, annuncia di voler giocare una stagione gratis nel Taranto, squadra di serie C1. Taranto, la città dei due mari, dei tre ponti e dei mille problemi.

La città della Marina Militare
e dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa, con record in fatto di inquinamento e morti bianche. La città che ha prodotto il fenomeno Cito e il dissesto finanziario più grave d’Italia.

Una narrazione in stile cinematografico segue i personaggi che si muovono attorno alle vicende calcistiche: una tifosa in procinto di sposare un “buon partito”, un disoccupato che non esce più di casa, due giornalisti che si contendono la stessa donna, un sindaco consigliato dal suo usciere. Un romanzo dove comicità e sprazzi di poesia si alternano a ritmo serrato. Una favola paradossale, ma realistica, sui meccanismi dell’informazione, sui rapporti fra Nord e Sud, sulle contraddizioni del calcio moderno e di quello di provincia. Una storia che diverte, commuove e fa riflettere.

Questa è la recensione di “L’eroe dei due mari“, il nuovo romanzo del giornalista Giuliano Pavone. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il libro in questione non è ancora stato pubblicato perché non è ancora stato trovato un editore disposto a farlo. Chi ha recensito la storia di Luìs Cristaldi l’ha dovuta leggere in formato di manoscritto e su fogli volanti. “Ho appena letto <> di Giuliano Pavone” - scrive il giornalista, scrittore e autore televisivo Tommaso Labranca su Film Tv della scorsa settimana - “Spero proprio che qualcuno lo pubblichi perché il romanzo oltre a essere divertente come una vecchia commedia all’italiana degli anni 70 è illuminante se si vogliono capire i recenti risultati elettorali [...] Pavone descrive mirabilmente l’entusiasmo calcistico eccessivo, quasi irritante, di alcuni accidiosi personaggi che si muovono sullo sfondo delle decadenze, delle mollezze e dei veleni italsiderei tarantini. Un atteggiamento che potrebbe essere facilmente pantografato su tutto il Paese“.

La recensione di Labranca ha suscitato molto interesse, sulla stampa cartacea e online. Diversi commenti e riflessioni sono state lasciate sul blog letterario Booksblog. Fra i commenti spicca quello di Fernando Coratelli, editor e scrittore: “Confermo il giudizio di Labranca, e aggiungo che se diverte come una commedia anni Settanta, possiede però anche l’amarezza della commedia anni Sessanta. Scritto con stile elegante ma mai eccessivo, è un grande romanzo corale che in alcune pagine descrittive degli stadi italiani, rimanda alle descrizioni di <> di De Lillo“.

Ma perché nessun editore vuole pubblicare il romanzo di Pavone?La concorrenza è spietata - spiega l’autore - : le case editrici ricevono decine, se non centinaia, di manoscritti al giorno. Anche nel caso che il proprio libro venga scelto, bisogna mettere in preventivo molti mesi prima di avere una risposta. Io ho iniziato a proporre il mio romanzo “solo” tre mesi fa, quindi è normale che non abbia ancora un editore. Anche se, a partire dalla recensione di Labranca, qualche giorno fa, sono già stato contattato da tre editori (alcuni dei quali avevo provato a contattare senza fortuna)! Questa improvvisa impennata di interesse da un lato è normale (anche considerando il credito di cui gode Labranca) ma dall’altro mi stupisce un po’. In fondo il mio romanzo (e come il mio tanti altri) anche senza che ne parlassero i giornali avrebbe ugualmente meritato una chance, no?


http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/07/ecco-il-romanzo-che-non-ce

domenica 28 giugno 2009

Un dizionario per Dumbo e Pochaontas

Biancaneve, Topolino, la sirenetta, Bambi. Chi non ricorda con affetto i personaggi dei cartoni animati che hanno accompagnato la nostra infanzia e quella dei nostri figli? Ma mettere ordine nella selva di nomi, storie e titoli non è facile, con una produzione vastissima proveniente dai cinque continenti e che è partita oltre cent’anni fa. E proprio in occasione del centenario della produzione del cartoon Daniel Valentin Simion ha deciso di creare Il Dizionario dei Cartoni Animati che classifica un secolo di storia dell’animazione: un archivio dei ricordi della nostra infanzia, “patrimonio generale dell’umanità”. Oltre 90.000 episodi Animati, in più di 3.000 schede contenenti tutte le informazioni e curiosità appartenenti ai singoli cartoni, tutte le serie italiane e straniere che sono passate sul piccolo, grande schermo e circuito commerciale, provenienti da tutto il mondo e che hanno appassionando generazioni di piccoli e grandi spettatori. Daniel Valentin Simion, prese 8 anni fa la decisione di creare il Dizionario quasi per caso, quando si rese conto che troppi titoli, troppi sequel, troppi remake e troppi spin-off, stavano entrando nel DNA di ogni bambino, adolescente e anche di ogni adulto creando una certa confusione.
Nel libro sono presenti cinque livelli di visione consigliata, determinati da pedagogisti, psichiatri e psicologi. Il Dizionario dei Cartoni Animati, edito da Anton Edizioni, sarà disponibile a un prezzo di 50 euro dal 27 giugno presso le librerie e i rivenditori del circuito Pan Distribuzione del gruppo Panini e su internet all'indirizzo www.criptonet.it.

martedì 23 giugno 2009

Trent’anni di guerra tv e il futuro del piccolo schermo

Trent’anni di guerra tv e dalla rottura del monopolio Rai. Conflitto d’interessi, futuro della televisione, nuove tecnologie nel libro di Franco Debenedetti e Antonio Pilati “La guerra dei 30 anni, politica e televisione in Italia” (Einaudi, 2009). Alla presentazione di Milano, giorni fa, botta e risposta tra Fedele Confalonieri e Walter Veltroni. Quattro quesiti referendari, diciotto sentenze della Corte costituzionale, crisi di governo: per 30 anni, la questione televisiva si è intrecciata con le vicende politiche italiane.
Non è successo in nessun altro Paese occidentale; in nessuno il proprietario di quasi metà dei canali televisivi nazionali si presenta alle elezioni cinque volte in quattordici anni, per tre volte le vince e diventa capo del Governo. Più di trent’anni è durata la «guerra» televisiva. Le sue radici affondano nella critica all’industria culturale. Le sue battaglie sono state parte di un gioco che aveva per posta l’assetto politico del Paese: gli anni Ottanta, l’ascesa del Cavaliere, il formarsi dell’Ulivo e la sua fine con la caduta del Governo Prodi, le leggi Maccanico, Gasparri e Gentiloni, la travagliata esistenza del Pd, il naturale alternarsi dei cicli politici. E, ora, siamo nei giorni scuri in cui alcuni potrebbero perdere fiducia nel futuro del capitalismo.

