sabato 25 ottobre 2008

L'arte in metropolitana

Metropoli e velocità, l'ambizione è il dono dell'obiquità, lotta dell'uomo metropolitano contro il tempo. Mutamento e movimento, uomo e città. Sarà questo il tema di City Bernetica, una mostra temporanea che sarà allestita in un luogo assolutamente atipico: in metropolitana, alla fermata di Loreto. Alle radici della città, laddove tutti passano, l’Associazione culturale per le arti contemporanee Arsprima con l’ ospitalità del consorzio Arredatori Milanesi, inaugura Tube Gallery, un esperimento che avrà la durata di un anno. Ogni mese sarà inaugurato un tema diverso che gli artisti di Arsprima saranno chiamati a interpretare con le loro opere. Installazioni, quadri, sculture, video e tutti i mezzi che l’arte contemporanea prevede saranno i mezzi per parlare e comunicare con i milanesi che vivono la “pancia” della città. La mostra, che sarà inaugurata venerdì 24 ottobre dalle 18.00 alle 21.00, nasce da un’idea del presidente di Arsprima Cristina Gilda Artese e di Angelo Di Palma. “Sentivamo il bisogno di allestire uno spazio nuovo oltre alla nostra sede espositiva – spiega Di Palma -, ma volevamo che si trattasse di un luogo innovativo e particolare, che potesse essere la giusta cornice per l’originalità che contraddistingue i nostri artisti”. Stefano Abbiati, Silvia Argiolas, Sarah Geraci, Barbara Giorgis, Alessandro Giordani, Daniele Giunta, Kruno Jasprika, Silvia Idili, Silvia Meis, Marco Minotti, Giuliano Sale, Siva. Sono questi i nomi dei pittori e degli scultori che saranno presenti all’esposizione City Bernetica. L’inaugurazione della mostra sarà anche l’occasione per presentare la nuova rivista d’arte “Or not” che verrà distribuita gratuitamente ai presenti. L’appuntamento, dunque è presso la fermata metropolitana Loreto con City Bernetica, mentre il prossimo appuntamento è per novembre 2008 con il nuovo tema Alone: solitudine e sviluppo del narciso.

