Sono passati due anni dalla loro apparizione insieme all'Auditorium Parco della Musica di Roma, nell'aprile 2006. Ludovico Einaudi e Paolo Fresu si ritrovano, per dar nuovamente vita a un binomio vincente e particolare, in grado di unire le atmosfere delle composizioni per pianoforte ai colori e alle tonalità jazz della tromba. I due artisti suonano insieme a Milano, presso il teatro Smeraldo, stasera in uno spettacolo di alto livello che unisce la professionalità di due dei più grandi musicisti italiani. Einaudi e Fresu, conosciuti in tutto il mondo, uniscono le loro esperienze, le loro musiche e le loro emozioni, presentandosi insieme per uno straordinario concerto. Le melodie evocative delle composizioni per pianoforte di Ludovico Einaudi incontreranno le sonorità jazz e i sussulti d'avanguardia della tromba di Paolo Fresu, dando vita a un carosello sonoro dalle inedite interpretazioni. Ludovico Einaudi, uno dei pianisti e compositori più conosciuti e celebrati, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea e svolge ormai da anni una consolidata e intensa attività concertistica sia come solista che con diverse formazioni strumentali. L’artista è apprezzato e richiesto in molti paesi, infatti il suo tour internazionale ha toccato Germania, Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio, Giappone e India. E non é un azzardo dire che l'ultimo album di Einaudi, Divenire, sia un capolavoro: l'hanno dimostrato le 22 settimane ininterrotte nelle cassifiche Nielsen dei 100 Cd più venduti in Italia e il Disco d'Oro che ha ricevuto, così come il successo ottenuto dalla critica. Un traguardo di rilievo per un artista che più di ogni altro ha saputo fondere differenti forme musicali in un unico genere personale e suggestivo. Divenire, infatti, si caratterizza per la presenza dell'orchestra a fianco del pianoforte e per un uso discreto ed elegante dell'elettronica. "Divenire' ha avuto una genesi lunga - spiega Einaudi – che è iniziata nel 2002 quando scrissi una suite per pianoforte, due arpe e orchestra d'archi. Dopo quell'esperienza ho fatto tante altre cose, ma ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto sviluppare l'idea in modo più ampio: così sono nati molti altri brani, un work in progress che il pubblico ha potuto seguire nella loro evoluzione e che nel tempo ha preso una forma definitiva". E sarà proprio dal repertorio più recente del pianista che i due musicisti partiranno per poi dar libero sfogo alla propria immaginazione. Nasceranno evocative e lunghe suite fatte di emozioni, improvvisazione e divertimento. La costante ricerca espressiva di Einaudi, il suo lodevole tentativo di amalgamarla a differenti stili superando i confini dei generi musicali, entra dunque nuovamente in contatto con le virtuose doti del trombettista sardo Paolo Fresu, protagonista della musica jazz degli ultimi anni, fautore del connubio fra la musica della sua terra di origine e quella afroamericana, che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Una vera esperienza in musica, imprevedibile, da assaporare fino all’ultima nota.
lunedì 8 dicembre 2008
Ludovico Einaudi e Paolo Fresu insieme allo Smeraldo
Sono passati due anni dalla loro apparizione insieme all'Auditorium Parco della Musica di Roma, nell'aprile 2006. Ludovico Einaudi e Paolo Fresu si ritrovano, per dar nuovamente vita a un binomio vincente e particolare, in grado di unire le atmosfere delle composizioni per pianoforte ai colori e alle tonalità jazz della tromba. I due artisti suonano insieme a Milano, presso il teatro Smeraldo, stasera in uno spettacolo di alto livello che unisce la professionalità di due dei più grandi musicisti italiani. Einaudi e Fresu, conosciuti in tutto il mondo, uniscono le loro esperienze, le loro musiche e le loro emozioni, presentandosi insieme per uno straordinario concerto. Le melodie evocative delle composizioni per pianoforte di Ludovico Einaudi incontreranno le sonorità jazz e i sussulti d'avanguardia della tromba di Paolo Fresu, dando vita a un carosello sonoro dalle inedite interpretazioni. Ludovico Einaudi, uno dei pianisti e compositori più conosciuti e celebrati, è tra le figure di punta della musica contemporanea europea e svolge ormai da anni una consolidata e intensa attività concertistica sia come solista che con diverse formazioni strumentali. L’artista è apprezzato e richiesto in molti paesi, infatti il suo tour internazionale ha toccato Germania, Spagna, Francia, Inghilterra, Belgio, Giappone e India. E non é un azzardo dire che l'ultimo album di Einaudi, Divenire, sia un capolavoro: l'hanno dimostrato le 22 settimane ininterrotte nelle cassifiche Nielsen dei 100 Cd più venduti in Italia e il Disco d'Oro che ha ricevuto, così come il successo ottenuto dalla critica. Un traguardo di rilievo per un artista che più di ogni altro ha saputo fondere differenti forme musicali in un unico genere personale e suggestivo. Divenire, infatti, si caratterizza per la presenza dell'orchestra a fianco del pianoforte e per un uso discreto ed elegante dell'elettronica. "Divenire' ha avuto una genesi lunga - spiega Einaudi – che è iniziata nel 2002 quando scrissi una suite per pianoforte, due arpe e orchestra d'archi. Dopo quell'esperienza ho fatto tante altre cose, ma ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto sviluppare l'idea in modo più ampio: così sono nati molti altri brani, un work in progress che il pubblico ha potuto seguire nella loro evoluzione e che nel tempo ha preso una forma definitiva". E sarà proprio dal repertorio più recente del pianista che i due musicisti partiranno per poi dar libero sfogo alla propria immaginazione. Nasceranno evocative e lunghe suite fatte di emozioni, improvvisazione e divertimento. La costante ricerca espressiva di Einaudi, il suo lodevole tentativo di amalgamarla a differenti stili superando i confini dei generi musicali, entra dunque nuovamente in contatto con le virtuose doti del trombettista sardo Paolo Fresu, protagonista della musica jazz degli ultimi anni, fautore del connubio fra la musica della sua terra di origine e quella afroamericana, che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Una vera esperienza in musica, imprevedibile, da assaporare fino all’ultima nota.