Da trent’anni la questione televisiva ingombra la scena politica italiana. Può essere piantata come bandiera dell’opposizione al centrodestra berlusconiano. Oppure può essere studiata per capire le cause delle tante anomalie italiane, di cui fa parte.

Il sistema informativo - ha detto Veltroni - non è fondato sull’autonomia. Il sistema è fatto da televisioni private, di cui è proprietario il presidente del Consiglio, e televisioni pubbliche, i cui vertici sono nominati dal presidente del Consiglio”. Non si è fatta attendere la risposta di Confalonieri. “Nessuno può negare - ha spiegato - che ci sia il conflitto di interessi. Ma ci sono persone che ogni cinque anni se ne fregano e lo votano. E’ un paese di cretini?». Secondo Veltroni, però, «non è il voto che consente di fare qualsiasi cosa. E’ un’idea sbagliata dal punto di vista della democrazia“. Il presidente di Mediaset ha replicato che con questa affermazione insulta gli 8mila giornalisti italiani. “Io i giornalisti li difendo - ha risposto l’esponente del Pd - ma esiste il problema che si sente un po’ una cappa di piombo in tv”. Poi, a chi gli ha chiesto se ritenga possibile trovare una soluzione al conflitto d’interessi, Veltroni ha risposto “sì” e, parlando dell’autonomia del sistema, ha sottolineato “che non si può essere giocatori e arbitri. Se le regole sono fissate da un giocatore, la partita è falsata“.

Ritornando al tema della guerra mediatica Confalonieri ha affermato: “La concorrenza è finita perché la tecnologia ha spostato il campo. Oggi c’è la tv digitale, il satellite, internet ma ci vogliono delle nuove regole dettate soprattutto dalla tecnologia. Inoltre -ha proseguito- c’è Murdoch che è l’editore più forte del mondo, ha i più grandi giornali del mondo e ha capito prima di tutti cosa fosse la pay tv. Il futuro è questo e bisognerà attrezzarsi, assecondare la tecnologia senza però dimenticare che prima di tutto ci sono i contenuti“.

Veltroni ha sottolineato come vi sia però una lettura particolare che va in un’unica direzione in questo passaggio complesso della televisione, un passaggio, ha detto che “si sta configurando con un pensiero unico. Mi rendo conto di quanto potesse essere dura nel periodo della egemonia del centrosinistra per gli esponenti di destra e oggi ci troviamo nella situazione opposta. Detto questo però dal punto di vista del paese la rottura del monopolio televisivo è stato un fatto positivo perché le tv locali sono state una grande ricchezza“.

Antonio Pilati (Milano 1947), componente dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato. Già direttore dell’Istituto di economia dei Media della Fondazione Rosselli. Ha pubblicato Il legame spezzato. Cittadini e politica (Ideazione Editrice, Roma 2003), La fabbrica delle idee (Baskerville, Bologna 2000) e ha curato Economia della conoscenza (il Mulino, Bologna 2005). Per Einaudi ha pubblicato, con Franco Debenedetti, La guerra dei trent’anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008 (2009).

Franco Debenedetti (Torino 1933), ingegnere, trentacinque anni nell’industria (Cir, Fiat, Olivetti), poi senatore con il centrosinistra per tre legislature. Ha pubblicato Sappia la Destra (Baldini Castoldi Dalai, Milano 2001), Grazie Silvio (Mondadori, Milano 2006), Quarantacinque percento (Rubbettino, Soveria Mannelli 2007) e ha curato Non basta dire No (Mondadori, Milano 2002). Scrive su diversi giornali italiani. Per Einaudi ha pubblicato, con Antonio Pilati, La guerra dei trent’anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008 (2009).

http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/06/trentanni-di-guerra-tv-e-il-futuro-del-piccolo-schermo/

martedì 16 giugno 2009

I tabù della letteratura erotica. La passione scorre tra le pagine

Siamo nel 2009, eppure la letteratura erotica è ancora un tabù. Sono stati fatti passi da gigante rispetto ai primi romanzi anni ‘70, ma i libri erotici incontrano ancora qualche difficoltà. Scopriamo perchè.
In passato la letteratura erotica ha avuto diffusione limitata, sia per l’imbarazzo di ammettere il possesso di un libro di quel genere sia per la vergogna dell’acquisto in libreria. Ora il settore comincia a rialzarsi. Poi la cultura televisiva l’ha riabilitata e successivamente sdoganata come lettura psicologica, allentando quell’alone di proibito che aleggiava tra le sue pagine. A questo punto i romanzi erotici del passato non rappresentavano più a pieno titolo l’immaginario di donne e uomini dei nostri tempi e, con l’avvento di internet, sono prolificati portali di ogni genere che raccoglievano i racconti personali dei nuovi autori di questo filone. Ora che l’offerta è così vasta e facilmente fruibile in modo totalmente anonimo, ci si è accorti che i numeri statistici di questo filone sono aumentati a dismisura per quanto riguarda la lettura online, a differenza dei formati cartacei che continuano ad arrancare.

A livello di libri il caso eclatante è stato quello di Catherine Millet, scrittrice francese che nel suo “Vita sessuale di Catherine M.” (Mondadori, 2002) descriveva senza remore le sue abitudini sessuali. Il libro andò a ruba. In Italia la pietra dello scandalo fu Melissa P., che nel suo “100 colpi di spazzola prima di andare a dormire” (Fazi, 2003) mette a nudo le sue esperienze sessuali di adolescente, con un’innocenza quasi disarmante. Non meno esplicito il romanzo sadomaso “L’uomo che mi lava” di Valentina Maran (Piemme, 2006).

Due anni fa (edito da Sonzogno, 2007) “Il dolce veleno dello scorpione“, libro-testimonianza di Bruna Surfistinha. E’ il diario di un’adolescente brasiliana, squillo d’alto bordo pur senza averne necessità economica. Nato da un blog tenuto dalla ragazza, è uno dei casi, sempre più frequenti, in cui il web diventa veicolo di contenuti per la carta stampata. Bruna (pseudonimo della ragazza) sceglie la prostituzione come mezzo per uscire dalla schiavitù della famiglia e quindi come affermazione della libertà.