martedì 21 ottobre 2008

Da "Amici" alle scuole d'arte milanesi

Grande Fratello, L’Isola dei Famosi, Uomini e Donne. I reality che affollano la televisione odierna infondono spesso false speranze in giovani e meno giovani: sembra quasi non essere più così fondamentale essere «bravi in qualcosa» per raggiungere la fama. Chi sfonda in qualità di «tronista», chi come ex inquilino della casa del Grande Fratello. Facce sconosciute che dall’oggi al domani riempiono le pagine dei rotocalchi e siedono nei salotti tv per diventare note al pubblico nel giro di poco. Peccato che altrettanto poco tempo sia sufficiente perché il grande pubblico rimuova dalla propria memoria fotografica il volto di questi personaggi spesso privi di qualunque attitudine artistica. Almeno i ragazzi di Amici, come si dice, «qualcosa sanno fare». E a poche settimane dall’inizio della fortunata trasmissione condotta da Maria de Filippi c’è grande fermento tra ragazzi e ragazze di tutta Italia. Sulla scia della trasmissione sono tantissimi i ragazzi che si appassionano alla danza, alla recitazione e al musical, ma a Milano non è così facile orientarsi tra le numerosissime scuole. Difficile rendersi conto quali siano le migliori, che permettano un corso di studio serio senza per forza rivolgersi al Piccolo Teatro, alla Scala o al conservatorio. Una regola generale può essere quella di controllare con attenzione il curriculum dei docenti, sia che si tratti di ballerini, di attori o cantanti. É importante anche accertare quali artisti si siano formati nel corso degli anni nella scuola che si sta considerando. Nella scelta del corso, poi, è buona norma evitare di usare come discriminante il costo, in quanto non è detto che una scuola più dispendiosa sia necessariamente migliore. Anzi, specie negli ultimi anni, molte scuole ottengono finanziamenti pubblici e, quindi, superando dei test di ammissione è possibile seguire i corsi anche gratis. Detto questo, per i milanesi interessati alla danza, dei buoni istituti possono essere il Centro Studi Gianni Zari, lo Spid (Scuola Professionale Italiana di Danza), Principessa Dancing School oppure il Centro studi coreografici teatro Carcano. «Principessa Dancing School offre un’ampia proposta per i ragazzi appassionati di danza che vogliono sperimentare le proprie capacità - spiega la fondatrice della scuola Maria Antonietta Berlusconi Beretta -. Le gioie e i dolori di uno studio di danza sono una prova per capire se c’è la stoffa per pensare al futuro. Trovo che il ballo sia un’ottima palestra per i giovani perché insegna a conoscere i propri limiti e a relazionarsi con gli altri e aiuta a mantenere un ordine fisico e mentale». Per chi preferisse dedicarsi alla recitazione, invece, si potrebbe rivolgere al Centro Teatro Attivo, a Quelli di Grock o alla scuola di teatro del Teatro Libero di Marcella Formenti. «La scuola di teatro Quelli di Grock da più di 30 anni si pone fra le più prestigiose realtà formative private di tutto il territorio nazionale - spiega Luca Gatti, insegnante di recitazione -. La scuola è frequentata ogni anno da centinaia di allievi e propone una ricca rosa di corsi: corso attori, mimo, teatrodanza, canto, dizione e doppiaggio, corsi di teatro per adolescenti, seminari e stage, laboratori di teatro per le scuole. Nei nostri corsi si affrontano nuove formule che mirano a valorizzare la creatività e la sensibilità di ogni individuo e aiutano a trasformarne le potenzialità personali in espressioni compiute. Così si crea un percorso didattico forte di esperienza, ma costantemente alimentato dal desiderio di esplorare e di conoscere». Ma c’è anche chi ama la formazione artistica a 360° e non vuole farsi mancare niente. Per queste personalità a tutto tondo non mancano a Milano valide scuole di musical per imparare a ballare, recitare e cantare allo stesso tempo. Una delle più rinomate è la Sdm - Scuola del musical, con la collaborazione di Saverio Marconi (regista di musical come Grease con Lorella Cuccarini, Sette spose per sette fratelli, Pinocchio, Tutti insieme appassionatamente e Cabaret con Michelle Hunziker) e diretta da Federico Bellone. In alternativa esiste The Actor’s Academy, fondata grazie al supporto dell’attore Edoardo Costa dove si può godere dell’insegnamento di grandi docenti che hanno lavorato proprio a Hollywood, patria del musical per eccellenza.

martedì 16 settembre 2008

Un gioco per raccontare la Milano che cambia


In che modo è possibile sviluppare l’affezione per il territorio attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie? La risposta è Milano Mashup, un gioco urbano interattivo ideato e prodotto da Metaflow e Urban Screen per il Comune di Milano, che avrà inizio in Ottagono (Galleria Vittorio Emanuele) sabato 20 settembre e proseguirà per i quattro sabati successivi per terminare l’11 ottobre. L’idea è di Mario Flavio Benini, direttore creativo dell’agenzia di comunicazione culturale-commerciale Metaflow, che si è inventato un nuovo modo per raccontare il territorio avvalendosi dell’uso del cellulare tramite l’invio di sms e mms e del mixaggio in tempo reale. Chiunque può iscriversi e partecipare al gioco che avrà una durata di quattro ore per ogni giornata che avrà un tema specifico e un coordinatore di rilievo. Per lo scrittore Gianni Biondillo il tema sarà «Dove corre la nuova metrò», per il blogger Roberto Moroni «Hai paura del buio», per le designer Anna Barbara e Carolina Rapetti dello studio Lab «I’m. Piacere Milano» e per lo scrittore Gianluigi Recuperati «I ricordi possono aspettare?». All’inizio del gioco i coordinatori spiegheranno ai partecipanti in che modo hanno intenzione di affrontare il tema della giornata e li «spediranno» in specifiche location della città. In seguito i giocatori riceveranno sul proprio telefonino delle istruzioni sul tipo di materiale che saranno chiamati a produrre e a riinviare immediatamente ai cordinatori sotto forma di brevi testi sms o di fotografie mms. Dalla piazza Duomo, poi, questi verranno montati, mixati e proiettati in tempo reale sul megaschermo in modo da creare un racconto collettivo significativo. In un secondo momento, poi, il materiale raccolto verrà accuratamente selezionato per creare delle vere e proprie storie che verranno proiettate all’Ottagono, allo Urban Center e anche diffuse via internet. «Abbiamo invitato chiunque a partecipare - spiega Cinzia Moretti di Metaflow - dai ragazzini, alle famiglie, ai sessantenni, in modo da rendere una lettura della città da diversi punti di vista e aiutare tutti ad affezionarsi un po’ di più alla nostra Milano, troppo spesso vista solo come un grigio luogo di lavoro». Il progetto è stato fortemente sostenuto da Carlo Masseroli, assessore allo Sviluppo del Territorio che ha dichiarato: «Questa iniziativa davvero originale è uno degli strumenti che devono utilizzare i milanesi per capire il fermento della città, il momento importante che sta vivendo Milano nella sua trasformazione. Un gioco, ma anche un modo particolare e avvincente per raccontare la Milano che cambia».