venerdì 28 novembre 2008
La Crus, ultimo show prima del divorzio
Un grande spettacolo fatto di musica e recitazione, contributi audio e video, partecipazione di grandi personalità della musica italiana. Il tutto in una cornice di classe come il Teatro degli Arcimboldi. Hanno scelto un modo raffinato per uscire di scena i La Crus che giovedì 4 dicembre saluteranno il loro pubblico con un ultimo grande concerto milanese dal titolo “A Milano non fa freddo”. Un appuntamento imperdibile che chiude la storia di una delle band più originali e suggestive del panorama italiano, una storia durata 15 anni, fatta di dischi seminali, innovativi e pluripremiati, tracciata da un percorso ricco di intuizioni, rivelazioni, collaborazioni. “Abbiamo sempre vissuto i La Crus come un progetto di continua innovazione – ha spiegato Mauro Ermanno Giovanardi, cantante del gruppo - e quando ci siamo resi conto di non poter più continuare su questa strada abbiamo pensato che la cosa migliore da fare fosse dare una conclusione a quello che è stato un percorso di crescita per tutti noi”. Lo spettacolo abbraccerà tutta la poetica tipica della musica dei La Crus e ripercorrerà la loro avventura musicale in compagnia di amici che negli anni hanno incrociato la loro strada, con cui hanno collaborato e condiviso lo stesso palcoscenico. Cristina Donà, Samuele Bersani, Riccardo Tesio e Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Rachele Bastreghi dei Baustelle, Nada e Manuel Agnelli degli Afterhours saranno gli ospiti presenti alla grande festa meneghina. Una serata che si annuncia intensa e ricca di sorprese, in linea con la cifra stilistica della band milanese. Canzone italiana d’autore, elettronica, videoproiezione, pop e teatro, il tutto diretto dalla regia di Francesco Frongia. “I La Crus sono stati per noi il più grande amore della nostra vita – spiega Cesare Malfatti – e gli amori sinceri non meritano mediocrità. Per questo abbiamo pensato di chiudere il nostro progetto in bellezza festeggiando la morte del gruppo perché questo significherà una rinascita per ciascuno di noi che continuerà la propria strada individualmente”. La scelta della scaletta cadrà sulle canzoni più importanti della carriera della band, le più struggenti, le più delicate e introspettive. Quelle che hanno fatto la storia del gruppo e che lo hanno maggiormente caratterizzato, ma non mancheranno i brani dell’ultimo album “Io non credevo che questa sera”. Sul palco insieme a Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti, saliranno i musicisti di sempre, Paolo Milanesi, Laziero Rescigno e Marcello Testa, accompagnati dall’Orchestra da Camera dell’Ensemble Musica Morfosi diretta da Feyzi Brera.
venerdì 21 novembre 2008
Invito per due al museo, offre la banca
Il patrimonio culturale italiano non è sufficientemente valorizzato dal punto di vista del sostegno finanziario. Da qui l’idea di Banca Network Investimenti di prendersi cura del proprio cliente attraverso l’arte. Il nuovo progetto della rete finanziaria presentato al Poldi Pezzoli, si chiama “Invito al museo” e propone ai suoi più di 120mila clienti l’invito per due persone a visitare gratuitamente (da gennaio ad aprile 2009) diversi musei italiani che hanno aderito al network creatosi per l’occasione. “I musei ci trasmettono valori eterni della bellezza artistica – ha spiegato Annalisa Zanni, responsabile del museo Poldi Pezzoli -. Essi rappresentano un patrimonio che appartiene alla sfera dello spirito e per questo vanno sostenuti e difesi. Questo è il motivo per cui siamo orgogliosi che un grande gruppo come Banca Network Investimenti si avvicini alla nostra realtà”. Per promuovere l’iniziativa, ai clienti, verranno distribuite carte di credito, bancomat e carnet di assegni con la raffigurazione di famosi ritratti. I volti dipinti da Andrea Appiani, Sandro Botticelli, Gustav Klimt, Andrea Mantegna, Amedeo Modigliani, Raffaello Zandomeneghi, Pietro Cosimo, Giuseppe De Nittis sono stati reinterpretati accostando elementi di quadri antichi allo stile moderno dello sfondo, creando così immagini calde e piacevoli. “La scelta dei ritratti femminili non è stata casuale – ha detto Angelo Testori, presidente di Banca Network Investimenti -. La donna, infatti, è uno dei simboli più efficaci per trasmettere cura, attenzione, crescita e dedizione, tutti valori presenti nella mission del nostro gruppo”. L’arte e, in particolare la pittura, hanno da sempre un forte valore sia culturale che economico. “Il nostro gruppo – ha continuato Testori – ha come obiettivo quello di valorizzare la propria immagine tramite una valida iniziativa culturale. Crediamo che il nostro successo, infatti, dipenda anche dalla complessiva crescita culturale dell’ambiente in cui operiamo”. Alla presentazione ha partecipato anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi che ha commentato: “Il denaro acquista senso se consente di accrescere la bellezza del mondo. Se il “bello” diventa uno strumento per prendersi cura dei propri clienti interpretando il legame tra valore culturale ed economico dell’arte, sicuramente si tratta di un’iniziativa pregevole”. L’arte è un mezzo di comunicazione raffinato e potente perché in grado di parlare, raccontare, trasmettere contenuti ed emozioni. “Quando un privato opera per il bene comune – ha concluso Sgarbi – fa un servizio pubblico. Banca Network Investimenti ha capito che se il denaro non ha la funzione di produrre bellezza allora non serve a niente”.