Un tema dominante nella letteratura erotica femminile, le cui autrici hanno fatto del sesso il modo per affrancarsi dalla schiavitù della vita quotidiana e per dimostrare la propria indipendenza. Ma se negli anni Settanta, quando la donna stava lottando per ottenere i propri diritti, scrivere romanzi erotici femminili aveva un senso, una sorta di liberazione da una schiavitù durata secoli, oggi la sovraesposizione mediatica delle parti intime femminili ha svuotato questi contenuti di qualsiasi significato erotico. Parlarne non dà più scandalo, anzi, risponde a un cliché ormai superato. Non c’è più mistero, tutto è reso esplicito da televisione, cinema, carta stampata e web.

“Posh porn” è l’espressione con cui viene definito un nuovo filone di letteratura erotica.. Una definizione che ben caratterizza lo spirito alla base di una letteratura che nulla ha a che vedere con gli slanci realisticamente passionali delle scrittrici degli anni Settanta. Fredde e distaccate, scrittrici e protagoniste di questi nuovi romanzi vivono il rapporto sessuale con un cinismo calcolato e privo di partecipazione emotiva. Sanno quello che vogliono e hanno intenzione di raggiungerlo il prima possibile, senza fronzoli inutili ad accompagnarlo.
http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/06/i-tabu-della-letteratura-erotica-la-passione-scorre-tra-le-pagine/

domenica 14 giugno 2009

Libri e blog pro anoressia: filosofie che distruggono

Foto di donne magrissime, consigli per imparare a vomitare con semplicità, regole da seguire per imparare a digiunare, esaltazione di modelle anoressiche sono i temi prediletti di questi blog e libri. Si chiamano pro-ana e invitano alla magrezza assoluta come filosofia di vita.

“Magre da morire” Maria Letizia Perri (Aliberti) e “La ragazza che non voleva crescere” di Isabelle Caro (Cairo editore) sono solo gli ultimi due delle centinaia di libri che ogni anno vengono sfornati sull’argomento anoressia-bulimia. Per la maggior parte si tratta di autobiografie con lo scopo di testimoniare una malattia da troppi sottovalutata e cercare di far capire quanto posso diventare pericolosa, quanto possa trasformarsi in un vortice mortale, ma soprattutto quanto sia una malattia dell’amore e non della bilancia. Ma il disturbo alimentare non è solo visto in questa chiave, per così dire, “positivista”.

Esistono sulla rete numerosissimi blog pro-ana e pro-mia e anche qualche libro:“Vale ana” di Martita Fardin (Eliot) è uno dei pochi. Non è facile scovare siti sulla rete perché se scoperti vengono immediatamente oscurati, ma basta essere degli abili navigatori di Google e conoscere un minimo di inglese per trovarne a bizzeffe. Si tratta di comunità reali e virtuali che esaltano le dee Ana (dea dell’anoressia) e Mia (dea della bulimia): in pratica la religione del non mangiare. Pullulano testimonianze che esaltano l'esperienza di non nutrirsi, di vedersi sempre più magri, e ci si scambia commenti, foto e complimenti reciproci sui “traguardi” raggiunti, a volte senza ritorno.

“Buongiorno ragazze! mi sono appena pesata prima di far colazione e sto a 48...ieri ero a 47.5...mi sento enorme perchè la sera non riesco a non mangiare come vorrei...ho anke comprato full fast spray per la fame nervosa...” “Non ti preoccupare, ecco cosa devi fare quando ti viene fame: pensa a qualcosa di schifoso, tipo pulire il water o la lettiera del gatto”. Questi sono solo alcuni esempi dei consigli dispensati su blog, forum e community.

Proprio come se fosse una religione, le pro-ana si sono create anche 10 incredibili comandamenti da seguire rigorosamente. 1) Se non sei magra, non sei attraente; 2) Essere magri e' piu' importante che essere sani; 3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole; 5) Non puoi mangiare cibo Ingrassante senza punirti dopo; 6) Devi contare le calorie e ridurne l’ assunzione di conseguenza; 7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante; Perdere peso è bene, guadagnare peso è male; 9) Non sarai mai troppo magra; 10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.

La “moda” delle pro Ana e pro Mia è nata negli Stati Uniti e si calcola che oggi in America siano quasi 11 milioni le persone (99% donne tra i 12 e 40 anni) influenzate dal movimento e dall’ostentazione di un certo modo di apparire.Oggi in Italia sono due milioni i malati di anoressia, un decimo dei quali maschio (un dato in crescita), e un aumento dell’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare nella fascia femminile tra i 12 e i 25 anni. Tutto questo può far parlare di una vera e propria epidemia sociale
http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/06/in-aumento-libri-pro-anoressia-filosofie-che-distruggono/

Con Scribd l'e-book risale la china. Intervista a Bruno Editore

Nonostante la difficoltà della gente di accettare di leggere un libro su supporto digitale, numerose iniziative stanno rendendo l’ebook sempre più popolare. L’ultima è una piattaforma online su Scribd dove comprare e vendere libri elettronici risparmiando.