Piero Pelù: "Nel rock italiano tante buone proposte"


Sta girando l’Italia dalla fine di giugno per far conoscere al pubblico la sua ultima creazione, l’album «Fenomeni». Piero Pelù sta calcando i palchi dello stivale portando il suo rock all’italiana tra novità e ritorno alla tradizione. Al suo fianco, l’affiatata band composta da Daniele «Tom Tom Barni» Bagni al basso, Paolo «Zio Pol» Baglioni alla batteria, Federico «Sago» Sagona al piano elettrico e Cosimo «Zanna» Zannelli alle chitarre.
Piero, hai passato l’estate in tour, come sta andando?
Sono veramente felicissimo di come sta andando questa tournée, ma soprattutto della risposta del pubblico. Evidentemente questo ultimo album, «Fenomeni», ha ricucito un po’il legame con i vecchi fan dei Litfiba, quelli più rocchettari, che grazie a questo sound si sono riavvicinati alla mia musica. Sono orgoglioso anche della band che sta suonando molto bene. Suonano con me musicisti molto preparati con degli arrangiamenti nuovi che funzionano davvero. Poi lo spettacolo è elaborato e completo perché ha una scaletta ricca che non include soltanto pezzi del nuovo album, ma anche diverse «perle» che provengono da tutta la mia carriera artistica. Lo show, inoltre, non è composto di sola musica, ma abbiamo inserito anche diverse parti mimiche e parlate che mi diverto molto a fare e allo stesso tempo riscuotono un forte apprezzamento da parte del pubblico.
Ormai fai parte della scena musicale rock dagli anni Ottanta. Come si è evoluto questo genere in Italia?
Il rock si è evoluto insieme all’innovazione tecnica. In particolar modo l’avvento del computer ha rappresentato la svolta perché ormai con pochi soldi si riescono a produrre dei demo o anche dei dischi che prima costava un occhio della testa realizzare. Nei primi anni Ottanta anche gli studi erano tutti di scarsissima qualità
Esistono giovani gruppi italiani che oggi come oggi possano rappresentare degnamente il genere rock?
Gruppi emergenti degni di nota ce ne sono a decine. Il mio show di Milano, per esempio, è stato aperto dai Graffito, un gruppo metà milanese e metà torinese che è veramente molto interessante, suona una bella miscela italiana di rock, metal, funky e rap. Sono molto orgoglioso che questa band abbia suonato prima di me.
Durante la tua carriera artistica hai avuto modo di collaborare con diversi artisti tra cui Jovanotti, Gianna Nannini, Ligabue e perfino Mina. C’è ancora qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare?
Sono veramente tanti gli artisti italiani che stimo e non mi va di fare nomi perché rischierei di dimenticare qualcuno. A me piace molto la collaborazione in generale, mi piace sempre perché rappresenta uno scambio e tutto quello che è scambio è allo stesso tempo arricchimento personale e crescita. Qui ci si riallaccia un po’ al tema che tratto nel secondo singolo del mio ultimo album «Viaggio» in cui dico proprio che lo scambio di sguardi, di esperienze, di parole è ciò che ci permette di crescere.
A proposito del tuo ultimo album, in «Né buoni, né cattivi» hai cantato della separazione con i Litfiba, in «UDS-l'uomo della strada» hai affrontato temi sociali, «Soggetti smarriti» è un lavoro introspettivo e autobiografico: di cosa parla, invece, «Fenomeni»?
Fenomeni è un disco incentrato principalmente sull’importanza e sulla difficoltà della comunicazione al giorno d’oggi. Cerco di affrontare questo tema a 360° da tutti i punti di vista.
C’entra qualcosa questo col fatto che tu abbia voluto raccontare in tempo reale sul tuo Myspace di internet le varie fasi della registrazione dell’album?
Sì, è pienamente nel tema del disco e io mi sono divertito molto a tenere questa sorta di diario di bordo che mi piacerebbe riproporre anche per i prossimi lavori. È qualcosa che nella mia storia di artista mancava. Questo ha permesso un po’ a tutti di entrare gradualmente nell’atmosfera dei pezzi nuovi e creare anche una certa partecipazione facendo vedere, con una pillola quotidiana, ciò che succedeva in studio.
Questo, per caso, vuole essere un tentativo di raccogliere anche fasce di pubblico più giovani, tra quelli che hanno più dimestichezza con internet?
Sinceramente non mi sono mai preoccupato del target. Questo è un problema che spetta agli esperti di marketing, ai pubblicitari e agli esperti di management. Io sono un artista e se dovessi suonare calcolando quella che dovrebbe essere la risposta finirei a fare musica di plastica. Invece la mia, dopo tanti anni, cerca ancora di essere una musica delle emozioni. Quando avviene l’incontro con chi è interessato alle mie emozioni scatta un bellissimo feeling, se quest’incontro non avviene non importa, non è compito mio piacere a tutti.