venerdì 14 novembre 2008
Giorgio Bocca e la crisi del giornalismo italiano
Nessuno meglio di Giorgio Bocca può aiutarci a riflettere sulla crisi che sta vivendo oggi la professione di giornalista. "E' la stampa, la bellezza!", il suo nuovo libro vuole essere un'occasione per riflettere sul destino di un mestiere che sembra aver perso le sue virtù. In Italia la carta stampata appare schiacciata dalle pressioni della politica e dell’economia, incapace di reagire allo strapotere della comunicazione televisiva, non più in grado di scandagliare i mutamenti reali della società. Abbiamo approfondito queste e altre questioni nell'intervista che segue.Dottor Bocca, nel suo libro appena pubblicato “E’ la stampa, la bellezza!”, denuncia il mondo del giornalismo italiano. Quali sono i suoi limiti principali?
La pubblicità è diventata il vero direttore del giornale siccome fornisce il 60 per cento dei soldi necessari alla stampa. Poi bisogna considerare il gigantismo, ovvero la mania di aumentare continuamente il numero delle pagine e degli argomenti per cui i giornali sono diventati come quelli americani: il New York Times la domenica pesa quattro. I giornali sono diventati illeggibili.
Cosa significa la frase: “Il giornale come il computer è diventato un simbolo di potere: non importa capirlo, ma averlo”?
Credo che un lettore comune di un giornale attuale non riesca a capirne più del 20 per cento. Il linguaggio è diventato un gergo specialistico o tecnico o dello spettacolo. Io che leggo cinque giornali al giorno faccio fatica a capire quello che c’è scritto.
Come si è arrivati a questa situazione?
Si è arrivati a questa situazione perché il progresso si rivela un regresso. Il progresso ha significato più soldi in pubblicità per i giornali e meno possibilità per i giornalisti di scrivere la verità.
Secondo lei è possibile uscirne?
Non sono un profeta. Penso che il giornalismo sia ancora necessario e penso che tocchi ai giornalisti affrontare anche questi momenti difficili e andare avanti.
Cosa consiglia a un giovane giornalista che si avvicina alla professione?
Do solo un giudizio generale: oggi è molto più difficili fare il giornalista rispetto ai miei tempi.
Cosa rimpiange del “giornalismo di una volta”?
Il giornalismo in cui sono cresciuto io era un giornalismo soprattutto di inchiesta. Tutti quanti andavamo a vedere, ad esempio, come funzionavano le fabbriche come funzionava l’agricoltura, cosa che adesso non fa più nessuno.
In che modo possiamo evitare di essere fagocitati da un sistema ormai malato?
Nel mio libro racconto che uno dei direttori con cui ho avuto a che fare quando mi conobbe mi disse: “Taglia le punte e non fare nomi”. Se io avessi seguito i suoi consigli non avrei più scritto, invece me ne sono infischiato e ho scritto quel che volevo. A volte riuscivo a farmi pubblicare e a volte venivo messo in castigo. Il periodo è indubbiamente difficile perché con questo dominio dell’economia e dello spettacolo i giornali sono diventati dei rotocalchi con pagine e pagine su spettacolo e promozioni.
Nel suo libro spiega che è importante avere dei modelli validi da imitare. Quali sono stati i suoi modelli?
I miei modelli sono stati i giornalisti più anziani di me come Montanelli o come Barzini. Ho imparato a scrivere da loro.
E chi può essere considerato un valido modello al giorno d’oggi?
Non lo so…ci sarò io!
lunedì 10 novembre 2008
Caparezza: "Non sono un cantante di protesta"
A sette mesi di distanza dall’inizio del suo tour Michele Salvemini, in arte Caparezza, torna a calcare i palchi milanesi con un concerto al Live Club di Trezzo sull’Adda sabato 15 novembre alle ore 22. Abbiamo fatto qualche domanda al cantante pugliese per saperne di più sul suo show e sul suo ultimo album.Michele sei in tour da aprile e per la terza volta torni a suonare a Milano. Come stanno andando i tuoi concerti? E come trovi il pubblico milanese?
In realtà ho deciso di fare questo secondo giro di concerti proprio perché il primo è andato molto bene. Per tutta l’estate i miei spettacoli hanno avuto un forte consenso di pubblico e questo mi ha permesso di prolungare il tour fino a febbraio, quindi alla fine sarà durato praticamente un anno. Il pubblico milanese è caloroso, molto attento anche se non riesco tanto a fare distinzioni tra i diversi tipi di spettatori perché credo che le persone che si avvicinano alla mia musica abbiano tutti una personalità piuttosto particolare e affine alla mia. Sento nel mio pubblico grande attenzione per le cose che dico e grande energia e voglia di essere parte attiva dei concerti.