Il destino del libro nell’era digitale è stato, negli anni, più che mai controverso. Mentre per la musica, i video, i film si è assistito allo scardinamento più o meno totale dei modelli di vendita tradizionali e alla nascita di nuove forme di distribuzione digitale (dai file Mp3 a iTunes, dalle reti P2p a YouTube), fino a poco tempo fa l’editoria sembrava essere una sorta di roccaforte inespugnabile e impermeabile a processo di digitalizzazione di massa. Finora non si era ancora riusciti a coniugare gli interessi degli editori all’utilizzo di nuove tecnologie in modo profittevole anche per l’utente. Eppure qualcosa si muove. Piccoli passi positivi sembrano essere stati fatti su più fronti. A partire dall’editoria online per la scuola, con il ministro Gelmini che ha dato la sua benedizione ai testi scolastici scaricabili da intenet raggiungendo il duplice obiettivo di ridurre i costi e alleggerire gli zainetti. Tra gli editori di ebook scolastici, Bruno Editore è di certo il più quotato sul mercato e punto di riferimento per gli editori tradizionali interessati a sperimentare il formato elettronico e un nuovo modello di business. «Sono un appassionato di formazione e negli ultimi cinque anni ho letto circa duemila libri su questo argomento – racconta Giacomo Bruno di Bruno Editore – e navigando in internet alla ricerca di testi americani mi sono imbattuto in una sorta di ebook, così mi è nata l’idea di importare lo stesso concetto in Italia». Inizialmente la Bruno Editore commercializza solo testi e video propri, con il passare del tempo e il successo ottenuto, diversi autori hanno voluto appoggiarsi all’azienda fino a farla diventare leader nel settore. Altro step verso la fortuna dell’ebook è la genialata di Amazon che ha messo in commercio i dispositivi Kindle e Kindle 2, dispositivi portatili e senza fili per scaricare e leggere documenti, pdf e libri elettronici. Un’analoga applicazione per iPhone, poi, è stata immessa nel mercato dalla Apple, cosicché sarà possibile leggere il nostro romanzo preferito direttamente sul telefonino. Ultima trovata, in ordine di tempo, che dovrebbe contribuire al decollo dell’editoria online è l’idea di Scribd. Il noto social network per la condivisione libera di documenti online (lo YouTube dei documenti), propone ai suoi utenti un’importante novità, che dovrebbe risolvere anche le varie questioni legate al diritto d’autore, nelle quali il servizio è stato coinvolto in passato. Si tratta di una piattaforma per l’e-commerce, che ha costituito un vero e proprio store, in cui è possibile vendere e acquistare gli ebook. «Scribd è una sorta di Youtube di file e ebook. Per questo ritengo che sia un prezioso strumento di
viral marketing – spiega Giacomo Bruno - che possa far circolare le idee in cui crediamo. Ho visto
pubblicati molti degli ebook free e dei capitoli 1 che distribuiamo gratuitamente attraverso il sito di Bruno Editore. Questo aumenta la diffusione del nostro marchio e delle basi della formazione personale, professionale e finanziaria. E' anche uno straordinario strumento per creare e diffondere la cultura dell'ebook, in modo che le persone si abituino a leggere su schermo, con un grande risparmio di carta». Ogni autore ha la possibilità di realizzare un proprio profilo e può mettere in vendita la sua opera attraverso il Web sotto forma di ebook, in vari formati. Ognuno può fissare un determinato prezzo per la propria opera, beneficiare della “vendita diretta”, bypassando gli editori e le vie tradizionali di commercializzazione dei libri, potendo raggiungere in questo modo più rapidamente il mercato (in alcuni casi con maggiori guadagni). I lettori, dal canto loro, possono accedere a tanti libri a prezzi ridotti. L’autore percepirà l’80% di guadagno, in base al prezzo del libro, e Scribd tratterrà il 20%. Le possibilità per gli acquirenti sono molte: acquistare l’opera intera o solo alcuni capitoli o abbonarsi a un’opera le cui pubblicazioni avvengono in serie.
http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/05/con-scribd-ebook-risale-la-china/

Disarmati dalla mafia: tra connivenza e convivenza

“La lotta alla mafia unisce solo i morti. I vivi li divide tra chi la fa e chi la lascia fare agli altri”. Questa non è solo una frase provocatoria stampata in stampatello sul retro di un libro, una frase ad effetto messa lì per colpire. Questa frase racchiude con poche parole tutto il profondo significato del nuovo libro di Claudio Fava, I Disarmati, presentato mercoledì scorso presso la Feltrinelli di piazza Duomo a Milano. “I Disarmati – spiega il giornalista e politico autore del libro – è un titolo ingannevole perché fa pensare che ci troviamo pessimisticamente disarmati nei confronti della mafia. Invece io ho voluto raccontare di tutta quella gran fetta di popolazione che decide volontariamente di lasciarsi disarmare dalla mafia, di chiudersi nel guscio di omertà che essa impone, di scegliere la convenienza piuttosto che la legalità”. “La ricerca di Fava – spiega il giornalista Gianni Barbacetto, presente all’incontro – non vuole solo parlare di mafia, ma soprattutto vuole proporre un ragionamento sull’antimafia. Dopo anni in cui di questi argomenti non si poteva nemmeno parlare, credo che oggi si sia raggiunta una distanza tale per poterci fare delle serie riflessioni”.

C’è un’antimafia di cose fatte, conquistate, volute con ostinazione. Ma c’è anche l’antimafia delle occasioni perdute, di chi ha voltato le spalle a se stesso, ha svenduto il mestiere e la faccia. Di solito si racconta la prima, con i suoi eroi, i suoi martiri, le buone intenzioni. Per la prima volta questo libro racconta la verità sugli errori, le ingenuità, le viltà di chi avrebbe dovuto e potuto fare, ma ha preferito non fare. I Disarmati perlustra le terre di mezzo, le infinite zone grigie della contiguità e della compiacenza che hanno imbavagliato l’antimafia e reso possibile, quando non favorito, la mafia. Un viaggio che racconta i complici del silenzio e del consociativismo mafioso: nel giornalismo, nella politica, nella società civile. Per una volta, con i nomi e i cognomi al loro posto. Non mancano i ritratti di incredibile forza emotiva e collettiva di chi la propria battaglia l’ha combattuta e la combatte ogni giorno fino in fondo (dai grandi magistrati antimafia, ai giornalisti uccisi per amore della verità, fino agli imprenditori-coraggio), che sono evocati come la cifra di una terra che non si arrende e non si adegua.