giovedì 21 agosto 2008

L'estate del Poldi Pezzoli

Per i milanesi che rimangono in città a trascorrere queste afose giornate di agosto, una valida alternativa alla piscina o al centro commerciale è offerta dal Museo Poldi Pezzoli per passare un pomeriggio all’insegna della cultura, ma anche del divertimento. Il museo, infatti, resta aperto per tutto il mese di agosto offrendo valide iniziative per tutte le fasce di età, con particolare attenzione ai più giovani. Sono previste visite guidate, workshop e laboratori didattici per far vivere l’arte in modo completo a grandi e piccini. «Le audioguide hanno diversi livelli di approfondimento – spiega Federica Manoli, storico dell’arte del Poldi Pezzoli -. Nello specifico esistono due differenti percorsi molto divertenti per bambini delle medie e delle elementari che i genitori potranno seguire con un auricolare. In questo modo tutta la famiglia può condividere la visita alle opere». A tenere compagnia ai bimbi c’è il fantasmino Poldo. Per tutta l’estate, infatti, i piccoli visitatori potranno ascoltare i racconti dello spiritello buono che abita nella casa-museo, utilizzando gratuitamente le audioguide realizzate apposta per loro. Per i bambini dai sei ai 10 anni, poi, l’appuntamento è intitolato «Dove sono i tappeti?» in cui i piccoli visitatori, accompagnati da guide specializzate, seguono un itinerario alla ricerca dei tappeti raffigurati nei quadri che si trovano nelle diverse sale del museo. Al termine della visita tutti i bimbi ricevono la scheda didattica «Aggiungi un animale al nostro tappeto» su cui disegnare un animaletto di propria invenzione. Per gli adulti, invece, l’attenzione si focalizzerà sulla mostra «Il frammento ritrovato. Il tappeto di caccia e altre storie», alla scoperta delle appassionanti vicende del prezioso tappeto di caccia e dell’intera collezione di tappeti del Poldi Pezzoli, esposta per la prima volta al pubblico dopo circa dieci anni di assenza. Questo grandioso tappeto, costellato da vivaci scene di caccia che si intrecciano alla ricca
decorazione floreale sul fondo blu scuro, è uno dei capolavori conservato al Poldi Pezzoli. Eleganti cavalieri che indossano i costumi dei cortigiani dello Sha Tahmāsp sono raffigurati mentre
affrontano animali selvatici e lottano con bestie feroci, in un intreccio di azioni e colori da lasciare senza fiato. I dodici tappeti del Museo Poldi Pezzoli formano una collezione molto eterogenea per qualità, importanza e provenienza. Il nucleo principale di essa è costituito da tappeti di corte, persiana, anatolica e egiziana, taluni di fattura così raffinata e di tale rarità da rendere la collezione famosa in tutto il mondo. Ma nel museo si possono ammirare anche raccolte di dipinti, orologi meccanici e solari, pizzi e ricami, si sono aggiunte negli ultimi decenni, grazie a generose donazioni da parte di collezionisti privati. Ogni martedì e giovedì l’ingresso è ridotto per i genitori (4 euro) e gratuito per i nonni (over 60) che accompagnano i bambini (ingresso gratuito) al museo. Mercoledì 20 agosto, invece, l’ingresso sarà gratuito per tutti i visitatori.