I tuoi concerti sono una continua sorpresa, cambi di abbigliamento, travestimenti, scenografie divertenti, ma quello che colpisce sono soprattutto le smorfie del tuo viso e gli atteggiamenti che mostrano una fortissima partecipazione nei confronti della tua musica. Dove trovi ogni sera la freschezza e l’energia di affrontare una nuova serata?
E’ strano perché non usando additivi particolari credo che si tratti di una cosa innata. Penso di trovare l’energia nella mia parte introspettiva. In qualche modo l’aver subito per tanti anni la mia timidezza nei confronti delle cose, timidezza che ha sviluppato un senso critico, mi permette poi quando sono sul palco di esprimere tutta quella parte latente, repressa che accumulo durante i miei giorni senza show. Quindi il miracolo dell’energia che sprigiono sul palco è dovuta a questo perché non faccio nulla nemmeno a livello di preparazione fisica. E’ proprio una questione di adrenalina e di voglia di dire le cose che diventa più forte di qualunque fatica.
Quindi c’è ancora l’adrenalina prima di salire sul palco…
Esistono due tipi di sensazioni: quella più fortemente emotiva che ti porta ad avere paura prima di salire sul palco e che per me appartiene in qualche modo al passato; adesso invece ho solo una grande voglia di mettermi a cantare davanti al mio pubblico e di dire delle cose che per me sono importanti.
Michele, il tuo nuovo disco Le dimensioni del mio caos, è stato pensato come una storia in cui, partendo dalle proteste del Sessantotto arrivi a denunciare diversi aspetti dell’Italia moderna. Ci puoi spiegare meglio cosa vuole significare il tuo album?
Quando ho cominciato a scrivere l’album sapevo già che sarebbe uscito nel quarantennale del Sessantotto e mi sono chiesto che cosa fosse rimasto di quella rivoluzione culturale oggi. Ho affrontato questo argomento sciorinandolo in quattordici canzoni. Non mi do delle risposte, non cerco soluzioni, ma fotografo la realtà. Mi piace l’idea di poter fare dei dischi che abbiano un tema principale, che non siano una semplice compilazione di brani. Mi sono divertito molto a creare un concept, inventandomi delle storie e dei personaggi.
Per i personaggi del tuo album, Ilaria o Luigi delle Bicocche, ti sei ispirato a persone che realmente hai incontrato sul tuo cammino?
Sono delle figure immaginarie che contengono diversi personaggi accomunati da uno stesso modo di fare, le stesse idee, gli stessi obiettivi.
Sei un cantante ironico e critico, divertente, ma anche impegnato. Come ti vedi nel ruolo di cantante di protesta?
Male perché non sono un cantante di protesta, ma un cantante che protesta. A me più di tutto interessa l’arte, che esercito attraverso temi che mi stanno a cuore. Protestare tramite la musica per me è anche un modo per sedare reazioni dirompenti di altro tipo: di fronte a certe realtà per me intollerabili la prima forma di difesa è cantare. Non mi sento a mio agio nel ruolo di cantante di protesta a tutti i costi, io sono uno che fa la sua musica guardandosi intorno, tutto qui. Com’è cambiata la tua musica nel corso degli anni? Come definisci il tuo genere musicale?
Nel corso degli anni mi sono avvicinato sempre di più alla musica suonata rispetto all’elettronica e al campionamento a cui ero abituato quando ero più giovane. Oggi sono molto più attratto dai suoni delle chitarre, batterie acustiche che poi mischio a quello che è il mio background musicale, quindi mi sto avvicinando, in qualche modo, a una forma di cantautorato.
Sei ancora impegnato nell’aiutare giovani gruppi musicali ad emergere? In cosa consiste il tuo supporto?
Prima di raggiungere la popolarità avevo il tempo di produrre degli album, come fanno anche tanti altri artisti. Quello che faccio adesso è sostenere i nuovi gruppi andando ai loro concerti, parlando con loro, dando qualche consiglio e partecipando alle loro canzoni in maniera totalmente amichevole. Si tratta soprattutto di cantanti molfettesi, baresi o salentini. Diciamo che ho messo il mio zampino un po’ dove potevo.
Tu sei pugliese, ma per un periodo della tua vita hai vissuto a Milano per poi ritornare di nuovo nella tua Molfetta. Com’è andata? Sei scappato da Milano o ci sono altri motivi che ti hanno riportato in Puglia?
Quando ero a Milano a studiare sapevo che sarei tornato in Puglia: è stato solo un soggiorno di studio e non ho mai pensato di trasferirmi. Il mio sogno sarebbe quello che si creasse una realtà importante in Puglia che storicamente è sempre stata una regione di emigranti. Chi se ne va, per forza di cose deve lasciare i luoghi dell’infanzia e gli affetti e quindi è sempre una cosa un po’ triste che a me piacerebbe potesse non avvenire più.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Più che un progetto ho un piccolo sogno che spero di riuscire a realizzare nell’età della ragione. Mi piacerebbe, un po’ come tutti i cantanti, creare una mia etichetta discografica qui in Puglia.
Cosa ne pensi della vittoria di Obama in Usa?