Claudio Fava riesce ancora a indignarsi nei confronti di un sistema silenzioso che assorbe tutto e che avrebbe potuto assorbire anche lui. I Disarmati è un viaggio in Sicilia, a Palermo, a Catania, con qualche capatina negli uffici romani che contano, magari dei partiti della sinistra. Demolisce con fredda brutalità due dei più grandi quotidiani siciliani: il Giornale di Sicilia e La Sicilia. Entrambi fondati e gestiti da famiglie che non hanno mai disprezzato amicizie mafiose, frequentazioni massoniche e fotografie accanto ai boss. Un viaggio che racconta di fatti e persone, nomi e cognomi, colpevoli e colpiti, ma senza pietismo e falsi moralismi. Solo fatti nudi e crudi. Puro lavoro di denuncia giornalistica che si astiene dai giudizi perché di fronte a pizzi, regolamenti di conti, intrecci tra mafia e giornalismo, politica e magistratura ogni commento lascia il tempo che trova.Al giornalista Mario Francese il tesserino da pubblicista viene dato dopo essere stato ucciso da sicari mafiosi. Riconoscimenti sì, ma di indagini manco l’ombra. Troppo per un ragazzino di 13 anni, Giuseppe Francese, figlio del giornalista che non appena raggiunta l’età della ragione sceglie di intraprendere la professione del padre e di indagare sui suoi assassini. Il suo lavoro di ricerca costerà l’ergastolo per dodici persone. Così nel 2002 Giuseppe Francese scrive nel suo diario “Adesso il mio lavoro è finito” e si uccide. Storie di persone coraggiose costrette a combattere quotidiane battaglie solitarie, spesso derisi e guardati come alieni, storie di chi ha scelto la via più semplice e fa affari con la mafia alimentando quella che non è più solo un’organizzazione criminale, ma un vero sistema di potere infinitamente influente nel nostro territorio. Fava torna agli anni 80, dopo l’eccidio di Dalla Chiesa, della moglie e dell’agente di scorta. Rivede quei corpi e ricorda gli anni del coordinamento antimafia, messo in piedi dai giovani che affrontarono Sciascia dandogli del "quaraquaquà" quando attaccò Borsellino dalle colonne del Corriere della Sera. Ricorda e non nasconde le enormi contraddizioni dei leader, da Orlando che sparò (verbalmente) contro Falcone, mirando in alto, a Carmine Mancuso, il figlio del poliziotto Lenin ammazzato da cosa nostra; il Carmine passato dall’antimafia militante alle file di Forza Italia, che forse con i soldi della mafia fu costituita. Parla dell’ involuzione del Partito Comunista Italiano, che dall’intransigenza legalitaria che portò sulla croce Pio La Torre abdicò completamente alla lotta alla mafia, passando il comando a dirigenti indegni come Michelangelo Russo. Il tutto in nome di un immotivata frenesia di progresso, un progresso fittizio e a beneficio dei mafiosi. E dei loro amici. Per non parlare della squallida e orgogliosa confessione di uno dei fondatori del Pci siciliano, Napoleone Colajanni: “i soldi degli appalti li presi anch’io quando ero segretario della federazione di Palermo. Ma c’erano tre regole: non mettersi una lira in tasca, non dare nulla in cambio e non farsi beccare”. La Sicilia di quegli anni era un bestiario in cui entra a pieno titolo Sergio D'Antoni, ex segretario della Cisl, candidato alle europee con il Pd: "Se lottare per i lavoratori vuol dire essere mafiosi allora viva la mafia" scandiva di fronte alla bara di cartone di Orlando che i lavoratori delle aziende colluse bloccate dal sindaco di Palermo portavano in corteo. Dietro di lui annuiva Raffaele Bonanni. Lui come molti altri.

“Alla fine del libro al lettore viene da porsi una domanda – commenta il magistrato Armando Spataro -: questi giudici, giornalisti, politici corrotti e invischiati nelle maglie mafiose, a distanza di anni, avranno avuto qualche ripensamento sulla propria condotta? Si saranno chiesti quanto l’intermittenza di atteggiamenti nei confronti dei cittadini, il tradimento della fiducia accordata loro dalla gente, possa aver contribuito a rendere marcio il nostro Paese?”
http://www.ilrecensore.com/wp2/2009/05/i-disarmati-dalla-mafia-tra-convenienza-e-connivenza/

venerdì 14 novembre 2008

Giorgio Bocca e la crisi del giornalismo italiano

Nessuno meglio di Giorgio Bocca può aiutarci a riflettere sulla crisi che sta vivendo oggi la professione di giornalista. "E' la stampa, la bellezza!", il suo nuovo libro vuole essere un'occasione per riflettere sul destino di un mestiere che sembra aver perso le sue virtù. In Italia la carta stampata appare schiacciata dalle pressioni della politica e dell’economia, incapace di reagire allo strapotere della comunicazione televisiva, non più in grado di scandagliare i mutamenti reali della società. Abbiamo approfondito queste e altre questioni nell'intervista che segue.
Dottor Bocca, nel suo libro appena pubblicato “E’ la stampa, la bellezza!”, denuncia il mondo del giornalismo italiano. Quali sono i suoi limiti principali?
La pubblicità è diventata il vero direttore del giornale siccome fornisce il 60 per cento dei soldi necessari alla stampa. Poi bisogna considerare il gigantismo, ovvero la mania di aumentare continuamente il numero delle pagine e degli argomenti per cui i giornali sono diventati come quelli americani: il New York Times la domenica pesa quattro. I giornali sono diventati illeggibili.
Cosa significa la frase: “Il giornale come il computer è diventato un simbolo di potere: non importa capirlo, ma averlo”?
Credo che un lettore comune di un giornale attuale non riesca a capirne più del 20 per cento. Il linguaggio è diventato un gergo specialistico o tecnico o dello spettacolo. Io che leggo cinque giornali al giorno faccio fatica a capire quello che c’è scritto.
Come si è arrivati a questa situazione?
Si è arrivati a questa situazione perché il progresso si rivela un regresso. Il progresso ha significato più soldi in pubblicità per i giornali e meno possibilità per i giornalisti di scrivere la verità.
Secondo lei è possibile uscirne?
Non sono un profeta. Penso che il giornalismo sia ancora necessario e penso che tocchi ai giornalisti affrontare anche questi momenti difficili e andare avanti.
Cosa consiglia a un giovane giornalista che si avvicina alla professione?
Do solo un giudizio generale: oggi è molto più difficili fare il giornalista rispetto ai miei tempi.
Cosa rimpiange del “giornalismo di una volta”?
Il giornalismo in cui sono cresciuto io era un giornalismo soprattutto di inchiesta. Tutti quanti andavamo a vedere, ad esempio, come funzionavano le fabbriche come funzionava l’agricoltura, cosa che adesso non fa più nessuno.
In che modo possiamo evitare di essere fagocitati da un sistema ormai malato?
Nel mio libro racconto che uno dei direttori con cui ho avuto a che fare quando mi conobbe mi disse: “Taglia le punte e non fare nomi”. Se io avessi seguito i suoi consigli non avrei più scritto, invece me ne sono infischiato e ho scritto quel che volevo. A volte riuscivo a farmi pubblicare e a volte venivo messo in castigo. Il periodo è indubbiamente difficile perché con questo dominio dell’economia e dello spettacolo i giornali sono diventati dei rotocalchi con pagine e pagine su spettacolo e promozioni.
Nel suo libro spiega che è importante avere dei modelli validi da imitare. Quali sono stati i suoi modelli?
I miei modelli sono stati i giornalisti più anziani di me come Montanelli o come Barzini. Ho imparato a scrivere da loro.
E chi può essere considerato un valido modello al giorno d’oggi?
Non lo so…ci sarò io!