mercoledì 23 luglio 2008

Sud Sound System, reggae salentino

Una fettina di Salento si è trasferita all’Idropark di Segrate ieri sera per il concerto dei Sud Sound System. Don Rico, Terron Fabio, GGD, Papa Gianni, Nandu Popu, attualmente impegnati nel loro tour italiano, sono stati accompagnati sul palco dalla Bag a Riddim Band. Il grande carisma del gruppo, l’uso del dialetto salentino nel reggae, la freschezza delle loro trovate musicali e l’impegno senza retorica dei testi hanno in breve tempo conquistato la scena musicale attuale. I Sud Sound System hanno presentato il loro nuovo album «Dammene Ancora» da cui è estratto il nuovo singolo «Piano» che da qualche giorno è possibile ascoltare in radio. La band è sempre più parte della comunità internazionale del reggae, vive la propria musica con un respiro ampio, che va oltre le restrizioni e le chiusure di ogni tipo di barriera, geografica, linguistica o di genere che sia. Ne sono una riprova le numerose collaborazioni che scaldano che danno vita a una sound d’eccezione, con nomi come Jah Mason, Kiprich, Esco, Morgan Heritage, Neffa, Laza, Bling Dawg, Daddy Freddy.

lunedì 21 luglio 2008

Iniezione di humor balcanico per prendere la vita col sorriso

Forse il suo nome non ci dice nulla o ci suona solo lontanamente familiare, ma le sue colonne sonore le conosciamo bene e la celebre «Kalashnikov» almeno una volta l’abbiamo sentita tutti. Goran Bregovic porta stasera la sua musica e l’atmosfera tipicamente zigana alla Villa Reale di Monza. Il musicista serbo, accompagnato dalla sua piccola Wedding & Funeral Band, presenterà oltre ai brani indimenticabili tratti dal suo repertorio di musiche per film, alcuni pezzi del suo ultimo album «Karmen». Dal 1977 Goran Bregovic compone alcune delle colonne sonore più famose dei nostri tempi tra cui «Arizona Dream» del 1993 e «Train de Vie» del 1998. Con la radici nei Balcani, di cui è originario, e la mente nel XXI secolo, le composizioni di Bregovic mescolano le sonorità di una fanfara zigana, le polifonie bulgare, una chitarra elettrica e percussioni tradizionali con delle accentuazioni rock, dando vita a una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere e alla quale il nostro corpo difficilmente sa resistere. Una fusione tra la musica popolare balcanica, il tango e le bande di ottoni. Sonorità fragorose, selvagge, un po’ alticce, alternate ad altre solenni, toccanti, come il tema del «Tempo dei gitani», «Ederlezi», che da’ anche il titolo al cd-antologia delle colonne sonore di Bregovic. Una formula che fonde Bartok e il jazz, tanghi e ritmi folk, suggestioni turche e vocalita’ bulgara, polifonie sacre ortodosse e moderni battiti pop. «Tales And Songs From Weddings And Funerals» del 2002, il penultimo album, riporta Bregovic alle sue caratteristiche sonorità. Con questo album, come scrive il critico Riccardo Bertoncelli, «salta in alto nei cieli della fantasia e del gioco, ma sa sporcarsi anche le mani con le pene della vita; che diverte e commuove, che sogna e si strugge in un mutevole paesaggio sonoro di fanfare gitane e trattamenti elettronici, di fiati dolenti e bicchieri usati come percussioni, e una sveglia come metronomo». Canzoni e racconti strettamente legati tra humour e malinconia. A dare colore e anima ai concerti di Berogovic è sempre la straripante «orchestra dei matrimoni e dei funerali». Ma nonostante il successo legato alla sua timbro particolare, il cantante lascia spazio alla sperimentazione con l’ultima creazione «Karmen»: «Ora non mi interessa la carriera, ma solo la musica. Mi diverto a provare di tutto, dalle canzoni per bambini alle sinfonie più complesse». Un punto, per il musicista bosniaco, resta fermo: «È sempre meglio una banda gitana, magari stonata, di una “Madame Butterfly“ imbalsamata dalla routine». Non si stancherà mai di esplorare le frontiere della musica Goran Bregovic. Ma nel cuore gli resterà sempre lo spirito libero e selvaggio della frontiera balcanica.