Più che soffermarmi sulla vittoria di Obama, che indubbiamente rappresenta una forma di cambiamento importante, io mi fermo a pensare a questa visione che viene dagli Stati Uniti di una politica molto partecipata, cosa che qui in Italia si sta perdendo perché le persone sono totalmente sfiduciate nei confronti della politica e difficilmente escono di casa per andare a fare file chilometriche davanti ai seggi. C’è stata una grande voglia da parte degli americani di farsi parte attiva di queste elezioni, una voglia probabilmente alimentata dal mondo dell’informazione che ha sottoposto i due candidati a un vero e proprio “torchio” mediatico. Questo da noi non avviene: le elezioni sono molto vicine ad avere solo un effetto soporifero sulla gente.
E della protesta degli studenti qui in Italia? Qual è il tuo punto di vista?
Sono contentissimo che ci siano ancora persone che dimostrano con impegno le proprie idee senza farsi abbindolare. Vedo in questo ancora una visione romantica della realtà per cui sono uno di quelli che appoggia questa timida, ma forte forma di sessantottismo che sta venendo fuori in questo periodo.
sabato 25 ottobre 2008
L'arte in metropolitana
Metropoli e velocità, l'ambizione è il dono dell'obiquità, lotta dell'uomo metropolitano contro il tempo. Mutamento e movimento, uomo e città. Sarà questo il tema di City Bernetica, una mostra temporanea che sarà allestita in un luogo assolutamente atipico: in metropolitana, alla fermata di Loreto. Alle radici della città, laddove tutti passano, l’Associazione culturale per le arti contemporanee Arsprima con l’ ospitalità del consorzio Arredatori Milanesi, inaugura Tube Gallery, un esperimento che avrà la durata di un anno. Ogni mese sarà inaugurato un tema diverso che gli artisti di Arsprima saranno chiamati a interpretare con le loro opere. Installazioni, quadri, sculture, video e tutti i mezzi che l’arte contemporanea prevede saranno i mezzi per parlare e comunicare con i milanesi che vivono la “pancia” della città. La mostra, che sarà inaugurata venerdì 24 ottobre dalle 18.00 alle 21.00, nasce da un’idea del presidente di Arsprima Cristina Gilda Artese e di Angelo Di Palma. “Sentivamo il bisogno di allestire uno spazio nuovo oltre alla nostra sede espositiva – spiega Di Palma -, ma volevamo che si trattasse di un luogo innovativo e particolare, che potesse essere la giusta cornice per l’originalità che contraddistingue i nostri artisti”. Stefano Abbiati, Silvia Argiolas, Sarah Geraci, Barbara Giorgis, Alessandro Giordani, Daniele Giunta, Kruno Jasprika, Silvia Idili, Silvia Meis, Marco Minotti, Giuliano Sale, Siva. Sono questi i nomi dei pittori e degli scultori che saranno presenti all’esposizione City Bernetica. L’inaugurazione della mostra sarà anche l’occasione per presentare la nuova rivista d’arte “Or not” che verrà distribuita gratuitamente ai presenti. L’appuntamento, dunque è presso la fermata metropolitana Loreto con City Bernetica, mentre il prossimo appuntamento è per novembre 2008 con il nuovo tema Alone: solitudine e sviluppo del narciso.
martedì 21 ottobre 2008
Da "Amici" alle scuole d'arte milanesi
Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Uomini e Donne. I reality che affollano la televisione odierna infondono spesso false speranze in giovani e meno giovani: sembra quasi non essere più così fondamentale essere «bravi in qualcosa» per raggiungere la fama. Chi sfonda in qualità di «tronista», chi come ex inquilino della casa del Grande Fratello. Facce sconosciute che dall’oggi al domani riempiono le pagine dei rotocalchi e siedono nei salotti tv per diventare note al pubblico nel giro di poco. Peccato che altrettanto poco tempo sia sufficiente perché il grande pubblico rimuova dalla propria memoria fotografica il volto di questi personaggi spesso privi di qualunque attitudine artistica. Almeno i ragazzi di Amici, come si dice, «qualcosa sanno fare». E a poche settimane dall’inizio della fortunata trasmissione condotta da Maria de Filippi c’è grande fermento tra ragazzi e ragazze di tutta Italia. Sulla scia della trasmissione sono tantissimi i ragazzi che si appassionano alla danza, alla recitazione e al musical, ma a Milano non è così facile orientarsi tra le numerosissime scuole. Difficile rendersi conto quali siano le migliori, che permettano un corso di studio serio senza per forza rivolgersi al Piccolo Teatro, alla Scala o al conservatorio. Una regola generale può essere quella di controllare con attenzione il curriculum dei docenti, sia che si tratti di ballerini, di attori o cantanti. É importante anche accertare quali artisti si siano formati nel corso degli anni nella scuola che si sta considerando. Nella scelta del corso, poi, è buona norma evitare di usare come discriminante il costo, in quanto non è detto che una scuola più dispendiosa sia necessariamente migliore. Anzi, specie negli ultimi anni, molte scuole ottengono finanziamenti pubblici e, quindi, superando dei test di ammissione è possibile seguire i corsi anche gratis. Detto questo, per i milanesi interessati alla danza, dei buoni istituti possono essere il Centro Studi Gianni Zari, lo Spid (Scuola Professionale Italiana di Danza), Principessa Dancing School oppure il Centro studi coreografici teatro Carcano. «Principessa Dancing School offre un’ampia proposta per i ragazzi appassionati di danza che vogliono sperimentare le