sabato 17 maggio 2008

Le voci dell'editoria

Cinquanta interviste per raccontare il mondo dell’editoria. È l’idea di fondo del libro Voci dell´editoria. Interviste sui mestieri del libro interamente creato dai 50 studenti del terzo anno del Laboratorio di editoria dell´Università Cattolica e presentato lo scorso 14 marzo in aula Bontadini. Madrina della presentazione e protagonista di una delle interviste Laura Bosio, docente, scrittrice ed editor che è intervenuta alla manifestazione insieme all’editore Ulrico Carlo Hoepli. Dopo i ringraziamenti di rito, Roberto Cicala, direttore del Laboratorio di editoria, ha lasciato la parola alla scrittrice che ha tenuto una lezione aperta sul tema Dall´autore al lettore raccontando il mestiere del lettore editoriale e il suo personale percorso professionale.
«Spesso – ha esordito la Bosio - la gente mi chiede: “come posso fare a invogliare mio figlio a leggere?” L’unico consiglio che mi sento di dare in questi casi è di far leggere un libro al bambino e stare a vedere se capita qualcosa nella sua mente: un viaggio, una scoperta, un’avventura». Queste sono un po’ le stesse sensazioni di cui deve tener conto il lettore editoriale quando comincia a sfogliare un nuovo manoscritto che potrà ottenere una buona critica e, dunque, meritarsi la pubblicazione. Può capitare, però che un libro risulti insipido, non perfettamente riuscito o poco comunicativo. «Personalmente se una storia non mi prende, difficilmente riesco ad arrivare fino in fondo – ha spiegato la scrittrice -, ma non è detto che per questo non rappresenti un buon lavoro». In questo caso bisogna immedesimarsi nella pluralità di sensibilità presenti nel panorama dei lettori e cercare di capire se quel libro che non ci è piaciuto particolarmente può interessare qualcun altro. «Come diceva Giuseppe Pontiggia – ha raccontato Laura Bosio – bisogna esercitare una lettura “come se”, ovvero interpretando le caratteristiche del possibile acquirente». Dopo la prima lettura, l’editor compila una scheda sul manoscritto in cui viene inserita la trama e un breve giudizio: se questo è positivo, prima di andare in stampa, avviene sempre un lavoro di “aggiustamento” del testo in collaborazione con l’autore. È importante che ogni parte del libro venga portata allo stesso livello di precisione e funzionalità. Ma per essere dei buoni lettori editoriali bisogna essere distaccati dal testo che solo in questo modo può ricevere una critica oggettiva. «Io sono anche scrittrice – ha concluso la Bosio – e spesso mi illudo di essere la prima lettrice di me stessa, ma questo non è possibile, si è sempre condizionati sui propri testi».
A nome dell’intero Laboratorio di editoria, poi, Camilla Cerioli ha spiegato come è stato condotto il lavoro di produzione del libro Voci dell´editoria. Interviste sui mestieri del libro. «Abbiamo cominciato a lavorarci a marzo – ha spiegato la studentessa – quando abbiamo deciso e ci siamo suddivisi le persone da intervistare. Abbiamo scelto un rappresentante per ogni categoria professionale che contribuisce alla creazione di un libro, dall’editore, al correttore di bozze, al traduttore, al lettore». Il Laboratorio ha voluto creare un prodotto di alto livello contattando voci illustri, non sempre semplici da reperire. Tra i protagonisti delle interviste ci sono la traduttrice di Harry Potter Beatrice Masini, l’editore Matteo Hoepli o Beppe Severgnini, sentito in qualità di lettore.