giovedì 10 luglio 2008

I Buena Vista all'Idroscalo

Una volta il Buena Vista Social Club era solo un locale dell’Avana il cui ingresso era riservato unicamente ai neri. Concentrava i suoi sforzi nell’organizzazione di sale da ballo dove orchestre di varia estrazione accompagnavano le danze tipiche della tradizione cubana e la strada su cui affacciava il club si riempiva di appassionati, spesso bianchi. A più di settant’anni dalla chiusura, la sua memoria rivive nel nome del gruppo cubano, forse, più famoso al mondo: i Buena Vista Social Club che suoneranno stasera in un concerto gratuito all’Idropark di Segrate. Il gruppo si presenta con i suoi componenti storici (Cachaíto López, Manuel Galbán e Aguaje Ramos) e le canzoni più belle e caratteristiche che li ha resi famosi: da «Chan chan» a «Hasta siempre comandante» a «Dos gardenias para ti». Siamo negli anni settanta quando il percussionista Juan de Marcos Gonzàlez ha la felice intuizione di mettere insieme un’orchestra capace di riscattare il genere delle big band di jazz afrolatine, riunendo le figure chiave del panorama cubano e della sua musica tradizionale. Alla formazione originale del gruppo, che si chiamava «Afro Cuban All Stars», si affiancano musicisti celebri del calibro di Compay Segundo, Ibrahìm Ferrer, Guajiro Mirabal e Manuel Licea. Ma è solo nel 1996 che comincia la produzione di dischi, tra cui il grande «Buena Vista Social Club» che vince il Grammy nel 1998 e riscuote un incredibile successo in tutto il mondo. Dopo la vittoria dell’award, il regista Wim Wenders scopre i Buena Vista Social Club e realizza un famosissimo documentario dall’omonimo titolo che racconta Cuba, la band e la sua musica che la rende definitavamente il riferimento delle sonorità cubane. Le canzoni dei Buena Vista sono ballate tradizionali che sono una scusa per raccontare la realtà di Cuba, le storie intestine all’isola, i suoi problemi e i suoi protagonisti. I ritmi sono lenti e rilassati, più vicini al jazz che ai tipici balli latini con cori, controcanti e chitarre sempre in prima linea. Le voci sono calde e profonde, provengono dal cuore per raccontare esperienze e vite sperdute. Il concerto di stasera sarà un’occasione da non perdere, quindi, per chi ha voglia di essere proiettato per una notte sull’isola dalla storia più affascinante e tormentata di tutto il latinoamenrica, in un’irresirtibile ondata di colori e sensazioni.