proprie capacità - spiega la fondatrice della scuola Maria Antonietta Berlusconi Beretta -. Le gioie e i dolori di uno studio di danza sono una prova per capire se c’è la stoffa per pensare al futuro. Trovo che il ballo sia un’ottima palestra per i giovani perché insegna a conoscere i propri limiti e a relazionarsi con gli altri e aiuta a mantenere un ordine fisico e mentale». Per chi preferisse dedicarsi alla recitazione, invece, si potrebbe rivolgere al Centro Teatro Attivo, a Quelli di Grock o alla scuola di teatro del Teatro Libero di Marcella Formenti. «La scuola di teatro Quelli di Grock da più di 30 anni si pone fra le più prestigiose realtà formative private di tutto il territorio nazionale - spiega Luca Gatti, insegnante di recitazione -. La scuola è frequentata ogni anno da centinaia di allievi e propone una ricca rosa di corsi: corso attori, mimo, teatrodanza, canto, dizione e doppiaggio, corsi di teatro per adolescenti, seminari e stage, laboratori di teatro per le scuole. Nei nostri corsi si affrontano nuove formule che mirano a valorizzare la creatività e la sensibilità di ogni individuo e aiutano a trasformarne le potenzialità personali in espressioni compiute. Così si crea un percorso didattico forte di esperienza, ma costantemente alimentato dal desiderio di esplorare e di conoscere». Ma c’è anche chi ama la formazione artistica a 360° e non vuole farsi mancare niente. Per queste personalità a tutto tondo non mancano a Milano valide scuole di musical per imparare a ballare, recitare e cantare allo stesso tempo. Una delle più rinomate è la Sdm - Scuola del musical, con la collaborazione di Saverio Marconi (regista di musical come Grease con Lorella Cuccarini, Sette spose per sette fratelli, Pinocchio, Tutti insieme appassionatamente e Cabaret con Michelle Hunziker) e diretta da Federico Bellone. In alternativa esiste The Actor’s Academy, fondata grazie al supporto dell’attore Edoardo Costa dove si può godere dell’insegnamento di grandi docenti che hanno lavorato proprio a Hollywood, patria del musical per eccellenza.
martedì 16 settembre 2008
Un gioco per raccontare la Milano che cambia

In che modo è possibile sviluppare l’affezione per il territorio attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie? La risposta è Milano Mashup, un gioco urbano interattivo ideato e prodotto da Metaflow e Urban Screen per il Comune di Milano, che avrà inizio in Ottagono (Galleria Vittorio Emanuele) sabato 20 settembre e proseguirà per i quattro sabati successivi per terminare l’11 ottobre. L’idea è di Mario Flavio Benini, direttore creativo dell’agenzia di comunicazione culturale-commerciale Metaflow, che si è inventato un nuovo modo per raccontare il territorio avvalendosi dell’uso del cellulare tramite l’invio di sms e mms e del mixaggio in tempo reale. Chiunque può iscriversi e partecipare al gioco che avrà una durata di quattro ore per ogni giornata che avrà un tema specifico e un coordinatore di rilievo. Per lo scrittore Gianni Biondillo il tema sarà «Dove corre la nuova metrò», per il blogger Roberto Moroni «Hai paura del buio», per le designer Anna Barbara e Carolina Rapetti dello studio Lab «I’m. Piacere Milano» e per lo scrittore Gianluigi Recuperati «I ricordi possono aspettare?». All’inizio del gioco i coordinatori spiegheranno ai partecipanti in che modo hanno intenzione di affrontare il tema della giornata e li «spediranno» in specifiche location della città. In seguito i giocatori riceveranno sul proprio telefonino delle istruzioni sul tipo di materiale che saranno chiamati a produrre e a riinviare immediatamente ai cordinatori sotto forma di brevi testi sms o di fotografie mms. Dalla piazza Duomo, poi, questi verranno montati, mixati e proiettati in tempo reale sul megaschermo in modo da creare un racconto collettivo significativo. In un secondo momento, poi, il materiale raccolto verrà accuratamente selezionato per creare delle vere e proprie storie che verranno proiettate all’Ottagono, allo Urban Center e anche diffuse via internet. «Abbiamo invitato chiunque a partecipare - spiega Cinzia Moretti di Metaflow - dai ragazzini, alle famiglie, ai sessantenni, in modo da rendere una lettura della città da diversi punti di vista e aiutare tutti ad affezionarsi un po’ di più alla nostra Milano, troppo spesso vista solo come un grigio luogo di lavoro». Il progetto è stato fortemente sostenuto da Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del Territorio che ha dichiarato: «Questa iniziativa davvero originale è uno degli strumenti che devono utilizzare i milanesi per capire il fermento della città, il momento importante che sta vivendo Milano nella sua trasformazione. Un gioco, ma anche un modo particolare e avvincente per raccontare la Milano che cambia».
Piero Pelù: "Nel rock italiano tante buone proposte"

Sta girando l’Italia dalla fine di giugno per far conoscere al pubblico la sua ultima creazione, l’album «Fenomeni». Piero Pelù sta calcando i palchi dello stivale portando il suo rock all’italiana tra novità e ritorno alla tradizione. Al suo fianco, l’affiatata band composta da Daniele «Tom Tom Barni» Bagni al basso, Paolo «Zio Pol» Baglioni alla batteria, Federico «Sago» Sagona al piano elettrico e Cosimo «Zanna» Zannelli alle chitarre.
Piero, hai passato l’estate in tour, come sta andando?
Piero, hai passato l’estate in tour, come sta andando?