venerdì 9 maggio 2008

Al Día Negro va in scena il poliziesco

Sesta edizione per El Día Negro, la giornata dedicata al giallo spagnolo che ogni anno alimenta nuovi spunti di meditazione e di indagine. Ospiti di pregio, nazionali e internazionali, studiosi, giornalisti e scrittori si sono dati appuntamento alla manifestazione organizzata dal professore Dante Liano (nella foto) del Dipartimento di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere dell’università Cattolica in collaborazione con l’Instituto Cervantes e si sono confrontati su diversi aspetti e declinazioni del genere poliziesco. Con un grande successo di pubblico, è stato assolto ancora una volta l’onere di un nome impegnativo. El Día Negro riecheggia infatti la Semana Negra, la superfiera letteraria che ha luogo ogni anno a Gijòn nelle Asturie. «Gli studenti partecipano sempre volentieri e si divertono molto – ha spiegato il professor Liano - perché un conto è sentire parlare i docenti che usano un linguaggio accademico e sistemi convenzionali, un altro è ascoltare gli scrittori che per mestiere raccontano storie brillanti».
La giornata si è articolata in due momenti distinti. Nel rispetto della tradizione la valorizzazione dello spagnolo ha avuto il suo momento privilegiato con una mattinata interamente in lingua. Nella conferenza intitolata La pista spagnola, sono intervenuti Juan Aparicio-Belmonte e Carles Quilez due giovani scrittori spagnoli. Aparicio tende all’invenzione letteraria, mentre Quilez è un giornalista della catena Ser, uno dei più importanti gruppi radiofonici, per cui si occupa di seguire gli avvenimenti di cronaca. Per questo motivo è riuscito a conoscere alcuni dei maggiori delinquenti della Catalogna e ha scritto libri sulla storia di alcuni di questi. Durante la tavola rotonda, lo scrittore, ha descritto alcune delle vicende che hanno coinvolto i suoi protagonisti. Dante Barrientos Tecùn, scrittore e professore dell’università di Aix-en-Provence ha spiegato la situazione del giallo in America Latina. Raul Argemì, ha raccontato la sua esperienza di scrittore argentino che ha sofferto la persecuzione durante la dittatura, incarcerato dal 1976 al 1986. Dopo diverse esperienze e viaggi ha riparato a Barcellona dove ha cominciato a scrivere gialli con successo, vincendo molti premi.
Dal dibattito è emerso che la letteratura noir spagnola e ispanoamericana è diventata la narrativa sociale del ventunesimo secolo. A differenza dei romanzi di genere dell’Ottocento questo tipo di letteratura è in grado di raccontare la società, non solo in modo preciso e convincente, ma anche in modo attraente e interessante. Il giallo in lingua spagnola si distingue inoltre per l’importanza della verosimiglianza. Non è fondamentale, infatti, che gli avvenimenti raccontati siano realmente accaduti, ma che sembrino veri. Per converso capita invece che alcuni fatti reali superino l’immaginazione. «In Argentina – ha raccontato Raul Argemì – esisteva, per esempio, una fabbrica di alibi. Si trattava di un’agenzia perfettamente costruita che procurava documenti, biglietti aerei falsi e tutto il necessario per avere scuse indiscutibili nei confronti della moglie o del datore di lavoro di turno».
Durante il pomeriggio l’incontro dal titolo Fantasia, storia, noir si è aperto alla letteratura in generale e al rapporto degli scrittori con i romanzi. Sono intervenuti Marcello Fois, apprezzato scrittore e sceneggiatore, Margherita Oggero, autrice di gialli che hanno per protagonista un’insegnante e che sono diventati una serie televisiva, Nicoletta Vallorani (nella foto a sinistra), insegnante di letteratura inglese e giallista. Hanno partecipato, infine, Ben Pastor (nella foto sopra) scrittrice di gialli storici ambientati nell’impero romano e Barbara Garlaschelli, scrittrice e sceneggiatrice. Si è parlato dell’importanza di essere dei lettori appassionati e onnivori per diventare dei buoni narratori e di quanto sia fondamentale la tecnica. «Una volta si pensava che per diventare scrittori si dovesse essere dei geni ai quali giungeva improvvisamente un’illuminazione – ha spiegato Nicoletta Vallorani –, invece è fondamentale conoscere le regole per poi, magari, infrangerle». Gli autori che hanno ispirato gli ospiti sono molteplici e spesso non giallisti. Per Fois sono stati basilari i romanzi d’avventura di Stevenson, Jack London e Jules Verne, Ben Pastor è rimasta affascinata da Moby Dick di Melville, mentre Margherita Oggero ha amato Alice nel paese delle meraviglie. Barbara Garlaschelli e Marcello Fois hanno spiegato quanto sia affascinante e al tempo stesso complesso scrivere un racconto: «La brevità del racconto – ha detto la Garlaschelli – può risultare spiazzante e poco rassicurante. È necessaria, inoltre, un’ottima capacità di sintesi che non tutti hanno». Per concludere, si è parlato di quanto sia soggettiva la passione per la lettura e difficile consigliare un libro soprattutto ai giovani, disabituati a questo tipo di passatempo che rimane, spesso, solo un pesante obbligo.

lunedì 5 maggio 2008

Si può dare di più

“Voglia di Cambiare - Seguiamo l'esempio degli altri paesi europei”
di Salvatore Giannella
Editore: Chiarelettere
Prezzo: Euro 13,60

Tutto comincia con una statistica dell’Università di Cambridge: l’Italia è il paese meno felice d’Europa. Dove le morti sul lavoro, il precariato, le case sempre più costose, i trasporti, l'energia, la sicurezza stradale, lo smaltimento dei rifiuti, la parità tra i sessi sembrano problemi impossibili da risolvere. Salvatore Giannella con il libro “Voglia di cambiare” dimostra che i problemi, anche quelli grandi, si possono affrontare e superare, basta guardare ai modelli di eccellenza degli altri paesi europei. Un viaggio complesso all’interno della buona politica, quella vera, concreta, lontana dagli slogan cui siamo abituati. Strade, case per tutti, aria pulita e città vivibili non sono un’utopia, ma una realtà che i nostri vicini europei possono sbandierarci sotto il naso senza problemi. La Svezia ha quasi azzerato le morti bianche, conquistando il primato mondiale della sicurezza sul lavoro con l’introduzione di un delegato per la salute e la sicurezza. E guai a fare i furbi: due ministri, infatti, sono stati costretti alle dimissioni per aver retribuito in nero la babysitter e non aver pagato il canone tv. Con l'invenzione della corsia dinamica, in Spagna non si vedono più ingorghi in entrata e in uscita dall'autostrada, mentre i treni corrono superveloci. A Friburgo, in Germania, i cittadini hanno detto no al nucleare, ma contemporaneamente hanno detto sì alle energie pulite e trasformato l'energia solare in un formidabile business. L'Inghilterra ha scelto i migliori architetti per progettare case popolari di pregio e quartieri a misura d'uomo, e con controlli severi ha dimezzato le stragi sulle strade. I danesi non hanno più l'incubo della precarietà grazie alla "flessicurezza", mentre a Copenhagen i rifiuti vengono bruciati nel cuore della città, in regola con le leggi (e con tecnologia made in Italy). Una valanga di esempi concreti che inducono sensazioni contraddittorie: da un lato delusione per la triste situazione italiana, dall’altro fiducia nella possibilità di migliorare le cose. I problemi non sono né di destra né di sinistra. Non è importante se ad affrontare un problema sia un governo di un certo colore: quello che conta è distinguere tra i politici che fanno le conferenze stampa per annunziare l'inizio di un progetto e quelli che lo fanno dopo. Quelli che lavorano col pensiero della prossima campagna elettorale e quelli che lavorano pensando alle prossime generazioni, al futuro. Con la voglia e la risolutezza, con regole precise, condivise e rispettate da tutti risolvere i problemi si può e le soluzioni sono di una semplicità sconfortante. La buona politica è anche alla nostra portata.

giovedì 24 aprile 2008

«Vi presentiamo gli impresentabili»

“Se li conosci li eviti”
Di Peter Gomez e Marco Travaglio
Chiarelettere editore
Principio Attivo, pp. 576, euro 14,60