venerdì 27 giugno 2008

Festival jazz nelle periferie di Milano

Dopo il grande successo riscosso nel 2005, torna a Milano la rassegna musicale «Il ritmo delle città». 24 concerti jazz tra il 23 giugno e il 29 luglio che si terranno nelle periferie di Milano con lo scopo di valorizzare le realtà locali e la musica suonata dai giovani. L’iniziativa è promossa e sostenuta dal Comune di Milano - Assessorati alla Cultura, Tempo libero, Aree cittadine e Consigli di Zona, in collaborazione con l’associazione delle Arti e delle Corti, l’associazione Musica Oggi e l’associazione Jazz Company e con il contributo della Fondazione Cariplo, del Politecnico di Milano e dei Consigli di Zona 3 e 8. «Il ritmo delle città» si configura come una sorta di visita guidata all’interno del mondo della musica jazz attraverso un percorso inconsueto in luoghi fuori mano, estemporanei, assolutamente non teatrali. Lo scopo è quello di offrire un programma musicale nelle periferie di Milano e, tramite questo, promuovere una nuova lettura di luoghi che possono arricchire il bagaglio culturale della nostra città. I concerti avranno luogo, ad esempio, presso l’Orto Botanico in via Valvassori Peroni, presso le sale del Politecnico-Bovisa, nel Parco di Villa Scheibler, nell’Area campo bocce di via Cancano al Parco delle Cave o al Padiglione Lambruschini del Parco Trotter. Sarà in queste location che la musica jazz verrà interpretata in tutte le sue forme e declinazioni e intrecciata con altre e diverse forme d’arte. Jazzisti italiani e star internazionali si alterneranno a gruppi di giovani appartenenti ai Civici Corsi di Jazz, unica scuola italiana ad affrontare in profondità l’intero corpus degli stili jazzistici, comprese le linee contemporanee ed europee. Gli studenti ed ex-studenti della scuola di musica, all’interno della rassegna, avranno uno spazio tutto loro chiamato «Tales in jazz» in cui faranno conoscere la propria idea di jazz al loro primo vero pubblico. La Jazz Company Orchestra, Enzo Jannacci con Enrico Intra, Rossana Casale, il Kenny Byron Trio, Lucilla Giagnoni, invece, sono solo alcuni dei grandi nomi che si esibiranno nell’ambito del festival. Ad aprire la rassegna, però, sarà un ospite d’eccezione, il batterista jazz per definizione Tullio De Piscopo, che si presenterà all’Orto Botanico con un omaggio a una figura storica della batteria: Max Roach. Il batterista afroamericano scomparso lo scorso anno ha sempre rappresentato per De Piscopo un riferimento stilistico e tecnico-strumentale. La figura di Roach verrà ricordata attraverso i brani più famosi e significativi del suo repertorio, interpretando sia i pezzi di gruppo che gli assoli. Il batterista napoletano rielaborerà i pezzi di Roach con la precisione e passionalità che da sempre hanno contraddistinto il suo stile.

Alexia è cresciuta: "Alé"

Sembra ancora una ragazzina Alexia con quel capello corto platinato e il mini-top di paillettes che le lascia scoperta la pancia. Ma già dalle prime note del suo ultimo album «Alé» si capisce che qualcosa è cambiato. Le nuove canzoni, presentate all’Armani Privé di Milano, non hanno più nulla della dance spensierata di «Ti amo ti amo» né della pacatezza rythm&blues degli ultimi anni. A rappresentare la nuova Alexia, neomamma poco più che 40enne, è il sound ruvido del pop-rock che concilia aggressività e riflessione. «Non rinnego nulla del mio passato - spiega Alexia -, ma i generi con cui mi sono confrontata non erano sufficientemente flessibili per descrivere quella che sono oggi». C’è spazio per lunghi assoli di chitarra, per gli effetti delle tastiere e per confrontarsi con acuti e modulazioni di voce. Il titolo dell’album, «Alé», vuole essere un incitamento per tutti a vivere con grinta e con coraggio. «Conduco una vita normale - spiega Alexia -, vado a fare la spesa e prendo i mezzi pubblici come una milanese qualsiasi, per questo mi identifico con la società che mi circonda e con il mio nuovo lavoro voglio dare un messaggio forte che raggiunga tutti». Dopo il successo ottenuto grazie anche alla collaborazione di una grande casa discografica come la Sony-Bmg, Alexia prova a camminare con le proprie gambe: il nuovo album, infatti, è il primo lavoro totalmente autoprodotto e distribuito dall’etichetta indipendente Edel. Anche i testi delle canzoni mostrano un nuovo carattere e una certa maturità. All’interno di essi Alexia riversa tutta sé stessa, le sue emozioni di mamma e donna, le sue paure, i suoi sogni. Tocca tematiche intimiste e private come nel brano «Mio padre», racconta la società contemporanea col primo singolo «Grande coraggio», mentre in «L’immenso» esprime una personale filosofia di vita. «Occhi negli occhi», invece, è una tenera dedica alla figlia, Maria Vittoria, di 16 mesi, nata dall’amore tra la cantante e Andrea Camerana, nipote di Giorgio Armani. Dopo la registrazione del nuovo album in versione inglese, Alexia si dedicherà all’allestimento del tour che dovrebbe partire a fine luglio. Di sicuro il 18 luglio parteciperà a una trasmissione di Rai Uno dedicata a Padre Pio e il 25 luglio sarà a Pompei per «La notte degli angeli», in onda su Rai Due il prossimo agosto, mentre il 16 agosto si esibirà addirittura a Pechino, in casa Azzurri, in un concerto organizzato dal Coni.