Sono veramente felicissimo di come sta andando questa tournée, ma soprattutto della risposta del pubblico. Evidentemente questo ultimo album, «Fenomeni», ha ricucito un po’il legame con i vecchi fan dei Litfiba, quelli più rocchettari, che grazie a questo sound si sono riavvicinati alla mia musica. Sono orgoglioso anche della band che sta suonando molto bene. Suonano con me musicisti molto preparati con degli arrangiamenti nuovi che funzionano davvero. Poi lo spettacolo è elaborato e completo perché ha una scaletta ricca che non include soltanto pezzi del nuovo album, ma anche diverse «perle» che provengono da tutta la mia carriera artistica. Lo show, inoltre, non è composto di sola musica, ma abbiamo inserito anche diverse parti mimiche e parlate che mi diverto molto a fare e allo stesso tempo riscuotono un forte apprezzamento da parte del pubblico.
Ormai fai parte della scena musicale rock dagli anni Ottanta. Come si è evoluto questo genere in Italia?
Il rock si è evoluto insieme all’innovazione tecnica. In particolar modo l’avvento del computer ha rappresentato la svolta perché ormai con pochi soldi si riescono a produrre dei demo o anche dei dischi che prima costava un occhio della testa realizzare. Nei primi anni Ottanta anche gli studi erano tutti di scarsissima qualità
Esistono giovani gruppi italiani che oggi come oggi possano rappresentare degnamente il genere rock?
Gruppi emergenti degni di nota ce ne sono a decine. Il mio show di Milano, per esempio, è stato aperto dai Graffito, un gruppo metà milanese e metà torinese che è veramente molto interessante, suona una bella miscela italiana di rock, metal, funky e rap. Sono molto orgoglioso che questa band abbia suonato prima di me.
Durante la tua carriera artistica hai avuto modo di collaborare con diversi artisti tra cui Jovanotti, Gianna Nannini, Ligabue e perfino Mina. C’è ancora qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare?
Sono veramente tanti gli artisti italiani che stimo e non mi va di fare nomi perché rischierei di dimenticare qualcuno. A me piace molto la collaborazione in generale, mi piace sempre perché rappresenta uno scambio e tutto quello che è scambio è allo stesso tempo arricchimento personale e crescita. Qui ci si riallaccia un po’ al tema che tratto nel secondo singolo del mio ultimo album «Viaggio» in cui dico proprio che lo scambio di sguardi, di esperienze, di parole è ciò che ci permette di crescere.
A proposito del tuo ultimo album, in «Né buoni, né cattivi» hai cantato della separazione con i Litfiba, in «UDS-l'uomo della strada» hai affrontato temi sociali, «Soggetti smarriti» è un lavoro introspettivo e autobiografico: di cosa parla, invece, «Fenomeni»?
Fenomeni è un disco incentrato principalmente sull’importanza e sulla difficoltà della comunicazione al giorno d’oggi. Cerco di affrontare questo tema a 360° da tutti i punti di vista.
C’entra qualcosa questo col fatto che tu abbia voluto raccontare in tempo reale sul tuo Myspace di internet le varie fasi della registrazione dell’album?
Sì, è pienamente nel tema del disco e io mi sono divertito molto a tenere questa sorta di diario di bordo che mi piacerebbe riproporre anche per i prossimi lavori. È qualcosa che nella mia storia di artista mancava. Questo ha permesso un po’ a tutti di entrare gradualmente nell’atmosfera dei pezzi nuovi e creare anche una certa partecipazione facendo vedere, con una pillola quotidiana, ciò che succedeva in studio.
Questo, per caso, vuole essere un tentativo di raccogliere anche fasce di pubblico più giovani, tra quelli che hanno più dimestichezza con internet?
Sinceramente non mi sono mai preoccupato del target. Questo è un problema che spetta agli esperti di marketing, ai pubblicitari e agli esperti di management. Io sono un artista e se dovessi suonare calcolando quella che dovrebbe essere la risposta finirei a fare musica di plastica. Invece la mia, dopo tanti anni, cerca ancora di essere una musica delle emozioni. Quando avviene l’incontro con chi è interessato alle mie emozioni scatta un bellissimo feeling, se quest’incontro non avviene non importa, non è compito mio piacere a tutti.
Ormai fai parte della scena musicale rock dagli anni Ottanta. Come si è evoluto questo genere in Italia?
Il rock si è evoluto insieme all’innovazione tecnica. In particolar modo l’avvento del computer ha rappresentato la svolta perché ormai con pochi soldi si riescono a produrre dei demo o anche dei dischi che prima costava un occhio della testa realizzare. Nei primi anni Ottanta anche gli studi erano tutti di scarsissima qualità
Esistono giovani gruppi italiani che oggi come oggi possano rappresentare degnamente il genere rock?
Gruppi emergenti degni di nota ce ne sono a decine. Il mio show di Milano, per esempio, è stato aperto dai Graffito, un gruppo metà milanese e metà torinese che è veramente molto interessante, suona una bella miscela italiana di rock, metal, funky e rap. Sono molto orgoglioso che questa band abbia suonato prima di me.
Durante la tua carriera artistica hai avuto modo di collaborare con diversi artisti tra cui Jovanotti, Gianna Nannini, Ligabue e perfino Mina. C’è ancora qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare?