Parte con una chiara divisione di buoni e cattivi il nuovo libro di Marco Travaglio e Peter Gomez. In “Se li conosci li eviti” i virtuosi, purtroppo, occupano solo poche pagine rispetto ai curricula dei malandrini che si trovano tra le liste dei partiti che hanno corso alle ultime elezioni. Un “manuale di pronto soccorso” per aiutare gli elettori a scegliere il meglio, o il meno peggio, tra i candidati, anzi tra i parlamentari nominati dai partiti grazie al Porcellum. Il sottotitolo parla da sé: “Raccomandati, riciclati, condannati, imputati, voltagabbana, fannulloni nel nuovo Parlamento”. Gli “impresentabili” sono di tutte le liste e colori. Oltre 150 biografie di politici, vecchi e nuovi, con tutte le loro malefatte. Il libro è concepito come una guida a sezioni per orientarsi nell’intricata rete della politica italiana. Per puntare il dito contro i furbetti che si comprano la casa a prezzi stracciati in pieno centro a Roma, contro e contro quelli che credono che l’attuale Papa si chiami Bonifacio o che l’America sia stata scoperta nel 1862. Ci sono anche quelli che dicono una cosa e poi fanno l’opposto come Walter Veltroni che nel 2006 dichiara di non aver alcuna intenzione di presentarsi come leader del centrosinistra o Berlusconi che dichiara di essersi battuto fino all’ultimo perchè Biagi restasse in Rai. Quelli che hanno votato l’indulto e quelli che hanno partecipato alla grande abbuffata della monnezza in Campania. E poi i voltagabbana, gli assenteisti cronici e quelli con la fedina penale sporca, o dubbia. A farla da padrone è il Popolo delle libertà, che ha rinnovato il repertorio con parecchie new entry per meriti penali. I condannati in primo o secondo o terzo del Pdl sono 25, più almeno altrettanti indagati o rinviati a giudizio, senza contare i miracolati dalla prescrizione. L’Udc vanta almeno 5 condannati, fra provvisori e definitivi. La Destra 2 rinviati a giudizio, tra cui il suo leader Storace. L’Arcobaleno ha due condannati, uno i Socialisti 1. Anche il Pd, nonostante la promessa di Veltroni di non candidare nemmeno i condannati in primo grado, schiera due condannati definitivi, un condannato in primo grado, uno in appello, cinque indagati, un rinviato a giudizio, tre salvati dalla prescrizione. Politici che uccidono la libertà di parola, l’etica, la moralità, la legalità. Politici che non hanno interesse a far “rialzare” la nostra povera Italia. Lo stile è quello a cui ci hanno abituato i due giornalisti che insieme hanno già scritto diversi libri come “Uliwood Party” (2006) o “Mani Sporche” (2007). Un calibrato mix di satira, cura per i dettagli e precisa documentazione è la ricetta che rende leggero e pratico il tomo di oltre 500 pagine. Travaglio e Gomez hanno mandato “Se li conosci li eviti” in libreria qualche settimana prima delle elezioni con lo scopo di orientare gli italiani a votare meglio: ma se non avete fatto in tempo a prenderlo prima di andare alle urne, potete comunque leggerlo adesso e farvi un’idea di chi ci ha governato e di chi ci governerà.

lunedì 26 novembre 2007

L'orrore di Guantanamo


Nato ad Amburgo da padre indiano e madre tedesca, Rashid vuole andare in India a incontrare una parte di famiglia che non ha mai conosciuto, ma si ritrova nel posto sbagliato al momento sbagliato. Arrestato dalla polizia pakistana e consegnato agli americani, viene trasferito a Guantanamo dove inizia la sua vita di prigioniero.
Realtà e allucinazione, dolore paura e incubo: tutto si fonde in questo romanzo coraggioso che senza inutile pathos racconta di un’esperienza inumana e assurda.
Sembra che a Guantanamo ci abbia passato degli anni. Non è una ex-detenuta, nè una donna-soldato, è solo una scrittrice, tedesca per giunta. Dorothea Dieckmann racconta la detenzione di Rashid tra incubo e realtà, una sorta di flusso di coscienza in cui la veglia si confonde con sogno, ricordo e speranza. La scrittrice si basa su dati reali descritti nei minimi dettagli: immagini e reportage di giornalisti, militari, ex detenuti della base cubana. I dati, però, sono accessibili a chiunque, ma solo l'immaginazione è in grado di guardare dentro la mente di un uomo, simbolo di molti altri, il cui corpo è stato svuotato, umiliato, ridotto ai minimi termini.

sabato 17 novembre 2007

Cinque cubani in carcere senza prove


"Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba. Il caso dei Cinque: una storia inquietante censurata dai media"
di Salim Lamrani
Sperling & Kupfer
€ 9.80

A Cuba non esistono cartelloni pubblicitari. Girando per le vie dell’Avana, Santiago di Cuba e Holguìn non ci sono immagini di modelle prosperose o di telefonini d’ultima generazione. Ci si imbatte continuamente in messaggi e insegne politiche che inneggiano ed esaltano la “revolución” e l’opera di Fidel Castro. Tra i vari “Hasta la victoria siempre”, “Cuba o muerte” e le foto del Che, tuttavia, spiccano cinque volti sconosciuti accompagnati dalla scritta sempre uguale “Volverán!”. Chi sono questi uomini? Torneranno da dove?
Nel settembre del 1998 cinque cittadini cubani vengono arrestati a Miami, in Florida, con una lunga serie di accuse di violazione delle leggi federali degli Stati Uniti. I cinque erano arrivati qualche anno prima con la missione di cercare di smascherare le attività terroristiche dei mercenari armati dalle comunità di esiliati cubani anticastristi che da decenni organizzano attentati contro l'isola. Gli agenti dell'Avana vengono condannati in primo grado a pene durissime in seguito all'accusa di cospirazione e spionaggio e mentre si attende un nuovo giudizio, i cinque restano in carcere. Il libro “Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba – Il caso dei Cinque: una storia inquietante censurata dai media” di Salim Lamrani, vuole essere una risposta contro il silenzio dei media internazionali nei confronti di questa vicenda. Tramite i saggi di studiosi, uomini di cultura, giornalisti e veterani delle battaglie per i diritti civili, si è cercato di ricostruire una versione attendibile dei fatti nel tentativo di renderli noti all’opinione pubblica. Oltre alla testimonianza di Gabriel Garcìa Màrquez, la raccolta edita dalla dalla Sperling & Kupfer contiene i scritti di docenti come Noam Chomsky, Howard Zinn, Michael Parenti, Piero Gleijeses, diplomatici come William Blum, Wayne Smith, Saul Landau, dell'avvocato Leonard Weinglass oltre al direttore di “Le Monde Diplomatique” Ignacio Ramonet, di Ricardo Alarcòn, presidente del Parlamento cubano, di Gianni Minà e Nodine Gordimer, premio Nobel per la Letteratura nel 1991.