Sono veramente tanti gli artisti italiani che stimo e non mi va di fare nomi perché rischierei di dimenticare qualcuno. A me piace molto la collaborazione in generale, mi piace sempre perché rappresenta uno scambio e tutto quello che è scambio è allo stesso tempo arricchimento personale e crescita. Qui ci si riallaccia un po’ al tema che tratto nel secondo singolo del mio ultimo album «Viaggio» in cui dico proprio che lo scambio di sguardi, di esperienze, di parole è ciò che ci permette di crescere.
A proposito del tuo ultimo album, in «Né buoni, né cattivi» hai cantato della separazione con i Litfiba, in «UDS-l'uomo della strada» hai affrontato temi sociali, «Soggetti smarriti» è un lavoro introspettivo e autobiografico: di cosa parla, invece, «Fenomeni»?
Fenomeni è un disco incentrato principalmente sull’importanza e sulla difficoltà della comunicazione al giorno d’oggi. Cerco di affrontare questo tema a 360° da tutti i punti di vista.
C’entra qualcosa questo col fatto che tu abbia voluto raccontare in tempo reale sul tuo Myspace di internet le varie fasi della registrazione dell’album?
Sì, è pienamente nel tema del disco e io mi sono divertito molto a tenere questa sorta di diario di bordo che mi piacerebbe riproporre anche per i prossimi lavori. È qualcosa che nella mia storia di artista mancava. Questo ha permesso un po’ a tutti di entrare gradualmente nell’atmosfera dei pezzi nuovi e creare anche una certa partecipazione facendo vedere, con una pillola quotidiana, ciò che succedeva in studio.
Questo, per caso, vuole essere un tentativo di raccogliere anche fasce di pubblico più giovani, tra quelli che hanno più dimestichezza con internet?
Sinceramente non mi sono mai preoccupato del target. Questo è un problema che spetta agli esperti di marketing, ai pubblicitari e agli esperti di management. Io sono un artista e se dovessi suonare calcolando quella che dovrebbe essere la risposta finirei a fare musica di plastica. Invece la mia, dopo tanti anni, cerca ancora di essere una musica delle emozioni. Quando avviene l’incontro con chi è interessato alle mie emozioni scatta un bellissimo feeling, se quest’incontro non avviene non importa, non è compito mio piacere a tutti.
giovedì 21 agosto 2008
L'estate del Poldi Pezzoli
Per i milanesi che rimangono in città a trascorrere queste afose giornate di agosto, una valida alternativa alla piscina o al centro commerciale è offerta dal Museo Poldi Pezzoli per passare un pomeriggio all’insegna della cultura, ma anche del divertimento. Il museo, infatti, resta aperto per tutto il mese di agosto offrendo valide iniziative per tutte le fasce di età, con particolare attenzione ai più giovani. Sono previste visite guidate, workshop e laboratori didattici per far vivere l’arte in modo completo a grandi e piccini. «Le audioguide hanno diversi livelli di approfondimento – spiega Federica Manoli, storico dell’arte del Poldi Pezzoli -. Nello specifico esistono due differenti percorsi molto divertenti per bambini delle medie e delle elementari che i genitori potranno seguire con un auricolare. In questo modo tutta la famiglia può condividere la visita alle opere». A tenere compagnia ai bimbi c’è il fantasmino Poldo. Per tutta l’estate, infatti, i piccoli visitatori potranno ascoltare i racconti dello spiritello buono che abita nella casa-museo, utilizzando gratuitamente le audioguide realizzate apposta per loro. Per i bambini dai sei ai 10 anni, poi, l’appuntamento è intitolato «Dove sono i tappeti?» in cui i piccoli visitatori, accompagnati da guide specializzate, seguono un itinerario alla ricerca dei tappeti raffigurati nei quadri che si trovano nelle diverse sale del museo. Al termine della visita tutti i bimbi ricevono la scheda didattica «Aggiungi un animale al nostro tappeto» su cui disegnare un animaletto di propria invenzione. Per gli adulti, invece, l’attenzione si focalizzerà sulla mostra «Il frammento ritrovato. Il tappeto di caccia e altre storie», alla scoperta delle appassionanti vicende del prezioso tappeto di caccia e dell’intera collezione di tappeti del Poldi Pezzoli, esposta per la prima volta al pubblico dopo circa dieci anni di assenza. Questo grandioso tappeto, costellato da vivaci scene di caccia che si intrecciano alla riccadecorazione floreale sul fondo blu scuro, è uno dei capolavori conservato al Poldi Pezzoli. Eleganti cavalieri che indossano i costumi dei cortigiani dello Sha Tahmāsp sono raffigurati mentre
affrontano animali selvatici e lottano con bestie feroci, in un intreccio di azioni e colori da lasciare senza fiato. I dodici tappeti del Museo Poldi Pezzoli formano una collezione molto eterogenea per qualità, importanza e provenienza. Il nucleo principale di essa è costituito da tappeti di corte, persiana, anatolica e egiziana, taluni di fattura così raffinata e di tale rarità da rendere la collezione famosa in tutto il mondo. Ma nel museo si possono ammirare anche raccolte di dipinti, orologi meccanici e solari, pizzi e ricami, si sono aggiunte negli ultimi decenni, grazie a generose donazioni da parte di collezionisti privati. Ogni martedì e giovedì l’ingresso è ridotto per i genitori (4 euro) e gratuito per i nonni (over 60) che accompagnano i bambini (ingresso gratuito) al museo. Mercoledì 20 agosto, invece, l’ingresso sarà gratuito per tutti i visitatori.
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